Il 14 febbraio scadrà il termine per le iscrizioni alle scuole elementari, medie e soprattutto superiori. Le Secondarie di 2° grado rappresentano un passaggio chiave per il percorso formativo, anche in relazione alle aspirazioni lavorative. Il problema è che di fronte a questo bivio moltissimi studenti non sanno che strada intraprendere e le rispettive famiglie, a volte, non sanno come essere d’aiuto. Nicolò Terminio (foto a lato), psicologo, docente dell’Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata (Irpa) e autore di un’ampia letteratura psicoanalitica, spiega che bisognerebbe seguire due criteri: «Il primo è distinguere i temi e gli argomenti di interesse di un ragazzo; il secondo è comprendere il processo mentale che affronta quei contenuti. Nella scelta, entrambi i fronti dovrebbero essere armonizzati. Perché in fondo quello che noi chiamiamo apprendimento si applica a tutto».
Terminio suggerisce quindi ai genitori di prestare attenzione non solo a ciò che piace, ma anche al modo in cui si rivolge a ciò che piace. «L’apprendimento non è mai solo confinato allo studio ma alla vita, e il rapporto con la scuola è una grande occasione di preparazione al modo in cui si gusta la vita». Serie tv, letteratura, televisione e persino i social alimentano fantasie di identificazione, ma non è detto che sia una bussola corretta per decidere del proprio destino poiché nuovamente «quello che si è davvero potrebbe non coincidere con quell’immagine».
Come a dire che magari un giovane potrebbe manifestare grande interesse nei confronti dei medical drama o legal, ma poi sottovalutare il rigore richiesto dai relativi percorsi di studi, inizialmente di stampo liceale. Un altro fronte è quello legato alle presunte scelte sbagliate. Può capitare, ma un conto è cambiare scuola perché si è compiuto uno scatto di maturità e comprensione, altro è replicare “l’illusione originaria” trasformando il cambiamento in un viaggio errante. Un buon criterio dovrebbe essere quello del “si studia meglio, non si studia meno”, quindi mantenendo o incrementando il livello di impegno.
«Questa non è più l’epoca della trasgressione, ma della vergogna, del non essere adeguati a un ideale narcisistico molto elevato. Quindi ciò che caratterizza le preoccupazioni dei figli non è il senso di colpa, ma la vergogna di fare una brutta figura. E così ci si adegua a quello che vogliono gli altri, pur non essendone contenti». Sembra una sorta di cortocircuito, dove a volte gli stessi genitori diventano catalizzatori. Non vengono imposti limiti, ma «i genitori domandano ai figli di essere uguali un po’ all’ideale narcisistico che loro hanno in mente». E così «i figli si ritirano tutte le volte in cui sono a rischio di mostrare la discrepanza tra quello che si sentono di essere e il compito enorme che gli è stato affidato».
La fragilità diffusa è un sintomo di qualcosa di più profondo, una frattura a cui stanno contribuendo social e anche gaming. «Tutte queste micro-esperienze iperattivanti non hanno una trama comune. Rimangono delle isole separate che non costruiscono un arcipelago. È quello che io nei miei libri ho chiamato lo sciame. Ed è questo che rende i soggetti fragili, poiché sono incapaci di creare connessioni».
La mancanza di connessioni fra le esperienze – la trama – indebolisce la possibilità di costruire un proprio punto di vista, che è chiave per appassionarsi realmente a qualcosa, come potrebbe essere un lungo percorso di studi. «La passione è un’esperienza intensa che si aggancia a una storia. Si aggancia a quella struttura personale che si costruisce nel tempo. Soprattutto nelle prime fasi della vita all’interno del nucleo famigliare», sottolinea Terminio. Insomma, l’esperienza di casa è la base per la trama personale che si architetta nel tempo.
Le generazioni passate sono cresciute con quello che si può definire un rigore sacrificale, cioè bisognava adattarsi anche a costo di negare la propria vocazione. «E questo creava soggetti che magari erano eccellenti, ma anche frustrati oppure che si sentivano costantemente inadatti. Bisogna invece favorire il fatto che si possa portare la propria verità nel mondo». Un’azione, quest’ultima, che i giovani hanno paura a mettere in gioco per timore di non essere intesi o anche solo valorizzati. E questo si può superare in tanti modi. «La parte buona del vecchio rigore è l’imposizione dei tempi. I ritmi che scandivano il quotidiano sulla base di vincoli precisi. Imparavi ad adattarti e anche farti compagnia. La scuola è un’occasione dove, stando in relazione con gli altri, impari a fare compagnia a te stesso».
Iscrizioni nella “Granda”: Licei primi come 10 anni fa,
ma il divario con gli istituti tecnici diminuisce
Le iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27 sono in corso e la scadenza sarà il 14 febbraio. I numeri del 2025/26 sono i più recenti consolidati per quanto riguarda le Superiori (secondaria di secondo grado). Nella provincia di Cuneo significa confrontarsi con un’offerta formativa che spazia dai licei agli istituti tecnici e professionali. Negli anni intorno al 2016, per il totale di 25.359 studenti alle Superiori, i licei mantenevano una quota significativa di preferenze. Oggi il gap si è assottigliato. Nelle ultime rilevazioni disponibili del Ministero dell’Istruzione (2025) la “Granda” ha visto una stabilità nel numero di iscrizioni alle scuole superiori, con poco oltre 26 mila studenti iscritti. I licei, con il 46,4% (Italia 56,0%, Piemonte 52,9%) seguiti dagli Istituti tecnici con il 36,7% (Italia 31,3%, Piemonte 33,9%) e dagli Istituti professionali con il 16,9% (Italia 12,7%, Piemonte 13,3%). Tra chi sceglie i licei: il 20,1% si iscrive allo Scientifico. In provincia sono oltre 6.700 i docenti a cui si aggiungono oltre 2.560 docenti di sostegno. (g.scar.)
Dario D’Elia

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