Martedì scorso, l’incontro organizzato dal Rotary Club Cuneo 1925 del presidente Daniel Gallina ha riportato in evidenza una storia reale che abbiamo conosciuto come serie tv, ovvero “Doc”. Qui l’attore torinese Luca Argentero interpreta il medico lombardo Pierdante Piccioni, il “Dottor Amnesia” che al risveglio dal coma si rende conto che il suo ultimo ricordo risale a 12 anni prima. Il titolo dell’incontro di Pianfei lo ha scelto lui stesso: “Una storia vera”. «Anche perché – ci ha detto il dottor Piccioni – non è esattamente la mia storia. Per cominciare, nessuno dei miei familiari o pazienti mi ha sparato in testa. Sono stato vittima di un incidente stradale. E invece, negli Stati Uniti (anche lì un grande successo) hanno scelto di usare il mio format: un primario d’ospedale che dopo un incidente perde la memoria. Cambiando però il protagonista, una donna. Nel racconto della mia storia ogni volta c’è un nuovo punto di vista».
Accade forse perché un’atavica paura dell’uomo è quella di perdere memoria e identità?
«Cito Borges: noi siamo i nostri ricordi. Io umilmente aggiungo che lo siamo anche nei ricordi degli altri. Parola di amnesico: affidandoti ai ricordi degli altri, devi però augurarti di incontrare belle persone».
Nel suo caso come è andata?
«Per dire, pochi mesi dopo il risveglio, due persone che non ricordavo di conoscere sono venute a dirmi che dovevo loro dei soldi».
Accidenti!
«Ma se ti convinci che il mondo sia tutto con persone così, diventa complicato».
A cosa si è aggrappato in quei momenti?
«A tre cose. La fede, quella cattolica nel mio caso, ma vale anche per un altro credo o comunque per ogni rapporto fiduciario. E poi la mia famiglia e gli amici. Lei ha figli? L’errore più grande che facciamo noi genitori è quello di fare paragoni. I nostri figli rispetto a noi, agli altri… Ecco, la lezione più grande dopo l’amnesia è: se vuoi davvero vincere la perdita dei ricordi, hai una sola strada: pensare da adesso in poi».
Chi l’ha aiutata di più?
«Devo molto alla scrittura. Ma ora mi sto occupando di un evento che faremo a Milano sulla musicoterapia, fondamentale per la riabilitazione, partendo da una base scientifica. In questo sono un po’ dottor Jekyll e mister Hyde, paziente e medico».
Ed essendo anche medico, ci sono stati momenti in cui ha avuto paura di non farcela?
«Sappia che ho cercato la pistola di mio padre per suicidarmi. Perché non ci stavo più dentro. Perché facevo paragoni e volevo che i miei figli adulti ritornassero i bambini ai quali cantavo la ninnananna, che mia madre fosse ancora viva».
Sul piano pratico quali difficoltà ha incontrato?
«Ho pagato multe perché non sapevo di avere la Pec, per esempio».
Oggi come si sente?
«Felice è una parola grossa. Mi sento quieto ed è già tanto. Cesare Pavese dice che la vita non è fatta di ricordi, è fatta di attimi. E di emozioni connesse». Nota a margine: «Non mi sono fatto mancare nulla. Io sono anche l’ex primario del Pronto Soccorso di Codogno. Ricordate il paziente zero del Covid? Cerco di fare come ha scritto Tiziano Terzani, le storie esistono solo se vengono raccontate. Ecco perché la mia è “una storia vera”».
Luca Argentero ha presentato il suo “Sodamore”
Il protagonista di “Doc” è Luca Argentero, l’alter ego che è diventato amico stretto di Pierdante Piccioni («quando siamo a un incontro pubblico e chiamano “doc!”, ci giriamo sempre in due», dice il medico). L’attore torinese ha preceduto il “collega” a Cuneo per raccontare la sua avventura imprenditoriale alle realtà selezionate da La Gemma Venture per Agrifood25. Il brand si chiama “Sodamore” e punta su bevande analcoliche di nuova generazione. Argentero ha spiegato di avere questa passione «fin da ragazzo» e di voler continuare, in futuro, più come investitore che come fondatore. «LaGemma Venture è il nostro primo finanziatore: per noi è fondamentale il network e la condivisione di esperienze». L’idea nasce da una consapevolezza sempre più diffusa: prendersi cura di sé passa anche da ciò che si beve. Sodamore è partita con la birra analcolica e ora guarda al vino. In programma anche un amaro analcolico. La strada non è semplice ma entra in gioco il suo ruolo: «Sono un acceleratore nell’acceleratore».
Il segreto? Raccontarsi. «Il prodotto si può sempre migliorare, ma il messaggio viene prima di tutto».


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