«L’orario ricevimento prof?» Risponde la chatbot scolastica

“Cigna Baruffi Garelli” di Mondovì: tra i primi in Italia a utilizzare l’intelligenza artificiale per servizi di segreteria. Risponde in tutte le lingue

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L’intelligenza artificiale a servizio della scuola. Sono solo una dozzina in tutta Italia gli istituti che hanno deciso di utilizzare le chatbot scolastiche. A Mondovì l’ha fatto il Comprensivo che raduna tre realtà capaci di formare i tecnici del domani: Cigna (Itis), Baruffi (Geometri e Ragionieri) e Garelli (Istituto professionale). La creazione e l’attivazione sono state messe a punto in quest’ultimo istituto che rende omaggio a Felice Garelli, preside illuminato di fine Ottocento: fondò la scuola per i figli di chi lavorava in bottega o in officina. Il nuovo strumento si trova sul sito https://www.cigna-baruffi-garelli.edu.it/ rivisto nel settembre scorso, mentre la chatbot ha “preso servizio” da poche settimane. Che cos’è una chatbot scolastica? È un’assistente virtuale basata su intelligenza artificiale, attiva 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per supportare studenti, docenti e famiglie. È l’applicazione intelligente dell’AI sempre più pervasiva nella vita di tutti giorni, qui usata per creare servizi. Offre risposte automatiche su orari, didattica personalizzata e supporto per materie complesse. Sulla carta migliora l’apprendimento e gestisce compiti amministrativi. «Non è solo teoria, perché stiamo riscontrando già molti contatti e la diminuzione di telefonate in segreteria per chiedere informazioni facilmente fruibili grazie all’assistente virtuale», spiega il direttore didattico Giuseppe Cappotto. La chatbot scolastica risponde alle domande degli studenti e delle famiglie in tempo reale e libera lo staff dell’istituto da compiti ripetitivi. Lo scopo? «Far sentire la scuola sinonimo di inclusività e collaborazione», aggiunge il preside. Funziona in modo semplice. Sull’home page del sito è visibile il bollino blu, in basso a destra. Lo si clicca e subito appare la finestra di dialogo. Si scrive la richiesta, due, tre secondi e c’è la risposta. Se la “macchina” non è in grado di trattare il tema in modo esauriente, rimanda alla pagina interna del sito o fornisce numeri di telefono utili. La chatbot, però, è pensata soprattutto con criteri che rispondono ad esigenze di inclusione. La ragione la spiega Davide Bertolino, docente di informatica e, in pratica, creatore, con il suo staff, della novità virtuale. «Lo strumento – dice – è fortemente inclusivo perché si può interrogare in quasi tutte le lingue del mondo e la chat risponde sia nella lingua dell’interrogante, sia in italiano se si aggiunge la dicitura “Rispondi in italiano”. Nella nostra scuola c’è una forte presenza di ragazzi provenienti da famiglie di origine straniera. In questo modo la lingua non è più una barriera, sia per gli alunni, sia per i familiari che vogliono interagire con l’istituto». Abbiamo fatto la prova: croato, arabo, cinese, cingalese, giapponese, contemplato anche lo swahili. C’è anche la possibilità di dettare i messaggi e ascoltare la risposta (per chi ha problemi di vista di diversa intensità). Si possono chiedere gli orari di ricevimento, le materie insegnate, gli orari della segreteria e tanto altro. Costo della nuova applicazione? In pratica nullo. «Siamo fortunati – conclude il preside Cappotto – perché ci sono docenti e personale che per passione si dedicano al miglioramento dei servizi della scuola, rendendola sempre più appetibile ed inclusiva». Il prossimo passo: un portale dedicato agli studenti che cercano lavoro e alle aziende che lo offrono. Il match tra i due mondi è la prossima frontiera.