Ode all’insonnia

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Da qualche mese mi sveglio spesso alle 4,30 di mattina. Avete presente quei video di Instagram in cui mamme efficientissime di molteplici figli si svegliano all’alba, fanno una skin care coreana da sedici step in vestaglia di seta rosa, degustano frullati proteici, rassettano tutta la casa, vanno in palestra, si allenano, poi tornano a casa soddisfatte, una doccia, una colazione fit e poi via verso la giornata di lavoro, e sono ancora le sei di mattina?
Ecco, io uguale, solo che per me non è efficienza, è insonnia. All’alba spalanco gli occhi, guardo atterrita l’orologio, mi rotolo qua e là, tamburello su mio marito chiedendogli se sta dormendo e poi mi arrendo. Scendo. Salto a piè pari tutti gli step della skincare coreana e mi trascino in cucina in pigiama spaiato per mettere su il caffè.
La casa, avvolta nel silenzio, mi calma. Tiro fuori le crocchette per il cane e gliele lancio nella ciotola fuori. L’aria fredda mi scuote, torno dentro, il caffè è già nell’aria. Le luci ancora smorzate, mi siedo e guardo la cucina pulita. È l’unico posto della casa che amo sistemare. Sono una pessima casalinga, una tipo “vorrei ma non sposto”, nel senso che scavalco tutto quello che da noi si trova per terra: zaini, borsoni del calcio, ciabatte, palloni di cuoio, castelli di Lego, immense borse piene di borse piene di borse, le famose matrioske del Maxisconto. Il resto della casa è in stile “bruci la città”, ma la cucina è pronta per Alessandro Borghese che viene a passarmi il dito sulla cappa.
Mi godo il caffè al tavolo, prima che venga invaso da tazze spaiate, cereali volanti e avvisi scolastici da firmare all’ultimo per gite sulla neve, scioperi generali e gente sconosciuta da ospitare a casa nostra. Fuori fa chiaro e qualche finestra si anima, il paese che si sveglia mi ha sempre intenerita, ha un’aria di mattina di Natale. Io intanto lavo spinaci, strapazzo uova, tagliuzzo carote; a volte rompo il silenzio con un podcast. Ma più spesso è il silenzio ad aggiustare me. Questo tempo regalato mi spolvera la mente. Il mattino silente è la mia Marie Kondo: butta via gli ingombri senza pietà, lasciandomi sola con quello che serve.
Quando i primi passi sciabattano verso la cucina e le voci iniziano a chiedermi dove sono la felpa grigia o i pantaloni da calcio, io sono grata per quell’involontario inizio tutto per me.
È vero quello che si dice: a volte quello che desideriamo non è esattamente quello che ci serve davvero. Non tutta l’insonnia viene per nuocere.
E i pantaloni da calcio sono nel secondo cassetto della lavanderia, come sempre. La felpa grigia, chi lo sa.