«Ho realizzato che il cosiddetto controllo di vicinato, finora, sia stato più che altro una sorta di fai da te. È pericoloso, perché i cittadini possono incorrere in comportamenti illegittimi, sono passibili di denunce e il peggio è di certo il concetto di ronda che non potrà mai essere autorizzata. Questo mi preoccupava, così ho voluto mettere in campo, insieme al territorio, la possibilità di organizzarsi in strutture consentite in un quadro di sicurezza partecipata». Mariano Savastano (in foto), prefetto di Cuneo dal luglio 2024, è deciso a premere l’acceleratore sul concetto di sicurezza partendo dall’organizzazione locale. Da venerdì 16 gennaio, il giorno dopo della conferenza stampa in cui ha annunciato le sue intenzioni, tutti i sindaci della “Granda” hanno ricevuto una nota della Prefettura che illustra il nuovo protocollo da concordare con il massimo rappresentante del Governo sul territorio. Come? «Mettendo in atto due strumenti – ha detto il Prefetto –. Il primo deriva da un’idea dell’ex ministro Roberto Maroni, ma nella Granda ancora non è stato applicato: sono le associazioni di osservatori volontari, strumento giuridico già esistente in alcune città. A Milano un esempio sono i City Angels, persone qualificate con corsi di formazione. Sanno come comportarsi in situazioni che ritengono pericolose per la sicurezza, in totale sintonia rispetto alle leggi e in collaborazione con le forze dell’ordine». Lo schema pensato da Maroni in pratica, richiede che i partecipanti si costituiscano in associazione, iscrivendosi negli appositi elenchi, poi convenzionandosi col Comune nel quale il sodalizio opera. Le pattuglie che “osservano” il territorio possono essere formate al massimo da tre persone, di età non inferiore ai 18 anni, non possono essere motorizzati, né armati. In più: i componenti non possono mostrare segni che si rifacciano ad organizzazioni politiche o a gruppi di tifoserie di ultrà. «La sicurezza fai da te che scende in piazza con simil ronde non è possibile e in più è pericolosa – ha aggiunto Savastano –. Il cittadino può restare seriamente ferito, se non peggio, e in più incorrere in reati come la violenza privata. Può, invece, partecipare alla sicurezza del proprio territorio, ma nei modi previsti dal legislatore».
Secondo strumento è il controllo di vicinato. Non lo regola una legge, è un istituto di origine anglosassone e c’è un protocollo tipo perché l’unico passaggio formale è la convenzione tra il sindaco della città o del paese ed il prefetto. Presuppone un lavoro a monte. Un esempio: i cittadini di una strada possono decidere di formare un gruppo e controllare quel sito, comunicando via WhatsApp con un coordinatore debitamente “formato” dalle stesse forze di polizia con cui resta in contatto costantemente. In questo modo lui farà da filtro con le forze dell’ordine segnalando i fatti giudicati anomali e che possono precludere la sicurezza.
MONDOVì CAPOFILA
Fino ad oggi solo la città di Mondovì (con il sindaco Luca Robaldo) aveva già applicato lo strumento del controllo di vicinato, ma la convenzione è scaduta da poco e sarà ripristinata, quindi la città del Monregalese sarà la prima a partire con riunioni che si sono già svolte in prefettura per gli accordi formali. Anche il Sindaco di Valgrana è stato informato dell’ormai prossima costituzione del protocollo. Quella zona, nei mesi scorsi, è stata al centro di un’attenzione mediatica (“probabilmente esagerata rispetto ai reali fatti accaduti”, ha detto il Prefetto) in seguito a furti: solo tre le denunce depositate.
STAZIONI FERROVIARIE
«Abbiamo visto che in alcune zone d’Italia i prefetti hanno deciso di istituire “zone rosse”, per aree sensibili dove applicare una vigilanza rafforzata. Ritengo che realtà come Cuneo, Alba e Bra, non siano in condizioni di insicurezza tali da arrivare a simili provvedimenti» ha proseguito il prefetto Savastano. Per le zone rosse occorrerebbe attivare strumenti straordinari, qui gli ordinari sono più che sufficienti. A Cuneo sono effettuati continui servizi di polizia anche con supporti da Torino. A Mondovì, per fare un altro esempio, ci sono 400 telecamere. Ogni anno il Ministero ne sostiene la posa e nell’ultimo anno sono stati finanziati 10 progetti di altrettanti comuni e di un’unione montana. Altro capitolo la sicurezza nelle stazioni ferroviarie, in particolare per Alba, Cuneo e Bra. «Ci siamo incontrati più volte con Rfi e Fs Security per intervenire: le ferrovie si dicono d’accordo ad installare nuovi sistemi di telecamere di sicurezza. A Cuneo ora è pensabile riaprire il sottopassaggio chiuso da tempo».
Sicurezza secondo il Prefetto: il nuovo controllo di vicinato
Mariano Savastano, massimo rappresentante del Governo sul territorio della “Granda”, invita i sindaci a firmare il protocollo: «No alle ronde»

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