Imposta di soggiorno: come si comportano le nostre città?

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Èquella voce che nelle fatture di alberghi, bed and breakfast, ostelli, case vacanze si chiama “imposta di soggiorno”. Non è versata alla struttura che ospita, ma “girata” interamente alle casse comunali. Infine finiscono per essere investiti nel turismo del territorio in cui sorge il letto che vi ha ospitato costituendo un gettito con voci anche importanti per il bilancio di enti locali. Alcuni comuni, in provincia di Cuneo, l’hanno adottata da tempo, altri non la applicano affatto e le ragioni sono molteplici, c’è anche chi ha scelto un’imposta fissa, come le cedolari secche per gli affitti. Può anche dividere perché fonte di dibattito nei consigli comunali. Fatto sta che l’imposta di soggiorno in provincia di Cuneo incuriosisce, crea discussione, ma è anche poco conosciuta. Un esempio nazionale. Per Firenze, una delle città turistiche per eccellenza, dal 1 febbraio 2025, dormire in un bed & breakfast o in un Airbnb costerà di più: il Comune (con una delibera della Giunta del 10 dicembre 2024) ha deciso di aumentare di 50 centesimi l’imposta di soggiorno per i pernottamenti nelle strutture ricettive extralberghiere che hanno le caratteristiche della civile abitazione, come gli affittacamere, i bed & breakfast e le case vacanza, e per le locazioni turistiche, portandola così da 5,5 a 6 euro a persona a notte. Negli hotel a 5 stelle, l’imposta sale a 8 euro. Secondo gli operatori, Firenze resta la città turistica più cara d’Italia su questo fronte, ma a Roma si paga fino a 10 euro per un massimo di 10 notti di permanenza.
Le “sette sorelle” della Granda l’hanno adottata applicando tariffe diverse. Si va da, a seconda del tipo di strutture che danno ospitalità a turisti e viaggiatori in generale, da 0,5 fino ai 4 euro, il massimo, applicato, in particolare, dalla città di Fossano e stabilita in uno degli ultimi consigli comunali con la possibilità, però, che cambi presto (al ribasso). La provincia di Cuneo offre un’ampia varietà di pernottamenti, dalle lussuose spa-hotel nelle colline e campagne, fino a soluzioni più rustiche e naturalistiche come alberghi diffusi, affittacamere, case vacanza e soluzioni innovative, ideali per esplorare sia le Langhe che le valli alpine. L’imposta non può essere istituita da tutti i Comuni, ma solo in quelli turistici, le città d’arte e i capoluoghi di provincia.
LO SCOPO
Qual è lo scopo dell’imposta (meglio chiamarla così invece che tassa perchè contribuisce al finanziamento di servizi generali a carico dello Stato)? “Riscuotere il capitale necessario per gli investimenti atti a incrementare il turismo, creando un flusso che porti denaro alle casse comunali non impattando sulla tassazione dei residenti, ma ottenendo il denaro direttamente dai turisti”, si legge nei regolamenti. Nacque nel 1910, pensata per stazioni termali e zone balneari. novembre 1938, la tassa diventò un’imposta e venne estesa a tutte le località turistiche d’Italia, rimanendo attiva fino alla fine del 1988. A quel punto scattò la fatidica domanda: l’imposta di soggiorno fa aumentare o diminuire il turismo ricettivo? Perché provoca un lieve ma generalizzato aumento dei prezzi, con la relativa conseguenza di una possibile diminuzione del turismo. Parlano i fatti. Nel ’98 fu abolita e, a differenza delle aspettative, ci fu il calo delle presenze turistiche generali: 4 milioni di turisti in meno da un anno all’altro. In seguito all’adozione del federalismo fiscale comunale, con la legge 42/2009, nacquero nuove idee per una maggiore autonomia degli enti locali. La conseguenza fu la nuova istituzione dell’imposta di soggiorno.

NELLA GRANDA
In pratica i Comuni sono liberi di applicare la tariffa, ma sono le regole di mercato a consigliare gli amministratori attraverso le considerazioni della giunta e il successivo esame del consiglio comunale che vota la delibera per l’applicazione definitiva. Nel capoluogo si è scelto un massimo di 3 euro a notte, ad Alba (da 0,5 a 2,50) il gettito è arrivato alla quota di 397.000 euro, incrementato del 10% rispetto al 2024 e 171.000 euro vanno all’Ente del Turismo Alba Bra Langhe e Roero. Stesse tariffe a Bra che incrementa le presenze grazie a Cheese (quote interamente destinate alla stessa Atl), mentre Fossano, che inaugura l’imposta nel 2026, prevede di generare un gettito pari a circa 50mila euro grazie alla tariffa che va da 1,50 a 4 euro. Particolare il caso di Saluzzo: tariffa fissa: 1 euro per tutte le tipologie di sistemazione. Discorso a parte meritano Mondovì e Savigliano che non hanno imposta di soggiorno. La città del Belvedere ha scelto di non applicarla “perché – dice il sindaco Luca Robaldo – non possiamo ancora ritenerci una destinazione turistica vera e propria, sebbene abbiamo intenzione di rafforzare l’impegno di investire sul turismo sviluppando le occasioni di permanenza in città”. Un bagno di umiltà, nonostante bellezze indiscusse, come il catino medievale di piazza Maggiore, il contro storico di Breo, i numerosi musei cittadini. Anche a Savigliano non c’è alcun balzello turistico, forse con una propensione a concentrarsi sulle attività lavorative rispetto al turismo.

PERNOTTAMENTI E PRESENZE TURISTICHE
Come sono distribuite le presenze e gli arrivi nella provincia di Cuneo? Occhio alle definizioni: la differenza principale è che gli arrivi indicano il numero di persone che soggiornano in una struttura ricettiva (ogni cliente che fa check-in è un arrivo), mentre le presenze indicano il numero totale di notti trascorse da tutti i clienti (un cliente che dorme 2 notti conta per 1 arrivo e 2 presenze). In sintesi, gli arrivi sono i singoli ospiti, mentre le presenze sono le notti di soggiorno, e il loro rapporto dà la permanenza media. I dati per le “sette sorelle” sono desunti dall’Osservatorio Turistico del Piemonte e si riferiscono al 2024 (solo a marzo si avranno quelli del 2025). Alba si conferma prima città turistica della provincia di Cuneo, con 227.103 presenze totali, seguita dal suo capoluogo (156.854). Bra è al terzo posto con 78.518 presenze, seguita da Mondovì (50.618, senza imposta di soggiorno) e Saluzzo (40.327). Poi Fossano 36.109 e Savigliano (25.393 senza imposta). A livello di Atl: 1 milione e 78 mila i pernottamenti per quella del Cuneese (+6,2%), 1 milione 546 per Langhe Monferrato e Roero (+5,1). L’exploit del sistema neve cuneese nel 2024 è evidente: Frabosa Sottana (con il comprensorio del Mondolè) è terza nella classifica di arrivi e presenze, subito dopo Alba e Cuneo. Totalizza 86.323 presenze nel 2024 con una permanenza media di 3,82 giorni e il 2026 è iniziato alla grande grazie alle nevicate. Per Qui i dati sono più recenti: dal dicembre 2024 al marzo 2025 i pernottamenti hanno prodotto un impatto economico complessivo di 111 milioni di euro e questo fa dire che per ogni euro speso dai visitatori è stato generato un ritorno di 2,38 euro sul territorio. Limone Piemonte ha registrato 62.510 presenze, la piccola Pian Munè ne totalizza 6.371. Sia il Frabosano, sia Limone registrano un forte incremento dell’attività extra alberghiera nell’ambito dell’offerta ricettiva: +171% per il Mondolè e +21% per la stazione sciistica del Cuneese.

ALBA > La capitale delle Langhe: gettito pari a 397.000 euro

Alba rafforza il proprio ruolo di riferimento turistico nelle Langhe e nel Roero, con numeri che confermano una crescita costante. La tassa di soggiorno è uno strumento utile per leggere l’andamento dei flussi, articolata nelle fasce applicate in tutto il territorio delle Langhe e del Roero: 0,50 euro sotto i 30 euro, 1,50 euro per la fascia intermedia e 2,50 euro oltre i 300 euro a notte. Per l’Osservatorio Turistico della Regione Piemonte – Visit Piemonte, nel 2024 le presenze hanno raggiunto quota 223.103. Un risultato che ha fatto da base a un 2025 particolarmente positivo: il gettito complessivo della tassa è salito a 397.000 euro, con un incremento di circa il 10% rispetto al 2024. Delle somme raccolte, 171.000 euro vengono destinati all’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, di cui Alba detiene il 10,18% delle quote. È un circuito virtuoso: ciò che i visitatori versano ritorna in servizi, promozione e progetti che sostengono la competitività del territorio. La vicesindaca e assessora al Turismo Caterina Pasini sottolinea un cambiamento significativo nella distribuzione delle presenze: «La grande soddisfazione – sostiene – è vedere che il turismo sta crescendo anche nei mesi estivi. Vuol dire che la politica adottata per redistribuire le presenze turistiche sta dando i suoi frutti, con un grande interesse per l’outdoor». Un segnale che conferma come Alba stia ampliando la propria attrazione oltre i tradizionali picchi autunnali, costruendo una stagione turistica sempre più equilibrata.
(l. cab.)

BRA > Vivacità confermata, Cheese aiuta

Bra si conferma una delle porte più vivaci dell’Atl Langhe e Roero, un territorio che continua ad attirare un numero crescente di visitatori. In questo scenario, la tassa di soggiorno – introdotta nel 2012 e applicata a chi pernotta nelle strutture ricettive cittadine – è diventata uno strumento utile per leggere l’andamento del turismo. L’importo è graduato in base al costo della camera: 0,50 euro per pernottamenti sotto i 30 euro, 1,50 euro per la fascia intermedia, la più frequente, e 2,50 euro per gli alloggi oltre i 300 euro a notte.
Il dato ufficiale più recente, in attesa delle rilevazioni definitive del 2025, resta quello del 2024, quando Bra ha registrato 78.518 presenze secondo i dati l’Osservatorio Turistico della Regione Piemonte – Visit Piemonte. Un risultato già significativo, che ha fatto da base a un 2025 particolarmente dinamico. Proprio nel 2025, infatti, il Comune ha registrato un gettito di 121.000 euro, cifra che lascia presumere un incremento delle presenze, complice il forte richiamo di Cheese, la manifestazione internazionale dedicata ai formaggi che ogni due anni trasforma la città in un polo di attrazione internazionale.
Le somme raccolte vengono interamente destinate alle attività di promozione dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, di cui Bra detiene il 7,57% delle quote. Un circuito virtuoso: ciò che i turisti versano contribuisce a rafforzare la visibilità del territorio e a sostenere servizi e progetti che alimentano nuove stagioni di crescita.
(l. cab.)

FOSSANO > La prima volta dell’imposta, per ora la più alta

Per la prima volta a Fossano è stata introdotta l’imposta di soggiorno. La novità, inserita nella manovra di bilancio adottata dal Consiglio comunale lo scorso 22 dicembre, ha acceso il dibattito tra maggioranza e opposizione e coinvolto anche le categorie economiche locali, segnando una svolta per una realtà che finora non aveva mai applicato questo tipo di imposta. La decisione è stata annunciata dal sindaco Dario Tallone durante l’assemblea consiliare di fine anno. Dopo gli incontri con le associazioni di categoria, tra cui Ascom provinciale e comunale e Federalberghi, l’amministrazione ha definito diverse tipologie di tariffa in base alla classificazione delle strutture. La tassa sarà di 1,50 euro per ostelli e campeggi, 2,50 euro per affittacamere, agriturismi, alberghi fino a due stelle, bed & breakfast e alloggi; per strutture di livello superiore è prevista una tariffa di 3 euro, mentre per gli hotel oltre le quattro stelle la quota arriva a 4 euro a notte. Saranno esentati i residenti fossanesi e i minori di 12 anni. L’imposta non si applicherà se il soggiorno supera la settimana.
L’obiettivo è quello di generare un gettito stimato in circa 50mila euro che sarà reinvestito nel territorio: metà delle risorse sarà destinata a progetti legati alla promozione turistica, mentre l’altra metà sarà impiegata per iniziative condivise con le associazioni di categoria e finalizzate allo sviluppo locale. La misura non è passata senza critiche. I gruppi di opposizione hanno espresso perplessità, sottolineando come si tratti di una nuova forma di tassazione che colpisce anche chi soggiorna per motivi di lavoro in città. (l. bor.)

CUNEO > Il capoluogo: da 0,50 a 3 euro

L’imposta a Cuneo è dovuta dai non residenti che pernottano in alberghi, bed & breakfast, campeggi, appartamenti ammobiliati ad uso turistico e simili, si applica per persona e per ogni pernottamento, con un tetto massimo di 7 notti consecutive o 10 non consecutive per trimestre solare. In pratica, chi soggiorna in città paga una somma aggiuntiva alla tariffa della camera o dell’alloggio, che viene riscossa dal gestore e poi versata al Comune. Le tariffe sono graduate in base al tipo di struttura e vanno da 0,50 euro a 3 euro a notte. La fascia più bassa si applica a sistemazioni come ostelli o campeggi, mentre la quota più alta riguarda strutture di categoria superiore come hotel con servizi più ampi. Non tutti sono tenuti a pagare l’imposta: sono previste esenzioni per i minori fino a 12 anni compiuti, gli autisti di pullman e gli accompagnatori turistici di gruppi, le persone disabili con condizioni certificate, chi soggiorna per motivi sanitari e chi assiste pazienti ricoverati, oltre a particolari situazioni di emergenza o calamità. I gestori delle strutture ricettive hanno l’obbligo di informare gli ospiti sull’imposta, riscuoterla al momento del soggiorno e trasmettere i dati raccolti tramite il portale telematico messo a disposizione dal Comune. Le somme riscosse devono essere riversate all’ente nei termini previsti e dichiarate con comunicazioni trimestrali. Il gettito generato dall’imposta di soggiorno è vincolato a interventi in materia di turismo: può essere utilizzato per promuovere la città, sostenere eventi culturali e migliorare i servizi di accoglienza.

MONDOVÌ > «Non applichiamo, dobbiamo ancora crescere»

Mondovì è una delle sette sorelle, insieme a Savigliano, a non avere applicato l’imposta di soggiorno. Una decisione che parte da considerazioni precise, spiegate dal sindaco Luca Robaldo. «In questi anni – dice il primo cittadino – abbiamo intrapreso un importante percorso di valorizzazione turistico-culturale della città, restituendo alla comunità alcuni luoghi storici ricchi di fascino come l’ex Teatro Sociale, promuovendo forme di partenariato pubblico-privato nella gestione dei monumenti, favorendo l’organizzazione di esposizioni artistiche di caratura nazionale e internazionale, incentivando la nascita di una rete di strutture ricettive locali. I numeri fino ad ora ci hanno dato ragione con un aumento costante delle presenze e degli arrivi nonché dei visitatori giornalieri». Le ragioni della scelta: «Non possiamo, però, ritenerci ancora una destinazione turistica vera e propria, pur se abbiamo intenzione di rafforzare il nostro impegno in tal senso attraverso il nuovo Ente di Promozione del Monregalese, in stretta sinergia con l’Atl e con gli operatori turistici di zona. Ci riteniamo ancora acerbi, quindi, per applicare la tassa di soggiorno intesa come strumento di consolidamento dell’offerta turistica cittadina a valere sulla permanenza degli ospiti stessi. Preferiamo maturare ancora un po’, insomma, e non vogliamo farlo sulle spalle di chi sceglie Mondovì come meta delle proprie vacanze. Per adesso nessuna imposta di soggiorno, ma un impegno costante per crescere in accoglienza, promozione e attrattività e per coinvolgere ulteriormente le attività ricettive che si stanno radunando in un’associazione ufficiale». (g. sca.)

SALUZZO > Imposta unica: 1 euro per tutti

Il provvedimento a Saluzzo è stato introdotto nel 2011 ed è entrato in vigore a partire dal 1° maggio 2012, diventando uno degli strumenti con cui l’amministrazione sostiene le politiche turistiche della città. L’imposta è fissata a 1 euro a persona per notte, applicata per un massimo di otto pernottamenti consecutivi. In media, il gettito annuale si colloca tra i 40 e i 42mila euro, una cifra contenuta ma costante, che nel tempo ha permesso al Comune di programmare interventi mirati senza gravare in modo eccessivo sui visitatori. Restano escluse dal pagamento alcune categorie: non versano la tassa gli autisti, le persone che soggiornano per motivi di lavoro e altri casi specifici indicati nel regolamento comunale, consultabile sul sito istituzionale. Le esenzioni e l’importo sono stati definiti fin dall’inizio attraverso un confronto con le categorie professionali del settore ricettivo, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra le esigenze delle strutture e quelle dell’ente pubblico.
La tassa di soggiorno è vincolata a finalità turistiche. I fondi vengono utilizzati per attività di promozione della città, per la ristampa di materiali informativi, guide e strumenti utili a valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio. Una scelta che ha accompagnato la crescita dell’offerta turistica saluzzese negli ultimi anni e che punta a reinvestire direttamente sul settore quanto raccolto dai visitatori. In un contesto in cui molte città stanno valutando l’introduzione o la revisione dell’imposta, il caso di Saluzzo rappresenta un modello ormai rodato. (l. bor.)

SAVIGLIANO > Senza tariffe, con dibattito sempre aperto

Savigliano resta tra i comuni della Granda che hanno scelto di non introdurre la tassa di soggiorno. Una decisione che l’amministrazione ha confermato anche negli ultimi anni, nonostante il dibattito periodico sul possibile utilizzo dell’imposta come strumento di sostegno alle politiche turistiche. Ogni volta però è stato scelto di non cambiare, forse prendendo atto dell’attitudine del territorio che, per ora, è più rivolta alle attività lavorative che non a turismo.
A differenza di altre realtà piemontesi, dove il contributo viene richiesto ai visitatori per ogni notte trascorsa nelle strutture ricettive, qui chi pernotta in città non è tenuto a versare alcun balzello aggiuntivo.
Una scelta che punta a mantenere competitiva l’offerta turistica locale e a non gravare su alberghi, bed and breakfast e strutture extralberghiere, in un contesto in cui i flussi restano legati soprattutto a eventi, fiere e manifestazioni culturali.
Il tema, comunque, non è escluso dal confronto politico: l’assenza della tassa di soggiorno comporta anche la rinuncia a una possibile entrata dedicata alla promozione turistica e alla manutenzione dei servizi.
Per ora, però, Savigliano continua a differenziarsi da molti altri centri del territorio. Non è il solo, in realtà, in provincia di Cuneo. Anche Mondovì ha scelto la stessa strada. (l. bor.)