Sette italiani su dieci dichiarano di conoscere almeno una lingua straniera, secondo gli ultimi dati Istat, ma oltre la metà di questi ammette una competenza tra il sufficiente e lo scarso. Come a dire che “the book is on the table” è quasi una preghiera contemplativa. Insomma, siamo un popolo che se la cava maluccio con le lingue, ma la tecnologia ha compiuto passi da giganti e oggi, almeno in contesti informali, c’è modo di cavarsela senza affanni. Si parla di traduttori universali di ogni tipo impiegabili via computer, smartphone, gadget e persino auricolari. In pratica grazie all’intelligenza artificiale di nuova generazione – la generativa, quella di Chatgpt per intendersi – la traduzione in tempo reale è diventata di grandissima qualità. In ambito iper-specialistico e professionale l’umano fa ancora la differenza, ma in tutti gli altri contesti si può giocare di autarchia tecnologica. Ad ogni modo su pc e semplicemente via browser svettano Google Translate (+130 lingue) oppure Deepl (il migliore ma con solo +30 lingue, fra cui il cinese). Anche le rispettive versioni per smartphone convertono in tempo reale le conversazioni: in pratica grazie al microfono trascrivono e traducono. Poi esistono dei dispositivi tascabili come ad esempio le linee Pocketalk e Vasco che sono di natura specialistica, offrono tante funzioni aggiuntive e hanno una grande autonomia. Infine una delle novità più intriganti degli ultimi anni sono gli auricolari Bluetooth con traduzione istantanea come gli Apple Airpods Pro 3 e i Google Pixel Buds Pro (2). Rilevano la lingua dell’interlocutore e traducono immediatamente. Se entrambi i dialoganti hanno lo stesso dispositivo si può attuare una sorta di modalità “conversazione”. L’utente A attiva la funzione, parla in italiano, il telefono traduce ad esempio in inglese e riproduce nell’auricolare dell’Utente B. Quest’ultimo tocca il microfono sull’app o tiene premuto auricolare, parla in inglese e il sistema traduce in italiano negli auricolari dell’Utente A. Volendo la stessa modalità può essere replicata in forma testuale usando gli schermi dei rispettivi smartphone. Ovviamente non siamo ancora di fronte alla perfezione e fluidità assoluta, ma in vacanza un sistema di questo tipo può consentire di gestire le situazioni più comuni magari in hotel, al ristorante o comunque in giro. Inoltre la cosiddetta latenza – ovvero il tempo della conversione – si allunga di qualche secondo solo con le lingue più complesse come quelle orientali. L’accuratezza dei termini invece è già soddisfacente. Il traduttore universale è finalmente realtà, anche se un po’ diverso da quello che usava il Capitano Kirk di Star Trek.
Dario D’Elia

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