Bussiamo al camerino di Mario Bois, artista classe 1977, che non ha mai separato scena e formazione, esperienza personale e dimensione collettiva. Teatro, cinema e territorio, un percorso che prende forma a Saluzzo con un esordio precoce: «Sono salito la prima volta sul palco a sei anni e, da allora, non sono più sceso». Coltiva l’interesse per l’espressione attoriale, dal Gruppo Storico del Saluzzese alle compagnie Teatro del Marchesato, Primoatto e Teatro degli Episodi. Il mestiere si forma così, sul campo, sotto casa.
Mario si muove su piani diversi. Per il cinema lavora con registi di primo piano: Michele Soavi (“Il sangue dei vinti”), i fratelli Taviani (“Una questione privata”, girato in Val Maira). E guarda avanti: «Sono in uscita due film: “Te lo leggo negli occhi” di Luca Ribuoli e “Smartworking” con Maccio Capatonda».
Gli brillano gli occhi parlando di “Fiori” di Kristian Xipolias, ambientato in Piemonte. «“Fiori” ha vinto a Roma il Riff 2021 ed è stato finalista al Globo d’Oro 2022: ho ricevuto il premio come miglior attore in molti festival nazionali».
Bois ha lavorato per il cinema con interpreti come Penelope Cruz, Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg, Michele Placido, Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio; per la tv – Rocco Schiavone – e per il teatro, vero centro di gravità. «Vivo tantissimo il teatro, in “Sherlock Holmes” sono Watson, con Margherita Fumero e Mauro Villata». Tra centinaia di progetti cita “La bottega dell’orefice”, Variazioni Enigmatiche, “Che faccia fare” di Lella Costa e “Novecento” di Baricco. «Per il cabaret ho lavorato al Cab41 di Torino e a Comedy Central su Sky».
Si forma seguendo traiettorie non convenzionali. L’impossibilità di accedere all’accademia per ragioni anagrafiche, diventa opportunità per un percorso alternativo, fatto di approfondimento di linguaggi e ricerca continua: «L’arte è espressione creativa di libertà, la cultura è coltivazione condivisa di questa libertà e di autenticità personali». Ne sa qualcosa chi lo ha visto all’opera e chi l’ha conosciuto di persona: un continuum artistico che appartiene all’umanistico o, ancor meglio, all’umano.
Molti gli impegni fuori zona, ma il legame con il Cuneese resta saldo. «Vivo qui, sono legato ai miei luoghi». Insegna teatro a Saluzzo alla Scuola Apm e al Liceo Bodoni, a Bra al Teatro del Poi. «Amo tutto questo, in primis i miei allievi». Ha ideato e diretto dodici edizioni de “Le notti delle streghe” a Rifreddo.
Le prossime sfide? «Ho nuovi progetti per cinema e teatro». Curerà la regia del video “Diamonds and coal” di Stefano Raggi, e sarà in tournée con “Sherlock Holmes”.
Mario Bois è di scena perché vive l’arte come pratica quotidiana e condivisa. E perché dimostra che il territorio, quando attraversato con autenticità, si rivela risorsa viva.
Paolo Tibaldi

|
|








