Assieme al gemello Giorgio, partendo da Scarnafigi, ha raccolto successi internazionali come campione di marcia. Da qualche anno ha trasformato quell’esperienza in qualcosa di straordinario, oltre lo sport.
Maurizio Damilano, che cos’è il fitwalking?
«L’abbiamo lanciato nel 2001 come attività motorio-sportiva. Ha ormai oltre 300 istruttori formati in tutta Italia. Il Fitwalking del Cuore è una proposta molto più soft, un invito a camminare per poi magari approdare al fitwalking vero e proprio che ha tante ricadute su salute, benessere, sostenibilità, qualità di vita. E per le città: stimola l’abitudine a muoversi di più a piedi».
Come si svolge la vostra camminata?
«Il Fitwalking del Cuore ha tre percorsi che toccano Saluzzo, Manta e Verzuolo. Il primo sulla parte collinare e storica di Saluzzo, poi il percorso di 10 chilometri che arriva fino a Manta, infine quello di 13 chilometri che prosegue fino a Verzuolo per rientrare su Saluzzo».
Qual è l’aspetto che più vi inorgoglisce?
«La finalità del progetto, totalmente solidale. Siamo uno dei pochi eventi in ambito sportivo che restituisce completamente il ricavato, dai pettorali alle iscrizioni. Mercoledì scorso abbiamo consegnato i contributi alle associazioni, oltre 54mila euro. In vent’anni abbiamo donato circa 800mila euro».
Chi sono i destinatari?
«Le associazioni no profit del territorio che partecipano presentando i loro progetti solidali. Entrano nella raccolta delle iscrizioni e ricevono in proporzione. Quest’anno sono state 51 le associazioni coinvolte, un record».
Lei e suo fratello come avete cominciato?
«Con l’idea di coinvolgere la comunità saluzzese facendo muovere di più le persone, facilitando la chiusura del centro cittadino alle automobili. Dalla prima edizione con 250 iscritti siamo arrivati agli oltre 12mila del 2020, pre-Covid. Quest’anno eravamo vicini alla soglia degli 11mila».
La partecipazione è trasversale?
«Sì: famiglie, ragazzi, giovani, persone più adulte e anziani: è il mondo di chi ama stare all’aperto in condivisione con gli altri».
Anche fuori dal Cuneese?
«Il Fitwalking del Cuore rimane strettamente saluzzese. Ma organizziamo già un evento simile a Pinerolo, si chiama Big Walking del Cuore. Andiamo verso la quinta edizione, con più o meno 4.600-4.700 iscritti».
In questi 23 anni ha visto cambiare qualcosa?
«Dopo il Covid si è sviluppato il concetto che fare movimento, anche semplicemente camminando, aiuta non solo a mantenersi in forma ma anche a reagire alle situazioni di difficoltà. Si è compresa anche la finalità solidale dell’evento».
C’è un però?
«Purtroppo non sono cambiate le difficoltà nel trovare le risorse. Diamo il ricavato alle associazioni e quindi dobbiamo trovare soldi per organizzare. In questo forse la sensibilità è cresciuta meno».
Perché dice che la 25esima edizione sarà importante?
«Perché rappresenterà un momento di verifica sia per il prosieguo della manifestazione sia per l’eventuale possibilità di sviluppare formule diverse. Finora è stato un evento di sport popolare. Ma è anche diventato un brand riconoscibile per il territorio: l’obiettivo di questi due anni verso il 25esimo potrebbe essere quello di declinarlo non più solo dal punto di vista sportivo, ma con eventi culturali. È un’idea embrionale, avrà bisogno di sostegni anche dal mondo imprenditoriale».
Intanto, le Olimpiadi…
«Restano importantissime per ogni Paese, per sviluppare infrastrutture e promozione sportiva, attorno all’emozione delle gare, con un ritorno importante in ambito sociale, a partire dall’impiantistica sportiva. Ma i ragionamenti sull’utilizzo post olimpico andrebbero fatti in fase preventiva, per trasformare questi impianti in grandi aree di sport per tutti».

|
|








