Abitare diventa emergenza «Una vera crisi europea»

Prezzi in aumento, edilizia sociale carente e nuove fragilità: il confronto con gli eurodeputati Tinagli e Crosetto in Consiglio comunale a Cuneo

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La crisi della casa non fa rumore. Non riempie le piazze, non domina i titoli dei telegiornali. Eppure cresce, lentamente, dentro le città europee e italiane, fino a toccare anche territori considerati più protetti, come Cuneo. Qui il tema dell’abitare è tornato al centro del dibattito pubblico non solo come questione urbanistica, ma come misura concreta della dignità sociale.
È quanto emerso nella seduta del Consiglio comunale della città di Cuneo di lunedì 2 febbraio, dove dati locali, politiche europee e testimonianze istituzionali hanno restituito l’immagine di una trasformazione profonda: la casa non è più soltanto un bene privato, ma uno degli snodi decisivi della coesione sociale.
Negli ultimi anni qualcosa si è rotto. I prezzi degli affitti e delle compravendite sono aumentati quasi ovunque, non più soltanto nelle grandi metropoli ma anche nei centri medi. Parallelamente, gli investimenti pubblici nelle politiche abitative si sono ridotti in molti Paesi europei, lasciando l’Italia – insieme alla Spagna – con uno dei patrimoni di edilizia sociale più bassi del continente. «Quella della casa è ormai una vera crisi abitativa europea e può essere affrontata solo coinvolgendo tutti i livelli istituzionali e sociali, perché non esiste una soluzione miracolosa», ha spiegato l’eurodeputata Irene Tinagli (foto sopra).
La pressione abitativa nasce da trasformazioni sociali concrete: nuclei familiari più piccoli, separazioni, mobilità lavorativa, città turistiche che espellono residenti durante l’anno per privilegiare affitti brevi stagionali. «Negli ultimi anni i prezzi di acquisto e affitto sono cresciuti in tutta Europa, non solo nelle grandi metropoli ma anche nelle città medie e medio-piccole», ha aggiunto Tinagli, ricordando come «l’Italia, insieme alla Spagna, abbia uno dei patrimoni di edilizia sociale più bassi d’Europa».
Le conseguenze sono quotidiane e silenziose: famiglie che non trovano un secondo alloggio dopo una separazione, lavoratori costretti a lunghi spostamenti perché non riescono a vivere vicino al posto di lavoro, giovani esclusi dal mercato. A questo si somma la povertà energetica, che riguarda circa il 10% dei cittadini europei e italiani, incapaci di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Di fronte a questa trasformazione, l’Europa prova a costruire strumenti nuovi: una commissione speciale sulla crisi abitativa, piani di investimento, politiche per l’housing sociale e per la rigenerazione urbana. Ma il percorso non è privo di tensioni politiche.
Per l’europarlamentare Giovanni Crosetto (sopra, durante l’intervento in Consiglio) «servono incentivi reali per rimettere sul mercato gli immobili inutilizzati, ma senza ledere il diritto di proprietà, che resta un principio da tutelare». E sulla transizione energetica avverte: «È necessaria, ma deve essere compatibile con le possibilità economiche delle famiglie e con tempi sostenibili».
Visioni diverse, dunque, ma una consapevolezza condivisa: la casa è tornata al centro della politica europea e locale.
Sul piano territoriale, Cuneo prova a trasformare questa consapevolezza in azione concreta. Il recupero del patrimonio esistente, la riqualificazione di immobili pubblici inutilizzati e l’attivazione di nuovi partenariati sociali rappresentano le leve principali di intervento. Attraverso progetti legati anche al Pnrr, la città punta a restituire circa 530 nuove unità abitative alla comunità, senza consumo di nuovo suolo ma attraverso rigenerazione urbana e riuso dell’esistente.
Parallelamente emergono nuove fragilità: giovani coppie, studenti, lavoratori precari e famiglie monogenitoriali che non rientrano nell’emergenza abitativa più estrema ma faticano comunque ad accedere al mercato privato e a sostenere canoni adeguati. La casa diventa così un fattore che condiziona scelte di vita, permanenza sul territorio e possibilità di costruire un progetto familiare o professionale.
Una prospettiva che guarda soprattutto alle nuove generazioni. «Senza una casa accessibile non c’è autonomia e non c’è stabilità, soprattutto per i giovani», ha ricordato la sindaca Patrizia Manassero. Garantire l’accesso all’abitazione significa infatti «costruire una città che trattiene i giovani, sostiene le fragilità e rafforza la coesione sociale».
È qui che la crisi smette di essere invisibile. Perché l’abitare oggi non riguarda solo chi è in difficoltà estrema, ma una fascia sempre più ampia di persone che lavorano, studiano, crescono figli e non riescono più a trovare una casa sostenibile.
E quando la casa diventa incerta, anche il futuro di una comunità comincia a vacillare.