«Il fenomeno che mette più in crisi la viabilità e l’overtourism verso gli impianti sciistici è il pendolarismo. Qui a Madonna di Campiglio (foto sopra) lo analizziamo da tempo e quest’anno siamo riusciti ad affrontarlo grazie al lavoro unitario tra amministrazioni pubbliche, imprenditori della neve, Comuni, Prefettura e forze di polizia. Come? L’unica soluzione è il limite alla vendita degli skipass giornalieri: 14.000 titoli di accesso è la nostra soglia e i primi a richiedere un intervento sono state proprio le nostre stazioni sciistiche». Se a illustrare la soluzione che vale per tutti gli “imbuti” di strade invase da automobili e camper sulle strade della neve è l’assessore Giuseppe Corradini, da 11 anni alle prese con i problemi di sovraccarico di amanti dello sci a Madonna di Campiglio, la riflessione non può che essere «impariamo, o perlomeno studiamo da chi fa meglio». Le difficoltà emerse a cavallo del nuovo anno in stazioni sciistiche importanti della “Granda” come Prato Nevoso e Artesina, ma anche Rucas, Pian Munè ed altre sono croce e delizia. Da una parte è evidente la capacità di attrarre perché gestite da imprenditori che sanno fare marketing e “benedetti” da condizioni meteo perfette (grande nevicata, sole, tenuta delle piste), con una sapiente gestione del “bene neve”. «Le situazioni di questo genere sono da gestire con attenzione – prosegue Corradini – perché le lunghe code innervosiscono e diventano un boomerang: chi ha dovuto faticare per raggiungere le piste con l’intenzione di sciare e non solo di “vedere la neve” potrebbe non tornare perché stressato dal viaggio». La rinomata e glamour frazione del Comune di Pinzolo, nella provincia di Trento, ha usato l’esperimento (riuscito) dei limiti allo skipass giornaliero aggiungendo un altro tassello fondamentale. «Abbiamo sfiorato i 45mila primi accessi sui nostri comprensori che arrivano fino a Folgarida Marilleva – dice Corradini –. È partito un ragionamento del territorio: al tavolo erano seduti tutti i soggetti interessati. Dal 2026 sarà attivato un sistema di infotraffico che informa l’utente sulla situazione dei parcheggi 13 chilometri prima dell’arrivo sulle piste. Certo, noi abbiamo la mobilità alternativa: fermandoci a Pinzolo, si sale con un altro impianto, evitando le code in auto. Non dappertutto è possibile, ma la soluzione è: ragionare lasciando da parte esigenze personali o campanilistiche».
In provincia di Cuneo il ragionamento sulle soluzioni non langue. Il 30 dicembre scorso, pochi giorni dopo le code verso gli impianti, è stata convocata la riunione alla presenza del prefetto di Cuneo Mariano Savastano, del presidente della Provincia Luca Robaldo, dei gestori delle stazioni sciistiche di Prato Nevoso e Artesina e dei sindaci. Risultato: consentito procedere verso le stazioni «esclusivamente in presenza di deflusso da monte, per evitare congestioni e garantire condizioni di sicurezza per gli utenti della strada». Il prefetto Savastano: «Occorre pianificazione e concerto di tutti i soggetti che concorrono a prevenire le situazioni di disagio».
Fin qui la gestione dell’emergenza, ma tutti si augurano la prosecuzione di una stagione “ridente” per la montagna dopo anni di scarse nevicate. I dati forniti dall’assessore Paolo Bongioanni (dell’Osservatorio regionale) sono perentori: exploit di presenze, nel periodo natalizio, della montagna cuneese con +36% a Limone, +20% a Frabosa Sottana dove gli escursionisti giornalieri sono saliti a +25%. Il tasso di saturazione raggiunge il 60,3%: è il livello di copertura, cioè l’eccesso di offerta rispetto alla domanda. Cresce, però anche la media giornaliera di spesa (132 euro pro capite). Tra economia della neve e legittime aspirazioni degli imprenditori, tocca alla Provincia (perché proprietaria) affrontare il problema delle strade piene. Il presidente Robaldo, poche ore dopo le code, ha convocato tutti i capi cantonieri della Provincia per avere un resoconto dettagliato. Oltre 1,18 milioni di passaggi, sugli impianti frabosani del comprensorio Mondolè Ski, in poco più di un mese e mezzo (dichiarati dai gestori): numeri che non corrispondono al traffico veicolare, ma che restituiscono la scala del “viaggio” verso una singola area montana dove lo sgombero neve ha funzionato sempre. Il nodo è stato la gestione di flussi molto elevati concentrati su un’unica via di accesso e di deflusso, soprattutto nelle fasce orarie di punta. «È da qui che partono le valutazioni della Provincia sulle possibili soluzioni – dice il presidente Luca Robaldo –. L’ipotesi di risolvere criticità di questo tipo attraverso grandi investimenti a lungo termine per l’ampliamento delle strade o la realizzazione di nuove e vaste aree di parcheggio, non risolve le contingenze dei picchi stagionali». Tradotto: sono tutti d’accordo, anche a Madonna di Campiglio, che chiedere ai piccoli centri municipali la costruzione di ulteriori parcheggi non è la soluzione, perché si tratta di esigenze stagionali a fronte di investimenti notevoli. L’atteggiamento giusto lo indica Roberto Gosso, presidente di Cuneo Neve, il brand di Confindustria Cuneo che comprende 17 stazioni sciistiche della provincia, per un totale di 95 impianti di risalita e 400 chilometri di piste. «La montagna – dice – sta dimostrando, mai come quest’anno, una capacità importante di attrarre e generare valore: serve un salto di qualità nella programmazione, perché l’accessibilità e la sicurezza sono parte integrante dell’esperienza turistica e della vita delle comunità. Le criticità emerse in alcune giornate non vanno lette solo come l’effetto di un grande afflusso, ma anche come il segnale che il sistema neve può avere ricadute economiche e sociali rilevanti, che necessita di un approccio che tenga insieme interessi diversi. Quando la viabilità si congestiona e la sosta diventa disordinata, la percezione è di mancanza di controllo. Sono coinvolti diritti e bisogni che devono coesistere, quelli dei residenti, dei lavoratori e degli operatori, dei visitatori, dei servizi di emergenza. In un territorio complesso come quello montano, ogni decisione ha effetti a catena: su vivibilità dei paesi, reputazione delle località, sostenibilità delle attività economiche, lavoro stagionale, tutela ambientale e sicurezza delle persone. Servono scelte che nascano da un confronto trasparente, evitando scorciatoie e contrapposizioni». Altra notizia, positiva: il bando pubblicato il 15 gennaio dalla Regione che stanzia 4,5 milioni di euro per coprire le spese relative alla sicurezza sulle piste, l’innevamento artificiale e alla manutenzione delle strutture.
Code insostenibili per lo sci? C’è un esempio da seguire
La soluzione a Madonna di Campiglio: il limite degli skipass. Azioni e riflessioni nella “Granda” per evitare i disagi vissuti a Natale

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