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Frutta in guscio, tesoro inatteso della piana cuneese

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Uno degli aspetti più divertenti nella ricerca dei prodotti che fanno grande la nostra terra è il passaparola. Divertente perché diventa una specie di caccia al tesoro che ti porta a scoprire angoli sconosciuti in cui prendono vita prodotti inaspettati e buonissimi. L’aspetto più affascinante, invece, sono le persone e le loro storie.
In sintesi: se non avessi scritto di Roberta Falco e della Bottega del Nazionale di Vernante, chissà quanto tempo ci avrei messo ad arrivare da Stefano Marchisio. Il filo che li collega è doppio, ovvero la ricerca di qualità e le radici di San Benigno.
Avevo sentito parlare del presidente del Consorzio dei produttori di mandorle del Piemonte e quando ho visto le confezioni de I Minuti, mi sono resa conto di avere già assaggiato e applaudito i prodotti, ma arrivare nella sede dell’azienda è stata una sorpresa. Parlare con lui anche di più.
La piana cuneese d’inverno ha l’aspetto di una terra amata e curata, carica di promesse. La strada che ti conduce a Cascina Palazzo ti accoglie con una sorpresa inaspettata: un punto di scambio libri posto dentro una casetta di legno con a fianco una panchina che guarda verso gli alberi da frutto.
La cascina è una costruzione antica e elegante che faceva parte di un’enorme tenuta nobiliare. Contava mille giornate piemontesi di terra e nel primo dopoguerra è stata smembrata e venduta. Una porzione è stata acquistata dalla famiglia Marchisio che per decenni ha coltivato frutta: pesche e mele soprattutto.
Nel 2010 Stefano inizia a occuparsi dell’azienda e da subito prova a sperimentare nuove strade che al contempo rispettino questa terra generosa e offrano prodotti che mettano al centro le esigenze di salubrità e qualità dei nuovi consumatori. Prova con il biologico, ma non soddisfa la sua ricerca che lo spinge verso un’agricoltura il più possibile naturale. Inoltre, c’è un aspetto personale a cui non vuole rinunciare, ovvero trascorrere le ore di lavoro in luoghi in cui possa sentirsi bene. Da questa esigenza arriva l’idea di convertire parte dei frutteti in impianti che producano frutta a guscio. Prima di tutto mandorle, poi noci e poi castagne, il Marrone di Cuneo, piante autoctone con l’obiettivo di reintrodurre specie locali per arricchire la flora e la fauna del territorio.
Per le loro caratteristiche si tratta di alberi che non hanno bisogno di pali e di reti e parte dei terreni che una volta ospitavano le file piante da frutta legate e costrette si trasformano in boschi. Quelli sì che sono i luoghi in cui Marchisio ama trascorrere il proprio tempo.
Ma fa di più. L’obiettivo è escludere dalle coltivazioni la chimica. Un passaggio difficile che deve essere affrontato gradualmente, ma che di sicuro porta con sé salubrità di prodotto oltre che profili organolettici di qualità. Per farlo si affida ai microorganismi antagonisti per la difesa delle colture, tecnica innovativa, del tutto naturale.
Le mandorle e i trasformati che ne derivano sono in poco tempo diventati prodotti richiesti sia dal mercato online che da professionisti che li utilizzano in pasticceria. Ci rimane una domanda: che futuro può avere la mandorla in Piemonte? Ne parleremo presto. Garantito.

Paola Gula

BaNNER
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