Dove finiscono le multe? «Solo in sicurezza stradale»

Nel 2024 in Granda oltre 4 milioni di euro dalle sanzioni: 2 per eccesso di velocità. Autovelox nel mirino tra omologazioni e ricorsi

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«Questa montagna di denaro dove va a finire?». «Se la sola Provincia di Cuneo incassa 4,369 milioni di euro dalle violazioni al codice della strada, di cui 2 solo dalle multe per eccesso di velocità, che succede a livello nazionale?». Le considerazioni più gettonate si sentono nelle aule del giudice di pace come nei bar. Il tema: le multe per eccesso di velocità o per violazioni del codice della strada. Se impugnate o anche solo contestate da chi le ha ricevute, il linguaggio va dalla sanzione “ingiusta” al “fare cassa” da parte di chi l’ha comminata. Perché le multe sono come le tasse: a nessuno piace pagarle, ma ci sono e spesso sono necessarie. Le prime perché hanno rilevato (quasi sempre) e sanzionato un comportamento scorretto che mette in pericolo la sicurezza propria e degli altri; le seconde, in realtà come le prime, perché vanno (o dovrebbero andare) a beneficio dei servizi erogati al cittadino. E quella domanda, del tutto legittima e giusta sta alla base del ragionamento del cittadino probo: ho commesso un’infrazione per distrazione o per negligenza, ne sono consapevole, pago la multa, ma questi soldi a che cosa serviranno? La risposta non è così semplice, perché occorre tenere in considerazione molti aspetti. Il primo: velox, tutor, velobox, arancioni, blu, i divieti vari sono tutte misure per la sicurezza degli utenti e il perseguimento di questo fine deve prevalere su tutto. L’atto di pagare una sanzione deve sempre essere accompagnato, oltre al naturale fastidio, alla ragione della sicurezza che deve prevalere, al di là della sensazione della “trappola amministrativa”, magari aumentando la formazione nelle scuole. E poi una consapevolezza: marciapiedi, asfalto, illuminazione, telecamere di sicurezza sono finanziate dalle sanzioni pagate agli enti pubblici.
LA PREMESSA
Il Codice della strada, all’articolo 208 segue un criterio semplice: gli incassi delle sanzioni vanno all’ente per cui lavora chi ha fatto l’accertamento. La legge impone agli enti locali di rendere conto non solo delle entrate, ma anche della loro destinazione. I proventi delle multe stradali elevate dai Comuni devono essere reinvestiti per almeno il 50% in sicurezza stradale, inclusi la manutenzione di asfalto e segnaletica, illuminazione, sistemi di controllo e attrezzature per la Polizia Locale. I fondi non possono essere usati liberamente per coprire buchi di bilancio, ma devono finanziare interventi specifici. Una parte dei proventi può essere destinata al Ministero dell’Interno e delle Infrastrutture e Trasporti per attività di sicurezza stradale e funzionamento dei servizi di polizia. I Comuni devono rendicontare l’uso di tali fondi, sebbene la trasparenza vari tra le amministrazioni.
LA PARTICOLARITÀ
In base alle norme, se la violazione è accertata dalle forze di polizia su una strada di proprietà della Provincia o dello Stato, i proventi delle sanzioni sono divisi al 50% tra il Comune e il proprietario della strada. Permane l’obbligatorietà di destinare gli incassi alla sicurezza. Altro aspetto da tener presente: le forze di polizia non sono tenute alla contestazione immediata della violazione nei 17 dispositivi elettronici stabiliti dal Prefetto (riportiamo la mappa).
L’IMPASSE NAZIONALE
Per garantire che l’autovelox sia uno strumento di sicurezza e non una trappola, il nuovo Codice della Strada (2025, a cui non mancano le critiche) prevede che le postazioni siano ben visibili, preavvisate (75m in città, 200m in extraurbane) e posizionate solo in punti dove la velocità è effettivamente pericolosa. Niente “agguati”: è stato posto un freno all’installazione di autovelox in aree con limiti di velocità troppo bassi (sotto i 50 km/h) o non giustificati e anche la proliferazione delle cosiddette “Zone 30” pone questioni di tipo ambientale: gli imbuti di traffico producono più smog e inquinamento. Il punto più discusso, al di là dei recenti pronunciamenti anche della Corte dei Conti: la Corte di Cassazione ha dichiarato nulle le multe basate su autovelox semplicemente “approvati” ma non “omologati”. Per i dispositivi fuori norma è in corso un censimento nazionale degli autovelox (3.800 registrati su 11.000), con migliaia di dispositivi che rischiano di essere spenti o considerati illegittimi. La discussione si riaccenderà nella tarda primavera, quando ci saranno maggiori chiarimenti tra Ministero, associazioni dei consumatori e giurisprudenza (si spera) definitive. In pratica oggi l’opposizione legale ai dispositivi non omologati genera successi da parte del privato che si oppone, ma con costi elevati rispetto all’ammontare della sanzione. Ha fatto notizia il caso di un’azienda ligure che, per la propria flotta di mezzi multati in tutta Italia, ha resistito fino alla Cassazione, vincendo e vedendosi rimborsare tutte le spese, comprese quelle legali.
PROVINCIA: PROVENTI E UTILIZZO
In provincia di Cuneo i proventi delle sette sorelle variano a seconda della presenza o meno di autovelox sulle strade. I dati sono del 2024 (il rendiconto si fa a giugno per l’anno prima). La Provincia può contare, per esempio, sull’apporto dell’autovelox di Canale che totalizza la considerevole somma di 485.160 euro (l’altro 50% va al Comune), 159 mila da quello di Bra, 97 mila da Pogliola, frazione di Mondovì. «Le disposizioni normative – spiega il presidente della Provincia Luca Robaldo – consentono l’utilizzo dei proventi esclusivamente per motivazioni ed investimenti legati alla sicurezza stradale. Il tema non è solo legato alle bitumature, alla realizzazione di rotonde, di piattaforme rialzate, ma più ampio e con queste risorse interveniamo su quei temi e per implementare il servizio di polizia provinciale che non ha solo un aspetto sanzionatorio, ma consente anche di fare formazione sul territorio». Un dato: solo per interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, la Provincia, nel 2024, ha speso 3,7 milioni di euro.
NELLE “SETTE SORELLE”
Da tener presente che nella quota riportata dalla relazione inviata dagli enti pubblici al Ministero dell’Interno è compresa la parte destinata alla “dubbia esigibilità” accumulata di anno in anno. Cuneo, il capoluogo di provincia, nel 2024 ha beneficiato di poco più di 2 milioni di euro e 212 mila euro sono impiegati per costi di turnazione, lavoro straordinario e flessibilità della polizia locale. Ad Alba la somma è pari a 1 milione e 443 mila euro, solo 60 mila euro vanno alla Provincia (rilevamento elettronico su strada provinciale) e 431 mila euro sono destinati a sicurezza, manutenzione e ammodernamento di strade e segnaletica. Bra: totale proventi 1 milione di euro, di cui 420 mila elevati a chi andava troppo forte. A Mondovì il totale dei proventi somma a poco meno di 674 mila euro, ma rilevanti sono i 101 mila euro derivanti dall’autovelox di Pogliola, la frazione monregalese sulla strada per Cuneo. In pratica 200 mila euro all’anno arrivano nelle casse (al 50%) di Comune e Provincia solo per le infrazioni al limite di velocità (70 km all’ora) in quel punto. A Savigliano occorre tener presente che, in capo, ci sono anche Marene e Monasterolo di Savigliano (Unione dei Comuni). Il totale dei proventi è pari a 671 mila euro e 155 mila euro sono impiegati per il servizio di riscossione per perseguire chi non paga le multe. Fossano: 464 mila euro il totale dei proventi, solo 3.600 va alla Provincia. Saluzzo: 222 mila euro dalle violazioni, 4.582 per eccesso di velocità.