Da Caramagna Piemonte agli Australian Open juniores

Simone Massellani torna sui campi del Best Point Cuneo da numero 1 d’Italia under 18, dopo gli ottavi raggiunti a Melbourne

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Quando racconta Melbourne, Simone Massellani parte dalla sensazione di aver fatto qualcosa che regge anche quando il livello si alza di colpo. A 18 anni, da Caramagna Piemonte, al suo primo torneo del Grande Slam juniores è arrivato fino agli ottavi di finale degli Australian Open, salendo al numero 1 d’Italia Under 18. Un risultato che ha acceso entusiasmo, con un passaggio ufficiale in Comune e un riconoscimento anche in Regione Piemonte. Ma subito dopo, per lui, conta soprattutto un’altra cosa: tornare al lavoro. E quel lavoro, ogni giorno, ha un indirizzo preciso: il Best Point Tennis Cuneo.

Simone, che cosa le è rimasto addosso dell’esperienza in Australia?
«È la prima volta che gioco questo torneo e faccio un buon risultato in un torneo così importante. Non mi dispiace affatto essere sulla bocca di tanti appassionati. È una bella sensazione…».

Il suo torneo si è fermato agli ottavi contro lo statunitense Keaton Hance. Uscendo dal campo, che pensiero le è rimasto?
«Devo restare con i piedi per terra, allenarmi come facevo prima e anche meglio perché devo ancora migliorarmi molto».

Lei vive a Caramagna, ma si allena a Cuneo al Best Point: com’è una sua giornata tipo?
«Mi alzo alle 7 e prendo il treno fino a Cuneo. Solitamente inizio alle 9 e mezza con la parte atletica, un’ora e mezza. Dopo le 11 parte tennis, due ore e mezza circa. Pausa pranzo e il pomeriggio, due o tre volte a settimana, un’oretta di tecnica».

È una routine quasi “da pro”, anche se è ancora junior. Quando ha capito che poteva provarci sul serio?
«Dall’anno scorso, quando ho vinto un paio di tornei Itf. Da lì ho realizzato di poter giocare a buoni livelli e provare a seguire questa strada».

Una strada che è iniziata presto. Come ha preso in mano la racchetta per la prima volta?
«Ho iniziato a giocare a Caramagna Piemonte, dove tuttora vivo, a 4 anni: mia nonna materna mi ha regalato una racchettina da tennis e da lì è partito tutto».

Essere il numero 1 d’Italia Under 18 è un’etichetta che le dà carica o che mette pressione?
«Adesso sono uno, ma per pochi punti e può succedere che una settimana sia il numero uno, l’altra il due. Comunque non cambia la mia persona, non cambia il modo di allenarmi».

Guardando avanti, l’idea è di fare tutto il percorso dei tornei del Grande Slam junior?
«Sì, vorrei giungere come testa di serie tra i primi 16 al mondo quando, tra pochi mesi, sarò chiamato a disputare il Roland Garros e poi Wimbledon».

E intanto inizia già a inserire appuntamenti “pro”. Da dove riparte?
«Nel mese di febbraio giocherò due settimane a Monastir, in Sardegna».

Parliamo di tennis giocato: qual è il colpo che sente più suo, e cosa invece vuole far crescere?
«Come colpo, gioco meglio il rovescio. Mi piace scendere a rete, ma devo migliorare soprattutto servizio e dritto. Come stile mi definisco un contrattaccante: mi piace correre verso la palla e giocare partite di lotta».

Con lui, ogni giorno, c’è lo sguardo di chi lo accompagna nel passaggio decisivo tra talento e percorso. Il coach Umberto Marino lo spiega in modo diretto: «In campo non molla mai, è molto tenace e cerca di portare a casa ogni punto». E aggiunge che quel carattere, da solo, non basta: «Stiamo aggiungendo parti più tattiche e più tecniche», perché l’obiettivo adesso è rendere il suo tennis più “pesante” e più risolutivo. «Lavoriamo tanto sul dritto, sulla transizione in avanti per prendersi il punto a rete, e sul servizio, che è un colpo su cui dobbiamo insistere», agguinge, confermando le parole di Simone.

Dal punto di vista del club, Denis Fino, titolare con Danilo Longo, insiste sull’idea del progetto: il Best Point Cuneo è nato per seguire tutto il percorso, «dal minitennis all’agonistica, fino a un lavoro più “da accademia”». In questo schema Massellani non è solo “quello bravo”: è un esempio di crescita. «Con Simone abbiamo fatto un lavoro importante anche di fiducia, in un periodo in cui non era così sicuro di continuare», ricorda. Poi i risultati hanno iniziato ad arrivare e, oggi, secondo Fino, il valore si vede anche negli altri: «Avere un ragazzo come Simone crea un volano. Gli altri lo osservano, si fermano a guardare gli allenamenti, capiscono che non è una cosa irraggiungibile». E così, anche intorno a lui, il movimento tennistico cuneese cresce.