«Nessun soggetto è terribile se la storia è vera, e se la prosa è chiara e onesta. E se esprime coraggio e grazia nelle avversità», dice Ernest Hemingway nel film “Midnight in Paris”. Una citazione che da sempre mi accompagna e che oggi associo istintivamente a Fulvia (Erica Landolfi), la ragazza calabrese intensamente interpretata in “Onde di Terra” (film prodotto da Siscom).
Questa settimana è lei a essere di scena. Erica, classe 1994, arriva soprattutto dal teatro e dalla ricerca teatrale: «Con Crack24, la mia compagnia, e una regista, abbiamo cercato un teatro della verità, delle reazioni e relazioni».
Conosco Erica dai suoi inizi, quando al terzo anno delle superiori entrò al Teatro delle Dieci di Torino, diretto da Massimo Scaglione. «Capii presto che quella sarebbe stata la mia strada: l’ultimo anno, il giorno dello spettacolo, avevo anche l’esame di maturità al mattino. Una giornata indimenticabile».
Grande appassionata di cinema, si laurea al Dams di Torino continuando a studiare recitazione, dai Fools alla Shakespeare School di Jurij Ferrini. Dopo l’accademia segue i Maestri più affini alla sua sensibilità e partecipa a progetti indipendenti, tra cui la web serie “Nine” e il corto “Selene” di Sara Bianchi, vincitore del Torino Factory al Tff 2019.
Il primo ruolo da protagonista arriva con “You Die”, film horror autoprodotto dai t3directors. In Italia non trova una distribuzione, se non qualche sporadica proiezione, ma all’estero viene doppiato e diffuso: «Ha vinto un premio allo Screenfest di Los Angeles per la fotografia. Ancora oggi ricevo messaggi dall’estero, da persone che apprezzano».
Per Erica l’arte è indissolubilmente legata alla verità: «Ho bisogno di percepire l’onestà dell’artista, altrimenti è impossibile empatizzare. L’arte serve anche a comprendere vite lontane da noi».
Una domenica la chiamo per “Onde di Terra”. Accetta. «Non sapevo cosa mi avrebbe aspettato. Ho trovato un cast artistico splendido e complice. Mi sono sentit il personaggio sempre più cucito su di me, prendendomi anche delle libertà. Andrea Icardi, il regista, era contento». Vista la durata delle riprese, noi interpreti non avevamo il polso del risultato. Al montaggio arriva la sorpresa: «C’è stata una magia».
Fulvia è una giovane calabrese destinata a sposare Amedeo, un contadino di Langa. Una storia vera, che Erica affronta con grande delicatezza ed emozione: lavora su un’intensità che va oltre le parole, fatta di sguardi, corpo ed emozioni. «Le donne del Sud hanno mantenuto viva questa terra, con sacrificio e adattamento. Sapevo della gente venuta dal sud, ma in città e in fabbrica, perché sono di Torino. Scoprire questo lato delle Langhe mi ha colpita».
«Le Langhe», dice, «sono ostili e bellissime. Quando fai quei tornanti in macchina senti la fatica delle persone, soprattutto del passato. Oggi è tutto più splendente e comodo. Però in cuor tuo sai che quella è anche la terra della Malora e questo prende il cuore».
Quali sono i prossimi progetti? «C’è un nuovo film in programma… (sorridiamo, ndr). È una storia dove si lotta per la famiglia e lo si fa di nuovo in un contesto ostile. Sarà di nuovo sulle Langhe, da cui mi sento un po’ adottata. Stavolta sarò un personaggio piemontese».
Erica racconta che le piacerebbe anche tornare a scrivere, forse un monologo o una riscrittura. Qualunque forma prenderà, una cosa è certa: se saprà ancora esprimere coraggio e grazia nelle avversità, noi saremo con lei.
Paolo Tibaldi


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