Chiavassa, sindaco ecologista «Il Parco del Braida si farà!»

A Centallo investimento da oltre 1 milione che non mette tutti d’accordo. «è una ricchezza per chi verrà dopo di noi»

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La scena si apre così: un telefono che squilla, un corridoio d’ospedale, neon bianchi, passi che rimbombano. Risponde una voce femminile, gentile ma stanca. «Guardi… siamo al pronto soccorso. È caduto, si è rotto il naso». Taglio di camera: il sindaco di Centallo, Giuseppe Chiavassa, terzo mandato, 2014-2029, seduto con il ghiaccio sulla faccia. Eppure, appena sente che si parla del biolago, scatta come un protagonista di un film d’azione di provincia: «Passamelo, passamelo!». E così, con il naso spaccato ma lo spirito intatto, prende la linea. Perché certe battaglie, a Centallo, non aspettano nemmeno il referto del pronto soccorso.
Il Parco del Braida –25 mila metri quadri di verde, acqua e fitodepurazione – è il suo progetto totem. Un investimento da oltre un milione di euro, tra fondi FESR e casse comunali. In paese, però, qualcuno borbotta: zanzare, rumore, bivacchi. Le classiche profezie da bar, pronunciate con la sicurezza di chi ha già deciso che “finirà male”.
Chiavassa, anche col naso dolorante, non perde il gusto della scena. «È assurdo, è assurdo!», attacca. «C’è un consigliere di minoranza — un amico, eh, siamo insieme da cinquant’anni — che continua a dire: “Io l’avevo già detto nella passata amministrazione…”. E va bene. Ma che ci sia qualcuno anche nella mia compagine, questa è la cosa più strabiliante!».
Le zanzare? Sorride, o almeno credo, perché con il naso rotto non si capisce. «Mi dicono: “Abbiamo visto cosa è successo al parco di Caraglio…”. Ma sono due cose diverse! E poi il nostro sarà recintato, controllato, progettato bene. Il rischio bivacchi? Ma dai…».
Quando gli accenno alle presunte frizioni nella maggioranza, si raddrizza — immagino con una smorfia –. «Mai sentita una cosa così! Se vogliono fare giochini, a me non piacciono mica. Andate a leggervi le delibere: tutti contenti. E poi abbiamo già appaltato, si parte!».
Poi, come sempre, devia in ricordi politici, aneddoti, elezioni di vent’anni fa, personaggi che sembrano usciti da un’osteria letteraria. Ma basta nominarlo, il Parco del Braida, e torna serio.
«Io sono un ex costruttore ecologista convinto. Ogni anno pianto alberi. I parchi sono i polmoni dei paesi. Centallo era piena di parchi dei nobili: Bonvicino, Barbero, Carpano… Io da bambino mi sedevo sotto gli olmi e pensavo: “Che bravo chi ha piantato queste piante”. Oggi hanno duecento anni. E allora mi dico: faccio un parco di venticinquemila metri… non lo godrò io, ma magari fra cento anni qualcuno dirà: “Guarda come era illuminata quell’amministrazione”».
Il biolago, nelle sue intenzioni, non è un capriccio estetico: è il tassello finale di una visione. Completare l’area sportiva, offrire spazi ai ragazzi, creare un’oasi climatica che abbassi la temperatura. «E poi – aggiunge – le piante della fitodepurazione combatteranno pure le zanzare! Nel 2025 abbiamo paura delle zanzare? Ma dai…».
Centallo, da cinque anni Spiga Verde, è diventata un piccolo laboratorio ambientale. E Chiavassa, che parla di alberi come altri parlano dei nipoti, vede nel Parco del Braida il suo lascito.
«Un polmone così, in un paese come il nostro, è una ricchezza enorme. Io lo faccio per chi verrà dopo. È questo il senso».
E mentre lo dice, lo immagino lì: seduto su una sedia del pronto soccorso, ghiaccio sul naso, telefono in mano, e la convinzione incrollabile che un parco – un vero parco – valga sempre una battaglia.
Anche con il setto nasale fuori posto.