Lei ha 21 anni, è di Mondovì, capelli rossi e lunghi, piglio deciso, ma soprattutto tanta passione. Per la musica, a 360 gradi, anche se i suoi successi sono legati alla musica classica, al flauto traverso che suona dalla tenera età. La passione nasce a sette anni e si sviluppa con grandi maestri, fino all’ultimo, importante successo diventando primo flauto nella prestigiosa Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole.
Maddalena, com’è andata?
«Ho partecipato all’audizione per entrare all’Ogi a inizio novembre insieme ad alcune mie amiche, compagne di conservatorio, senza le quali credo non avrei avuto il coraggio di presentarmi. Per me era la prima vera audizione: mi sentivo da una parte felice di fare qualcosa di nuovo, che mi avrebbe messo alla prova, dall’altra ero molto tesa. Le audizioni sono situazioni difficili, perché ti ritrovi davanti a giudici che non ti conoscono e devi cercare di convincerli in pochissimi minuti. L’importante, ma anche la grande difficoltà, sta proprio nell’essere lì presenti e rimanere concentrati in quei pochi istanti, dimenticarsi di tutto e suonare. È stato un mix di emozioni: ansia, fatica, ma anche felicità e, nel limite del possibile, divertimento».
Il flauto è lo strumento preferito o quello con cui ha iniziato?
«In realtà è stato un po’ un capriccio».
Spieghi.
«Quando ho iniziato mio fratello suonava già il pianoforte e a me, bambina (foto nella pagina successiva), dava un po’ fastidio l’idea di fare la stessa cosa di mio fratello grande, anche perché non ero molto brava: non riuscivo mai a coordinare mano destra e sinistra insieme. Forse non studiavo abbastanza. Una sera mio padre portò me e mia sorella all’Accademia Montis Regalis, dove suonavano i “Joueurs de Flûte” (ensemble di flauti). In quell’occasione ho incontrato la mia prima maestra. Da quel momento il flauto è diventato qualcosa di solo mio, che mi faceva sentire un po’ speciale».
Primo Premio Assoluto al Concorso Flautistico Internazionale “S. Gazzelloni” di Pescara. Il più emozionante?
«Sì, perché è stato il primo così importante, nonostante gareggiassi nella categoria A, cioè quella dei più piccoli. Prima occasione di studio serio, grazie al maestro Maurizio Valentini. Lì ho capito quanto la musica sia un linguaggio universale, capace di unire persone che vivono anche dall’altra parte del mondo».
Studio, esibizioni, ottimo andamento scolastico (Liceo Classico Beccaria di Mondovì), concerti. Come si concilia tutto?
«Non è sempre facile e non è sempre andato tutto bene. Nei periodi più difficili cerco di ricordarmi che anche poco studio, fatto bene, può essere importante. Ci sono giorni “no” in cui sembra tutto nero, ma anche allora mi aiuta cercare di fare anche solo una piccola cosa che mi faccia sentire soddisfatta e non pensare di aver buttato via un’intera giornata. Negli anni in cui facevo sia il Liceo che il Conservatorio cercavo di studiare quando potevo, anche nei viaggi in pullman (Mondovì-Cuneo). Devo riconoscere, però, che mi sono sentita molto compresa da entrambe le scuole. Ho avuto la fortuna di avere al conservatorio la professoressa di flauto Barbara Martinetto, che, nelle sue lezioni, è sempre riuscita a farmi vedere il lato bello della musica, anche nei momenti più faticosi».
Famiglia: quanto è importante avere collaborazione e disponibilità?
«Conta moltissimo, anzi direi che è la cosa più importante. Ho la fortuna di avere una famiglia che mi sostiene sempre, anche nei momenti più faticosi e quando ho bisogno di sfogarmi. I miei genitori e i miei fratelli sono il mio posto sicuro».
Musicisti di riferimento nell’ambito della classica?
«Suonando il flauto traverso, i miei principali punti di riferimento sono flautisti come Emmanuel Pahud, Silvia Careddu e Sebastian Jacot, per il suono, la musicalità e la personalità artistica. Per il violino adoro Augustin Hadelich, mentre per il pianoforte una figura per me fondamentale è Martha Argerich».
Ascolta musica di altro genere?
«Sì, molto. Passo dalla musica classica al reggaeton, che mi piace ballare, all’indie italiano, fino al rap. Ma amo soprattutto i cantautori italiani. Grazie a mio papà che me li ha fatti conoscere e ascoltare anche un po’ a forza all’inizio, i miei cantanti preferiti ormai sono Baglioni, che sono andata addirittura ad ascoltare dal vivo, Ornella Vanoni, con il suo album “Dettagli”, De Gregori, Guccini, De André, Battisti e tanti altri».
I cantautori italiani a 21 anni?
«Sì, Spotify mi ha detto che l’età media dei miei ascolti corrisponde a quella di una persona di 78 anni. Però sono andata, poco tempo fa, ai concerti di Franco 126, di Bresh, mentre quest’estate andrò a quelli di Olly e di Bruno Mars».
Che cosa vorrebbe fare da grande?
«In realtà non ho un’idea precisa, sia perché mi fa abbastanza paura pensare al futuro, sia perché ogni tanto penso di voler fare qualcosa mentre in altri momenti l’idea cambia. Di base mi piacerebbe suonare, soprattutto in un’orchestra, magari insegnare, comunque fare qualcosa nell’ambito musicale. Penso che a volte il sogno di cosa “vuoi fare da grande” si crei via via che si cresce e si vivono esperienze diverse».
Nata a Mondovì, dove vive. Che cosa vorrebbe di più per i giovani?
«Amo la mia città e so che sono tante le attività già presenti per i giovani, nell’ambito dello sport, della musica e delle associazioni. Servirebbe forse un luogo dove potersi trovare a fare qualsiasi attività, anche a far niente, ma insieme, così da non stare da soli in casa o necessariamente al bar».

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