Il Piemonte vede consolidarsi i risultati nella lotta alla Peste suina africana, ma sceglie una linea di prudenza. Il vertice del 18 febbraio a Torino con il Commissario straordinario Giovanni Filippini e l’assessore regionale Paolo Bongioanni ha sancito un passaggio politico e operativo importante: la gestione piemontese viene indicata come modello nazionale e sarà presentata a Bruxelales come esempio di coordinamento tra istituzioni, sanità veterinaria e mondo agricolo.
«Il lavoro del Piemonte è stato efficace ed esemplare», ha sottolineato Filippini, richiamando la sinergia tra Regione, Istituto Zooprofilattico, Osservatorio epidemiologico, Province e sistema venatorio. Bongioanni ha parlato di malattia «quantomeno confinata», rivendicando la salvaguardia dei distretti suinicoli di Chieri e soprattutto di Cuneo, mai colpiti direttamente dai focolai.
Il riferimento alla Granda è centrale. La provincia di Cuneo rappresenta uno dei poli suinicoli più rilevanti del Nord Italia, con una filiera che integra allevamento, macellazione e trasformazione e sostiene produzioni di qualità destinate anche all’export. Coldiretti, Cia – Agricoltori Italiani e Confagricoltura ricordano che la Psa non è pericolosa per l’uomo, ma ha un impatto economico potenzialmente devastante: un focolaio comporta abbattimenti, blocco delle movimentazioni e ricadute immediate sui mercati.
Uno dei cardini della strategia è stato il contenimento dei cinghiali. Nel 2025 in Piemonte sono stati abbattuti 26.456 capi, con un obiettivo di 41mila per il 2026. Il depopolamento, accompagnato da sorveglianza attiva e ricerca sistematica delle carcasse, ha contribuito a creare una barriera sanitaria sul territorio. In parallelo, la Regione ha rafforzato la prevenzione negli allevamenti, portando da 3 a 9 milioni di euro la dotazione del bando per la biosicurezza, destinato a recinzioni e strutture di protezione, cui si aggiungono 166mila euro di contributo statale.
Il tema della fauna selvatica, però, resta anche economico e sociale. In Piemonte nel 2024 le richieste di risarcimento per danni alle colture sono state 4.379; circa il 70% dei danni è attribuito ai cinghiali. A fronte di uno stanziamento regionale di 3,6 milioni di euro, verrà coperto l’83% dei danni accertati. Una scelta che ha spinto Coldiretti Cuneo a non votare i bilanci 2024 degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei Comprensori Alpini della provincia, denunciando il mancato riconoscimento del 17% delle somme dovute alle aziende agricole. La presa di posizione segnala come, accanto ai progressi sul piano sanitario, resti aperto il nodo del pieno ristoro dei danni e della gestione strutturale della fauna.
Il quadro epidemiologico mostra segnali incoraggianti. Il Nord Ovest resta l’ultimo cluster attivo in Italia, ma in Piemonte i focolai risultano in larga parte estinti, con lo spostamento dell’epidemia verso l’Appennino tosco-emiliano. La strategia nazionale si orienta ora verso misure più mirate e territoriali, mantenendo attivi i principali barrieramenti.
Il risultato è una regione che ha reagito con rapidità e metodo, proteggendo un comparto strategico per l’economia agricola, in particolare nel Cuneese. Ma la lezione di questi anni è chiara: la tenuta della filiera suinicola dipende da prevenzione, controllo del territorio e certezza delle risorse. Consolidare questi tre elementi sarà la vera prova del dopo-emergenza.
Che cos’è la Peste suina africana?
La Peste suina africana è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce suini domestici e cinghiali. Non è trasmissibile all’uomo e non comporta rischi per la salute pubblica, ma presenta tassi di mortalità molto elevati negli animali infetti. Si diffonde per contatto diretto tra animali, attraverso carcasse contaminate o materiali infetti. In assenza di vaccino efficace su larga scala, le principali misure di contrasto sono la biosicurezza negli allevamenti, il controllo della fauna selvatica e l’abbattimento dei capi nei focolai accertati.


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