Ho avuto il privilegio di ascoltare Teo Musso, fondatore del Baladin, raccontare dal vivo il suo percorso imprenditoriale. Chi lo ha incontrato lo sa: ha il talento raro di chi sa trasformare un’esperienza in un racconto vivido, quasi teatrale. Ma ciò che mi ha colpito di più non è stato un episodio specifico.
Online troviamo spesso una versione precisa della sua storia: il momento in cui decide di servire solo birre prodotte in casa, rinunciando alla varietà che fino ad allora aveva attirato i clienti. Una scelta rischiosa, che mette in discussione l’equilibrio economico del locale e apre una fase di grande incertezza. È una svolta importante, e offre lezioni preziose.
Ascoltando Teo Musso, tuttavia, secondo me emerge qualcosa di ancora più significativo. La sua non è la storia di un singolo errore e di un singolo riscatto. È una sequenza continua di aggiustamenti, intuizioni, tentativi, cambi di direzione. Non un bivio isolato, ma un percorso fatto di oscillazioni costanti.
Nel racconto pubblico siamo abituati a cercare il momento simbolico, la caduta e la rinascita. È una narrazione rassicurante, perché suggerisce che il cambiamento avvenga in un punto preciso. Nella realtà, però, la trasformazione è quasi sempre più silenziosa. Avviene nelle fasi intermedie, quando qualcosa non funziona perfettamente ma nemmeno abbastanza male da costringerci a fermarci.
Le neuroscienze spiegano perché questo passaggio è così difficile. Il cervello tende a preservare la continuità: preferisce mantenere una direzione nota piuttosto che mettere in discussione scelte già intraprese. Questo ci rende resilienti, ma può anche renderci ciechi rispetto ai segnali deboli, quelli che indicano la necessità di un’evoluzione prima che diventi urgente.
È per questo che una delle competenze più importanti, per un imprenditore come per ciascuno di noi, è la capacità di fermarsi volontariamente. Non quando tutto crolla, ma quando qualcosa inizia a deviare, anche impercettibilmente, dalle nostre intenzioni.
Ascoltando quarant’anni di esperienza condensati in un racconto, diventa evidente che il vero vantaggio non sta nell’evitare gli errori, ma nel restare in dialogo continuo con ciò che accade. Non aspettare la crisi per interrogarsi, ma sviluppare l’abitudine a osservare, ricalibrare, scegliere.
Perché non è un singolo momento a cambiare una traiettoria.
È la qualità dell’attenzione che siamo disposti a dedicarle, giorno dopo giorno.
Elena Re


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