Lui da una parte, lei dall’altra. In mezzo, un cane che cerca di fare il mediatore, un gatto che li osserva con l’aria di chi ha già scritto la recensione negativa, e un pappagallo che ripete frasi a caso, peggiorando la situazione. Lei: «Vengono con me». Lui: «Neanche per sogno». Il gatto, con un sopracciglio immaginario alzato: «Ma davvero devo essere io il più lucido qui dentro?».
E allora la domanda arriva, inevitabile: ma a loro, chi ci pensa davvero?
Per anni, nei codici europei, gli animali da compagnia sono stati infilati nella stessa categoria delle sedie, dei comodini e dei tostapane: “beni mobili”. Una definizione che oggi suona come un vecchio telefono a disco: nostalgica, sì, ma totalmente inadatta al presente. La scienza ci dice da tempo che cani, gatti e affini sentono, soffrono, provano emozioni, stringono legami. E la società lo sa ancora meglio.
Così, in Europa, è partita una rivoluzione lenta ma inesorabile. Primo fronte: Austria, Germania, Svizzera, Paesi Bassi. Hanno detto: “Stop, gli animali non sono cose”, creando una categoria giuridica a parte, un territorio nuovo, un “né oggetto né persona” che rompe gli schemi tradizionali. Secondo fronte: Repubblica Ceca, Francia, Portogallo, Belgio, Spagna. Loro hanno fatto un passo ulteriore: hanno scritto nei loro codici civili che gli animali sono esseri senzienti. Non un vezzo poetico, ma un cambio di paradigma. Significa che le norme devono tener conto della loro sensibilità, che non puoi trattarli come un oggetto qualsiasi, che il loro benessere entra nel diritto civile, familiare, persino nelle procedure esecutive.
La Francia ha introdotto un articolo dedicato, riconoscendo agli animali una dignità ontologica. Il Portogallo ha riscritto interi pezzi del proprio codice: proprietà sì, ma con limiti; obblighi chiari per chi detiene un animale; risarcimenti per il danno morale; regole specifiche per animali smarriti. La Spagna ha fatto un salto ancora più deciso: ha stabilito che la loro natura senziente deve guidare l’interpretazione di tutte le norme. E ha introdotto l’affidamento condiviso degli animali nelle separazioni. Già, proprio come per i figli.
E l’Italia? Qualcosa si muove. La Costituzione – articolo 9, terzo comma, che dal 2022 dice chiaramente che la Repubblica “tutela gli animali” – ha aperto la strada. Non come categoria astratta, ma come individui. Il problema è che il Codice civile è rimasto un po’ vintage, ancora legato alla logica del “bene mobile”. Una definizione che oggi fa sorridere, un po’ come chiamare “gattino” un leone adulto.
Serve una riforma vera, moderna, che guardi in faccia la realtà: gli animali da compagnia non sono oggetti. E, soprattutto, non sono premi da contendersi in un salotto mentre il cane cerca di mediare, il gatto giudica tutti e il pappagallo, alla fine, dice l’unica cosa sensata della stanza: «Ragazzi, fate pace. E comunque io sto con chi apre le scatolette».



|
|








