Nell’estate del 1928, il piroscafo che trasportava la nazionale statunitense verso i Giochi della IX Olimpiade di Amsterdam custodiva un segreto. Nella stiva c’erano mille casse di Coca-Cola, una bibita gassata che di lì in poi avrebbe progressivamente invaso ogni casa del Vecchio Continente. Risale a quel tempo il primo accordo tra l’azienda e il Movimento Olimpico. E a distanza di quasi 100 anni il viaggio prosegue, ma con numeri da capogiro e impegni sempre più sfidanti. Per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si stima una distribuzione di oltre 4 milioni di bevande: Coca-Cola, Fanta, Sprite, Fuze Tea, Powerade, Innocent e persino l’acqua ufficiale Lurisia. Proprio quest’ultima è un simbolo di innovazione globale e cambiamento per altro germogliato in Piemonte. Basta prendere una bottiglia da mezzo litro di Lurisia Bolle Stille per notare qualcosa di inusuale: il materiale plastico ha una sfumatura tendente al grigio chiaro. Il motivo si deve al fatto che è realizzata totalmente con PET riciclato, detto anche anche rPET. In pratica per queste bottiglie non si usa nuova “plastica”, ma si attua una strategia di riciclo, per altro all’avanguardia in Europa. Com’è risaputo l’acqua Lurisia nasce dalla località omonima, nei pressi di Roccaforte Mondovì. Le relative bottiglie – in realtà preforme che poi vengono gonfiate durante la fase di riempimento nell’impianto monregalese e in altri quattro nazionali per le bibite – sono prodotte nello stabilimento Coca-Cola HBC di Gaglianico, vicino a Biella. A pieno regime sarà in grado di trasformare 30mila tonnellate di PET all’anno in nuove bottiglie rPET, escludendo tappo ed etichetta che richiedono materiali di diverso tipo. Il processo prevede l’impiego di scaglie di plastica post-consumo che fornisce uno dei centri della Dentis Recycling Italy, situato a Sant’Albano Stura. L’azienda cuneese è infatti partner di CORIPET, il consorzio senza scopo di lucro che coinvolge produttori e riciclatori nell’azione di raccolta, riciclo e rinascita del PET. Un circolo virtuoso definito bottle to bottle, da bottiglia a bottiglia anche grazie all’impiego di cestini specifici. Giusto per comprendere la portata di questa svolta è bene sottolineare che la produzione di rPET abbatte del 70% le emissioni di CO2 rispetto alla produzione con PET vergine. Richiede fino all’80% di energia in meno, perché evita i passaggi di estrazione e sintesi chimica da petrolio e gas. Riduce il bisogno di estrarre e raffinare combustibili fossili per produrre nuova resina; diminuisce la quantità di plastica che finisce in discarica o di dispersi nell’ambiente e negli oceani. Ed è così che quella bottiglia dalla trasparenza ambigua, “ha trasformato il concetto di rifiuto in risorsa strategica”, come ha detto Giangiacomo Pierini, Corporate Affairs & Sustainability Director di Coca-Cola HBC Italia. Persino il trasporto logistico è ha ridotto impatto ambientale: solo veicoli elettrici nelle aree urbane di Milano e Verona, mentre per le località montane vengono impiegati mezzi alimentati a biocarburante. Nel 1928 poche bottiglie di vetro solcavano i mari per lasciare un’impronta; nel 2026 milioni di bottiglie rPET hanno aggiunto un cerchio al simbolo dei giochi, quello dell’economia circolare.
Coca‑Cola con i tedofori, la fiamma corre, l’attenzione al riciclo pure
Il Viaggio della Fiamma Olimpica a partire dai Giochi di Barcellona del 1992 è diventato un vero e proprio evento capace di coinvolgere anche le più piccole comunità dei territori attraversati. L’obiettivo è sempre stato di rendere i Giochi un momento di condivisione autentica, capace di coinvolgere tutto il paese. In occasione del XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Coca-Cola si è occupata di gestire tutto il percorso che ha attraversato 110 città italiane dal 6 dicembre 2025 al 6 febbraio 2026. Il viaggio ha coinvolto 10.001 tedofori e la Fiamma ha infine acceso il braciere posizionato in Piazza Duomo a Milano. Notevole anche l’impegno ecologico, poiché da una parte sono state distribuite mini-lattine di alluminio. Dall’altra la raccolta e l’avvio a riciclo sono stati gestiti attraverso un sistema itinerante dedicato, sviluppato grazie al supporto di CIAL (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio).
Dario D’Elia


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