La Granda alle Olimpiadi con tecnici, campioni e talenti

Le voci degli ex campioni Paolo De Chiesa e Stefania Belmondo accompagnano le gare. Tre i tecnici monregalesi. Gianluca Rulfi: «Aspettiamo Marta Bassino a braccia aperte». Giovanni Mulassano: «Nel bob per una medaglia». E Stefano Barattero fa sciare le Filippine

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In campo, cioè sulle piste, ci sono due atleti cuneesi. Ma fuori, con ruoli diversi, un vero e proprio super team fa parte della magnifica spedizione olimpica targata Granda a Milano Cortina 2026. Martino Carollo è il fondista in gara, combinazione vuole che sia di Borgo San Dalmazzo proprio come Marta Bassino che, dopo l’infortunio di inizio stagione, è stata costretta a rinunciare a quella che sarebbe stata la sua terza partecipazione olimpica. Carollo gareggerà sulla pista del lago di Tesero in Val di Fiemme, un appuntamento che l’azzurro 22enne ha preparato con tanti allenamenti a Entracque. E tra un mese, alle Paralimpiadi, anche il centallese Michele Biglione entrerà in scena nello sci nordico. Intanto, dopo la cerimonia d’apertura, l’Olimpiade invernale italiana è entrata già nel vivo. E le tracce di Granda partono soprattutto dal Monregalese.

DIETRO ALLO SCHERMO
Paolo De Chiesa sarà come sempre al suo posto, tra le piste e la tv. L’ex campione saluzzese ci risponde al telefono nel ben mezzo di una sciata con Kristian Ghedina, tanto per entrare in clima. Seguirà le gare da Milano per Rai. «Siamo tutti curiosi di vedere questa manifestazione che interesserà per la prima volta località anche molto distanti tra loro. Si spera che tutto vada per il meglio, è arrivata anche la neve. E ci sono piste molto belle e blasonate, non sempre questo è accaduto nelle precedenti Olimpiadi». La domanda è: cosa faranno gli azzurri dello sci? «Hanno delle buone carte da giocare. Lo sappiamo, questa non è l’atletica, con la neve non c’è mai nulla di scontato, metro dopo metro». Però la condizione dei nostri è ottima: «Goggia è sicuramente una delle favorite, poi abbiamo un Paris ritrovato, Franzoni che sta crescendo, lo stesso Casse. Purtroppo siamo carenti nelle discipline tecniche, gigante e slalom, dove non abbiamo speranze di medaglia. Ma le sorprese alle Olimpiadi ci sono sempre, vedremo». Anche l’olimpionica Stefania Belmondo fa parte della squadra Rai, con De Chiesa, Ghedina e tutti gli altri. «Il fuoco olimpico è qualcosa che esiste veramente – il commento dell’ex campionessa di fondo nata a Vinadio – e lo si avverte in maniera chiara, nei giorni delle gare sembra di vivere in una favola».

AL FIANCO DEGLI ATLETI
Il direttore tecnico della nazionale femminile è Gianluca Rulfi, protagonista dei recenti successi della “valanga rosa” assieme a campionesse come Sofia Goggia, Federica Brignone e, appunto, la borgarina Marta Bassino che, in questi anni, hanno dominato la scena. Lui è partito dalle piste di Prato Nevoso, lì si è formato come atleta e poi come maestro di sci, fino ad arrivare al team azzurro con un ruolo decisamente strategico. «Come ci sono arrivato? Grazie agli anni di esperienza e per estinzione degli altri soggetti», sorride con ironia. In realtà Rulfi ha un compito di supervisione molto importante, come lui stesso ci ha spiegato prima di partire per Cortina: «Sono quello che deve avere una visione globale, confrontandosi con tanti collaboratori. Tutti insieme dobbiamo essere sempre pronti a capire se qualcosa non funziona. Ci sono da coordinare i diversi settori. Perché da fuori non si vede, ma noi qui siamo 2-3 squadre, mettiamo insieme atlete che si dedicano a diverse specialità, c’è chi fa gigante e slalom e chi solo velocità, allora spesso si mixano i programmi e gli staff, si punta a ottimizzare. Specie per le trasferte più onerose, il mio spesso è un lavoro di sintesi». In vista del grande evento cerca di infondere serenità: «Un avvenimento così lo prepari per quattro anni, in più siamo in Italia. Ci teniamo, proviamo ansia e senso di attesa, ma abbiamo fiducia». Questo è un dettaglio importante: «La gara in pista dura un minuto, conta la fiducia in te stesso e nelle tue attrezzature. Non è naturale buttarsi a faccia avanti sulla pista di neve, per andare veloce serve una grande fiducia che si ottiene giorno per giorno. I risultati aiutano, non è facile». E Marta Bassino, come sta? «Bene, tra virgolette. Non ci voleva in quel momento, la aspettiamo a braccia aperte per la prossima stagione ai Mondiali di Crans-Montana dove ha già vinto».
Giovanni Mulassano, cresciuto sugli sci a Lurisia e specialista di bob e skeleton, a un certo punto aveva scelto l’atletica: 400 e 200 metri, velocità e resistenza. Ora, da preparatore atletico delle Fiamme Azzurre, è tornato al bob come allenatore della Nazionale al fianco del dt Orioli e della “stella” Baumgartner. Ci parla dal quartier generale dell’Acquacetosa a Roma, sede del raduno degli azzurri. «La preparazione qui è quella di un velocista “più pesante”: corsa, sprint ripetuti e pesistica, non a caso diversi atleti arrivano a questa specialità dal sollevamento pesi. Il bobbista deve avere esplosività ma pure corsa e coordinazione». Anche perché il momento decisivo è quello dello “strappo” iniziale: «La spinta assieme ai compagni è la fase in cui si guadagnano o si perdono centesimi che poi pesano sul tempo finale». Negli anni c’è stata un’evoluzione dei materiali e la sicurezza è aumentata: «Le curve delle piste sono diventate più “facili” rispetto a una volta, tra l’altro hanno sempre coperture salvavita, si gareggia con caschi da moto e il sottotuta in kevlar obbligatorio». Anche la nuova pista di Cortina è stata adattata ai criteri di sicurezza e questa la rende adeguata anche a un successivo uso per i ragazzi più giovani: «La prima parte della pista è rimasta come prima, dopo la celebre curva Antelao cambia tutto», dice Mulassano. Che prevede per il nostro bob una sfida al centesimo con i favoriti tedeschi, gli inglesi e gli austriaci: «C’è tensione, siamo pronti».
Davvero particolare, invece, l’esperienza che attende Stefano Barattero, nato a Mondovì e cresciuto sulle piste di Artesina, oggi allenatore delle Filippine. Tutto ruota attorno al 21enne Francis Ceccarelli, filippino d’origine ma adottato a 6 anni da una famiglia dell’Abetone, in Toscana. Mamma Lisa, maestra di sci, ha trasmesso al ragazzo la passione che di fatto l’ha portato fino a queste Olimpiadi. «Non capita a tutti – racconta Barattero, in viaggio sull’autostrada verso Milano e poi Livigno assieme allo sciatore – e sarà un’esperienza importante, sia per me sia per il ragazzo. Certo, non abbiamo obiettivi di medaglia, riuscire a concludere la gara sarebbe già una piccola vittoria. L’anno scorso siamo stati ai giochi asiatici ed è stato molto utile». Esiste la federazione filippina, ma non esistono piste di sci nelle Filippine, gli atleti della nazionale arrivano da diverse parti del mondo. Per loro ci sono borse di studio messe a disposizione dalla federazione. Barattero spiega che a Livigno troverà un emissario del Cio che gli consegnerà i pass per l’evento. «C’è grande curiosità nelle Filippine, ma non essendoci cultura di questo sport, mancano anche le nozioni di base. Però i media ci stanno seguendo con curiosità». Tornando allo staff tecnico degli azzurri, un’altra presenza cuneese è quella del fisioterapista fossanese Luca Riorda: segue i dieci atleti del team maschile.