Alto contrasto | Aumenta dimensione carattere | Leggi il testo dell'articolo
Home Articoli Rivista Idea Pietro Celona a Saremo «Non amo apparire»

Pietro Celona a Saremo «Non amo apparire»

Il ventisettenne di Neive firma brani per Alfa, Rkomi e Amoroso. Tra Milano e le Langhe arriva per la prima volta al Festival come autore

0
0

Se sui palchi vediamo artisti come Alfa, Elettra Lamborghini, Enrico Nigiotti, Alessandra Amoroso, Ernia, Rkomi o Dargen D’Amico, dietro alcuni dei loro brani c’è anche la firma di Pietro Celona. Ha 27 anni, è cresciuto a Neive e oggi vive a Milano. Questo è il suo primo Festival di Sanremo come autore.
Il produttore musicale, racconta Pietro, è una figura che lavora spesso nell’ombra: «Non ho mai amato apparire. Questo mi permette di vivere più rilassato, senza aspettative addosso, con il privilegio di sbagliare e di avere una vita normale». Il suo lavoro consiste soprattutto nello scrivere la parte musicale delle canzoni pop italiane. Oggi, spiega, non si arriva più in studio con la canzone finita: si va in studio per crearla insieme, incontrando artisti e autori e cercando ogni giorno qualcosa di nuovo.
La musica entra nella sua vita presto: studia batteria da bambino, ma la svolta arriva a 16 anni, quando, studente del Liceo Classico di Alba, scopre una sera d’estate il mondo dei DJ. A vent’anni pubblica brani elettronici, viene contattato da un’agenzia importante e comincia a suonare in Italia e all’estero. Il Covid segna un cambiamento: il settore muta e Pietro approfondisce la produzione. «Uno dei primi lavori è stato con Ernia, il singolo “Bella Fregatura”; ho lavorato a tre brani dell’album “Decrescendo” di Rkomi. Qualche brano de Il Tre e di Alessandra Amoroso. Ora sto lavorando all’uscita del disco di Enrico Nigiotti».
Il suo rapporto con l’arte è complesso: «Vorrei che il mio lavoro fosse più artistico, ma è anche molto tecnico e questo a volte mi pesa. Per me l’arte è libertà creativa». Si definisce una figura che mette insieme idee e le porta al miglior risultato possibile, spesso creando canzoni-spartiacque, inattese, come “Il filo rosso” di Alfa. È un rischio, ma è l’unico modo per uscire dagli schemi. «Amo l’arte in tutte le forme, anche se per i miei orari non riesco a coltivarla come vorrei; teatro, cinema e libri restano la mia più grande fonte di ispirazione, mi aiutano a trovare storie sempre nuove».
Come avviene il processo creativo? «Dall’incontro a volte da una richiesta di un’etichetta, altre da un’idea personale suggerita a un interprete. Le canzoni raramente nascono in un giorno, anche se è successo con “Cose Stupide”, scritta con Daniele Fossatelli e Leonardo Zaccaria, poi interpretata da Alessandra Amoroso. L’IA, per lui, è uno strumento utile fino a un certo punto: «aiuta nella scrittura, ma non sostituisce l’essere umano. L’arte vera nasce dalla rottura, dall’essere fuori dal coro. L’IA non lavora così, o comunque non ancora».
Su quali progetti ti stai concentrando? «Seguo come direttore artistico il progetto di Alfa, che è soprattutto un amico. Ultimamente è iniziata anche una collaborazione con Elettra Lamborghini; sto lavorando con lei per il brano “Voilà” che porterà a Sanremo; stiamo anche preparando la cover. Il titolo? Non lo posso dire, ma garantisco che sarà divertente. Sto anche preparando la cover di Enrico Nigiotti; questa farà riflettere, sarà una cosa un po’ più alternativa».
Cosa dici di Sanremo, è il tuo primo festival? «Sono molto emozionato. Non dimentichiamo che nasce come festival della canzone italiana; un tempo non era quindi interprete a vincere il festival, ma la canzone. Il processo era scrivere una canzone, darla in mano a un interprete e a vincere era la canzone. Quella di Sanremo sarà una settimana di festa, di gioia; da martedì a domenica mi dedicherò a interviste e incontri».
Fondamentale il rapporto con la famiglia, che lo ha sempre sostenuto, e con il territorio: è profondamente legato a Neive, dove sta creando uno studio in un ex fienile, immerso nelle colline: «è uno spazio ancora in divenire, ma vivo, dove scrivo brani e incontro altri artisti. Quando vengono qui, sono contenti; qui si può lavorare con ritmi diversi, scrivere di notte, lavorare all’aperto. Il sogno è tornarci in modo stabile, ma per ora devo alternarmi con Milano perché altrimenti sarei meno “produttivo”; lavoro meglio sotto pressione, è un’energia che trasformo in positiva. Devo sentire che ho tante cose da fare». Cosa consigli a un ragazzino che vuole affrontare questa strada? «Adesso è più facile trovare gli stimoli per iniziare, ma è più difficile perseverare. Come in tutte le strade artistiche, si perde cento volte e si vince una; se una persona crede realmente in questo tipo di strada, non bisogna farsi frenare. Io, all’inizio, per arrivare alla fine del mese ho fatto qualsiasi cosa: lavori sottopagati, il cameriere nel weekend. Adesso invece ho uno studio e questo è il mio lavoro full time».
Pietro è un capolavoro di ragazzo, equilibrato e con le idee chiare, dotato di qualità umane e professionali che non possono far altro che riservargli grandi soddisfazioni da collezionare.

Paolo Tibaldi

BaNNER
Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial