«Senza agricoltura mancano sicurezza e coesione sociale»

Marco Bozzolo è stato eletto nuovo presidente della Cia di Cuneo: «Dobbiamo essere aperti a un dialogo più maturo con l’agroindustria»

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Lui ha 36 anni, appesa al muro c’è la laurea in Economia e Commercio all’Università di Genova, con magistrale in Economia dell’Ambiente all’Università di Siena. Abbastanza giovane per capire i nodi della modernità nel settore agricolo, sufficiente esperienza per guardare indietro e capire che le “aree interne” sono il vero problema a cui dovrà dedicarsi, perché l’agricoltura si sviluppa nei territori rurali, spesso montani o collinari, poveri di servizi essenziali e con bassa densità demografica. Questa sarà la sua sfida. Marco Bozzolo è stato eletto, nei giorni scorsi, all’unanimità, presidente provinciale della Cia Agricoltori Italiani di Cuneo, una delle principali organizzazioni di categoria in Italia, nata nel 1977, che rappresenta, tutela e promuove le imprese agricole, sostenendo lo sviluppo sostenibile, la qualità e il reddito della categoria. Fino a poco tempo fa l’organizzazione si chiamava Confederazione Italiana Agricoltori. Il neo presidente ha i piedi ben piantati a terra, anche perché la sua professione principale, il castanicoltore, richiede una profonda radice nella terra della Granda. L’assemblea dei delegati dell’organizzazione agricola riunita nei giorni scorsi al castello di Fossano (alla presenza dell’assessore regionale Paolo Bongioanni) per il rinnovo delle cariche direttive del prossimo quadriennio, ha segnato il passaggio di testimone con Claudio Conterno, il primo a complimentarsi con Bozzolo per l’elezione. A norma dello statuto associativo, Conterno non poteva più essere candidato, avendo già svolto due mandati alla presidenza provinciale. «Senza agricoltura non c’è sicurezza, non c’è economia, non c’è coesione sociale – dice Bozzolo -. La provincia di Cuneo, con il 90 per cento dei suoi Comuni sotto i cinquemila abitanti, la metà dei quali addirittura sotto i mille abitanti, in maggioranza agricoltori, vive in pieno la dimensione dell’area interna come handicap territoriale, ma anche come dimostrazione tangibile dell’importanza dell’agricoltura per il presidio delle montagne e delle aree marginali». Quali sono le priorità? «Dobbiamo essere aperti – dice – a un dialogo più maturo e costruttivo con l’agroindustria, al fine di generare un circuito virtuoso che collabori realmente alla crescita del settore primario. Oggi, per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di prodotti alimentari, meno di 15 centesimi arrivano in media a remunerare il prodotto agricolo. Il resto del valore viene assorbito dall’industria di trasformazione e, soprattutto, dalla distribuzione commerciale. È evidente che un sistema di questo tipo non è sostenibile nel lungo periodo: il valore deve essere distribuito in modo più equo, altrimenti il modello è destinato a collassare». Bozzolo sarà affiancato nel suo incarico dal vicario Marco Bellone, riconfermato, e da due giovani vicepresidenti, Giacomo Damonte e Diego Botta (foto, in basso, nella pagina precedente).

Confagricoltura: premiato “8 pari”, progetto di valore inclusivo

Si chiama “8 pari” ed è il progetto di inclusione socio-lavorativa che promuove le pari opportunità attraverso l’inserimento di persone fragili e con disabilità nel settore vitivinicolo. È stato presentato dalla cooperativa sociale Progetto Emmaus in collaborazione con l’azienda Cascina Piccaluga di Roberto Abellonio e ha ricevuto il premio “Coltiviamo agricoltura sociale”, bando ideato da Confagricoltura, Senior L’età della Saggezza Onlus e Reale Foundation in collaborazione con la Rete Fattorie Sociali. Il premio, dal valore di 40mila euro, sarà utilizzato per lo sviluppo del progetto ed è accompagnato da una borsa di studio per frequentare il Master di Agricoltura Sociale presso l’Università di Roma Tor Vergata. L’iniziativa affronta il problema dell’esclusione dal mondo del lavoro, una delle principali cause di svantaggio e marginalità, creando reti sociali, occupazione e valore umano. Attraverso la produzione e la vendita di vino sostenibile, il progetto genera impatto sociale, benessere lavorativo e nuove opportunità di mercato. Il vino diventa, così, non solo un prodotto commerciale ma anche un bene relazionale veicolo di valore sociale, culturale ed etico, producendo benefici concreti in termini di accesso all’occupazione, inclusione sociale e lavorativa.