È stato riconfermato alla guida della Confederazione italiana agricoltori di Cuneo, un ruolo che ricopre da quasi quattordici anni. Igor Varrone (foto a lato), 49 anni, doglianese, laureato in Scienze politiche, è una delle figure più longeve del sindacato agricolo provinciale. Ha attraversato stagioni, crisi, riforme e trasformazioni del settore, mantenendo un rapporto diretto con aziende e territori, costruendo negli anni una rete di fiducia che oggi rappresenta uno dei punti di forza dell’organizzazione e ne definisce lo stile.
Direttore Varrone, qualcuno ha definito la sua nomina “a vita”. Come la prende?
«Non mettiamola così. È uscita un’informazione non corretta e ha fatto scalpore. La mia nomina è a revoca, deve essere sempre accettata dalle giunte. È giusto ricordarlo, anche per rispetto dei soci e degli organismi che decidono».
Lei è entrato giovane. Che ricordo ha degli inizi?
«Avevo 29 anni. Rispondevo al telefono, facevo un po’ di patronato. Mi hanno mandato subito ad Alba, quando la sede era ancora in piazza San Francesco. Da lì è iniziato tutto, con un entusiasmo che non ho mai perso e che ancora oggi mi accompagna nel lavoro di tutti i giorni».
Un incarico lungo può rischiare di creare immobilismo?
«Non è facile. Sono molto propositivo e mi accontento difficilmente, soprattutto di me stesso. Ma abbiamo una fortuna: lavoriamo per aiutare le aziende che danno da mangiare alle persone. Noi non vendiamo nulla, siamo qui per aiutare. Questo ti obbliga a restare dinamico e a non perdere mai il contatto con la realtà quotidiana delle imprese, con i loro problemi concreti».
La provincia di Cuneo ha perso oltre 1.600 aziende in quattro anni. Perché?
«La causa principale è la mancanza di reddito. La passione non basta a garantire un futuro ai figli. E poi ci sono le aree marginali: montagna, viabilità, sanità, servizi che mancano. Tutto è collegato e pesa sulle scelte delle famiglie: spesso si trovano costrette a chiudere».
Dov’è il vero punto di rottura della filiera?
«Nel 2020-2021 i prezzi nei supermercati salivano, ma l’agricoltore prendeva gli stessi soldi. Questa è speculazione. La filiera dovrebbe essere una catena del valore, non un meccanismo che penalizza il primo e l’ultimo anello».
Nel mondo del vino la Cia di Cuneo ha un ruolo importante.
«Siamo l’associazione primaria. Le cantine più famose sono con noi. Non è solo orgoglio: è storia. I miei nonni erano agricoltori, da loro ho imparato a non dimenticare il nostro tessuto sociale e il valore delle radici, che per me restano un riferimento costante».
Agrivoltaico a terra: opportunità o rischio?
«Prima si riempiono i tetti, poi si ragiona sul resto. Siamo sempre stati contrari alla cementificazione: un terreno impiega anni per tornare produttivo. Sotto i pannelli si può coltivare poco, forse erba medica. Serve buonsenso e una visione equilibrata».
La Cia di Cuneo ha una presenza capillare sul territorio. Perché è così importante?
«Perché non puoi conoscere il territorio se non lo presiedi. Abbiamo 26 tra uffici e postazioni, in alcuni paesi anche solo per mezza giornata alla settimana. Il bello del nostro lavoro è essere presenti: vicino alle aziende e alle persone, ascoltando i problemi dove nascono e provando a dare risposte rapide».
Negli ultimi anni avete portato a casa risultati significativi.
«Cinque bandi di filiera Pnrr, due da capofila, quasi 150 milioni di investimenti sul territorio. E nella finanza agevolata superiamo il 60% di domande ammesse, contro una media del 25% di altre organizzazioni agricole. Numeri importanti: raccontano metodo e una credibilità costruita nel tempo».
Dopo tanti anni, cosa la emoziona ancora?
«Le aziende. Quando risolvo un problema serio, mi sento utile. E poi i giovani colleghi che credono nel progetto. È lì che capisco che ne vale la pena».
Crisi del Latte: tavolo regionale per azioni condivise sulla filiera
La crisi del latte piemontese è ormai un fronte aperto, tanto da spingere la Regione a convocare un tavolo straordinario il 23 febbraio per arginare una situazione che si trascina da mesi. Pur con una pressione più contenuta nella provincia di Cuneo, molte altre aree del Piemonte registrano difficoltà crescenti: sovrapproduzione, importazioni in aumento e consumi in calo hanno messo in affanno centinaia di aziende. Al confronto, le organizzazioni agricole portano posizioni nette. Confagricoltura chiede un prezzo di riferimento unico alla stalla che garantisca la copertura dei costi. Coldiretti sollecita l’industria a valorizzare il latte locale e a frenare le speculazioni che penalizzano le aziende familiari. La Cia insiste su strumenti strutturali per stabilizzare il mercato e sostiene la necessità di un dialogo costante lungo tutta la filiera, anche per tutelare le realtà più fragili. Il quadro, aggravato dal ribasso delle quotazioni del latte spot e del burro, rende il tavolo un passaggio cruciale per definire strategie condivise tra produttori, trasformatori e distribuzione. (l.cab.)



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