La sera in cui trasformarono la casa di un amico in un improbabile ristorante cinese, con lanterne di carta recuperate da un locale appena chiuso e un menù improvvisato, Giulio Parusso (foto a destra, nel suo studio) rise fino alle lacrime. Era il più composto del gruppo, e proprio per questo il più divertente quando si lasciava andare. «Sembrava un diplomatico capitato per sbaglio in una comitiva di guasconi», ricorda l’avvocato Roberto Ponzio amico di una vita. Da quell’episodio, come da tanti altri, emerge l’uomo dietro lo storico: ironico, affettuoso, capace di sorprendere.
Il Mussotto, quartiere che lo ha visto crescere, gli ha restituito quel sorriso dedicandogli la scuola secondaria. Un gesto che nasce da lontano, come racconta Ponzio: «È un riconoscimento che il quartiere desiderava da tempo, un modo per rendere omaggio a chi ha dato prestigio alla città e ha saputo raccontarla come pochi». Il terreno su cui sorge l’edificio, un tempo appartenuto alla famiglia Parusso, aggiunge un simbolismo naturale: «La scuola è praticamente in continuità con la sua abitazione. È come se quel luogo lo aspettasse».
L’intitolazione è frutto di un percorso condiviso, sostenuto dal Comitato di Quartiere, dalle istituzioni cittadine e da chi ha riconosciuto in Parusso «lo storico più importante della seconda metà del Novecento». Un uomo che ha lavorato senza clamore, preferendo il ruolo di regista silenzioso: «Aveva una capacità rara di stare dietro le quinte. Non l’ho mai visto perdere la calma. Era un cuscinetto naturale, uno che smussava, che univa».
La sua produzione culturale è imponente: oltre trenta libri, centinaia di articoli, studi che hanno restituito ad Alba interi capitoli della sua storia. «Alcune sue pubblicazioni le vorrei donare alla biblioteca della scuola», confida Ponzio. «Sono testi che parlano ai ragazzi, per la qualità della scrittura e per la passione che trasmettono». Tra le opere più amate, gli studi sul Medioevo, sull’Ottocento, sulle trasformazioni civiche, fino al monumentale “Palazzo città”. Ma accanto allo studioso c’era l’amico. Il gruppo dei “Peones”, come si definivano scherzosamente – oltre a Ponzio e Parusso Gianguido Roggia, Beppe Gobino, Renzo Marengo e Giovanni Cane – era una piccola repubblica affettiva: viaggi nelle capitali europee, incontri rituali del 31 dicembre, scherzi memorabili. Parusso aveva raccolto tutto in un libro privato, “I Peones raccontano”, un archivio di vita condivisa che Ponzio rilegge ancora oggi: «Lì dentro c’è la nostra storia. Quando morirò, vorrei che il mio necrologio fosse tratto da quelle pagine». In quelle righe si ritrova l’essenza di un’amicizia che ha attraversato decenni senza incrinarsi.
La scuola del Mussotto non è solo un omaggio, ma un ponte verso il futuro. Parusso aveva conosciuto la scuola anche dall’interno, come insegnante, prima di dedicarsi al giornalismo e all’ufficio stampa del Comune. «Conosceva la scuola come studente e come docente. Sapeva cosa significa crescere in un’aula». Per questo l’intitolazione assume un valore speciale: restituisce ai ragazzi un modello di curiosità, rigore e gentilezza.
Negli anni, Corneliano gli ha dedicato una via, altri una sala didattica, il titolo di “Amico di Alba”. Ora arriva la scuola, frutto di un iter che ha raccolto pareri unanimi da istituzioni, docenti, Prefettura e Deputazione di Storia Patria. «Non è solo un riconoscimento del Mussotto – sottolinea Ponzio – è un grazie dell’intera città».
L’eredità più grande che Parusso lascia è la consapevolezza che la storia non è un deposito di carte, ma un organismo vivo. Senza il suo lavoro, molte pagine della vicenda albese sarebbero andate perdute. Con questa intitolazione, la città gli restituisce ciò che lui ha donato per tutta la vita: un luogo dove la memoria continua a camminare accanto ai ragazzi, ogni giorno, come una presenza discreta e luminosa.
“Specchi digitali. Dialoghi intorno all’intelligenza artificiale”
L’Associazione Corale Intonando, insieme al comitato organizzatore di Profondo Umano, ha presentato presso la sala consiliare “Teodoro Bubbio” del Comune di Alba, la terza edizione di Connessioni, la rassegna di eventi di ambito scientifico che anticipa il festival Profondo Umano. L’edizione 2026 dal titolo “Specchi digitali. Dialoghi intorno all’intelligenza artificiale” si pone come obiettivo quello di ragionare sull’intelligenza artificiale, proponendo un percorso strutturato e articolato per muoversi con cognizione di causa in un campo in continua evoluzione.
Luca Mari e Alessandro Giordani, il 6 marzo (alle 21, sala convegni di Banca d’Alba) ragioneranno sulla natura e sul senso delle chatbot; l’albese Elisa Giaccardi il 20 marzo (alle 21, sala convegni di Banca d’Alba) porterà il discorso sul piano etico e sociale per trovare un punto di equilibrio nell’uso dell’Ia; Giulio Pavesi il 10 aprile (alle 21, Biblioteca Liceo Scientifico “Cocito” Alba), anche lui albese, esplorerà i rischi di una distorsione provocata dai bias umani e algoritmici. Maria Chiara Carrozza l’8 maggio (alle 21, Sala Beppe Fenoglio), incuriosirà il pubblico in un filone di ricerca all’avanguardia, tra robotica, intelligenza artificiale generativa e interfacce brain. Chiuderà la rassegna l’intervento di Roberto Defez (15 maggio, alle 21, sala Beppe Fenoglio) sull’uso dell’IA nel campo delle biotecnologie, in particolare in ambito alimentare. Gli appuntamenti sono a ingresso libero e gratuito sino a esaurimento posti.



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