Se n’è accorto solo chi ha dovuto scegliere, da pochi giorni, quello che una volta si chiamava “medico condotto”, oggi medico di medicina generale (mmg). I criteri per l’assegnazione, e dunque per la scelta sono cambiati e la prima ad applicare i cambiamenti è stata l’Asl Cn1. Sono, infatti, entrati in vigore i nuovi ambiti territoriali per l’individuazione del medico di famiglia. Per chi lo ha già e non ha necessità di cambiarlo, l’innovazione è stata “silente”. Per chi deve trovarne uno nuovo o il cambio è dettato dal pensionamento o dallo spostamento del professionista, l’utente deve sapere che ora potrà scegliere il medico tra quelli con studio principale nel Comune di residenza o nei Comuni pertinenti all’ambito territoriale. La scelta potrà essere fatta sia online attraverso Sistema Piemonte sia agli sportelli multifunzionali e sarà registrata immediatamente. Attenzione a questa particolarità: per chi decidesse di scegliere un medico che opera in Comune diverso da quello dell’ambito territoriale di residenza, la variazione non sarà immediata e potrà essere registrata solo dopo formale accettazione del medico prescelto che dovrà essere presentata allo sportello, o allegata alla richiesta online.
L’ESEMPIO E LE SUDDIVISIONI GEOGRAFICHE
Un esempio rende, probabilmente, l’idea di come funzionerà. L’utente residente a Bagnasco deve fare riferimento all’ambito territoriale 1 di Ceva. In base alle disponibilità può scegliere chiunque in quell’ambito, ma se individua un professionista a Mondovì (ambito 1), allora la scelta se accettare o meno toccherà al medico. Che cosa cambia rispetto a prima? In precedenza, le scelte avvenivano nell’ambito dei 4 Distretti (Nord-Ovest, Nord-Est, Sud-Ovest e Sud-Est per la Cn1), cerchie geografiche molto più estese rispetto agli ambiti territoriali. Qual è la “ratio” che sta dietro a scelte indicate dalla Regione, accolte dalle Aziende sanitarie (la 1 di Cuneo e la 2 di Alba-Bra) e organizzate dalle stesse? Lo spiega Gloria Chiozza, già direttore sanitario di azienda alla Cn1 e direttore del Distretto Sud-Est (Mondovì-Ceva) dell’Asl Cn1: «Gli ambiti sono in pratica il perimetro geografico all’interno del quale sarà possibile scegliere il proprio medico. Per una ragione amministrativa e di buon senso, i confini territoriali sono disegnati in coincidenza con quelli delle Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali di medici, in pratica l’ossatura della nuova riforma della medicina di base. Inoltre la riforma rende molto più precisa l’individuazione delle zone in cui c’è carenza di professionisti al servizio del territorio».
AFT, AGGREGAZIONI DI PROFESSIONISTI
Le Aft (178 in Piemonte) sono forme organizzative della medicina generale che raggruppano medici di famiglia per garantire un’assistenza capillare 7 giorni su 7, migliorando la presa in carico dei pazienti, specialmente cronici. Ricalcano la geografia degli ambiti territoriali. Non sono strutture fisiche uniche, ma reti funzionali che permettono di condividere strumenti (come le cartelle cliniche), obiettivi assistenziali e gestire la continuità assistenziale. L’Asl Cn2 è stata la prima a delineare le Aft: sono ad oggi 6, servono 169.510 abitanti. L’Asl Cn1 ne conta 18 (7 nel Distretto Sud-Ovest, 4 nel Sud-Est, 3 nel Sud-Ovest, 4 nel Nord-Est) per 173 comuni e 413.836 abitanti. Insomma. Una “grande medicina in rete”.
POCHI MEDICI: ENTRO IL 2031 UN PIEMONTESE SU QUATTRO NON AVRÀ QUELLO DI FAMIGLIA
La vera difficoltà, oggi, si chiama “carenza di professionisti dell’area sanitaria”, compresi gli infermieri. I medici di famiglia oggi sono 364 in tutta la Granda: 99 nell’Asl Cn2 e 265 nella Cn1: gravemente insufficienti per il fabbisogno dell’utenza. In Piemonte si stima che manchino circa 430 mmg, una carenza che riflette il trend nazionale con un’ondata di pensionamenti (circa 7.120 l’anno in Italia). Oltre la metà dei medici in attività ha superato la soglia dei 1.500 assistiti, raggiungendo spesso il massimale di 1.800 per far fronte alla mancanza di colleghi. Entro il 2032 andranno in pensione oltre 2.620 medici di medicina generale in Piemonte, nell’Asl Cn1 mancheranno, nei prossimi tre anni, una trentina di professionisti. Nella nostra regione entro il 2031 si registrerà una mancata copertura di personale media di circa il 26%: insomma, un cittadino su quattro, circa 847.000 persone, non avrà il medico di famiglia. In futuro confluiranno nelle Case di Comunità, oggi si affronta l’emergenza. «Il sistema delle Aft, in vigore da 10 anni in Toscana, migliorerà il servizio perché c’è una condivisione maggiore nella rete assistenziale – spiega Lorenzo Bertolusso, di Sommariva Perno, vice presidente dell’Ordine dei Medici della “Granda” e al vertice di Omceo, l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri del Cuneese -. I professionisti (che siano medici di famiglia o ex della continuità assistenziale) potranno accedere alle cartelle cliniche dello stesso paziente agevolando il lavoro in continuità. C’è un po’ più di resistenza da parte dei colleghi più anziani, i giovani sono più flessibili». In merito alla mancanza di professionisti? «Il numero dei medici – prosegue – cala drammaticamente perché è una professione disincentivata. Al di là del fatto di lavorare in posti disagevoli per viabilità insufficiente o comunque scomodi, è calato il valore reale di questo mestiere che si fa solo più per passione. Al medico spettano 40 euro per paziente, ma almeno il 40% degli introiti se ne va in spese di ambulatorio, tasse, infermiera, segretaria, ecc.». Va detto che, al di fuori degli orari previsti (garantite 38 ore in ambito territoriale) il medico può anche operare in studi privati. «Il risultato – conclude Bertolusso – è che gli italiani se ne vanno all’estero. Inoltre il professionista è diventato più un burocrate che un medico, alle prese con individuazioni di codici da inserire e adempimenti vari».

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