Là, dove il tempo si comprime

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C’è chi sale sul palcoscenico per raccontare una storia e chi, prima ancora, cerca la scintilla che rende possibile ogni racconto. Paolo Arlenghi appartiene alla stirpe di artisti che non separano il gesto creativo dalla vita, che abitano il teatro come luogo di indagine e di incontro, come spazio dove il tempo si comprime e qualcosa di vero può accadere.
«La mia storia è quella di un ragazzo curioso che un giorno ha incontrato una Scintilla», racconta. Un’intuizione nata nel gioco, durante un laboratorio teatrale da bambino. Lì Paolo intravede una chiave, «un mondo parallelo, un altro mondo possibile», e da allora non smette di cercare quella fiamma nascosta «in ogni incontro e in ogni atto creativo sincero».
Il bisogno di raccontare storie prende presto forma anche attraverso l’immagine: una videocamera tra le mani, poi la fotografia, il filmmaking, l’osservazione del reale. Dopo il liceo classico a Bra si trasferisce a Torino per studiare Design e comunicazione visiva al Politecnico, mentre il lavoro lo porta in giro per il mondo come cameraman e montatore nel campionato mondiale di motocross. Esperienze diverse, apparentemente lontane, che costruiscono uno sguardo.
La chiamata del teatro, però, resta centrale. Dal 2014 studia recitazione a Torino fino all’approdo alla Shakespeare School di Jurij Ferrini, dove incontra maestri che segnano profondamente il suo percorso. «Ho incontrato persone che hanno cambiato il mio sguardo sul mondo», dice. Dal 2019 entra nella compagnia di Ferrini, portando in tournée nazionali spettacoli come “Otello” e “Sogno di una notte di mezza estate”: cinque anni di palcoscenico, disciplina e ascolto.
Da queste traiettorie nasce “Pindarica” (www.pindarica.net), compagnia fondata insieme a Matteo Cionini: un collettivo di innovazione culturale, «un progetto con il quale ho la possibilità di coniugare la necessità di un teatro sociale, che abbia un impatto educativo con la ricerca sull’immagine e la multimedialità in scena». In questo periodo sono impegnato con gli spettacoli “La sindrome” di Peter Pad e Niko e l’onda energetica.
In parallelo, il progetto fotografico “PiBold” (www.pibold.com), dedicato alla ritrattistica per attori e performer, realizzato con l’attrice e compagna di vita Maria Rita Lo Destro, sviluppa un metodo che unisce musica ed esercizi teatrali per «abbandonare le resistenze e raggiungere uno stato di piena presenza». Da qui nascono laboratori per bambini e ragazzi, così come l’allestimento de “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni, interpretato da Maria Rita.
Negli ultimi anni Paolo collabora come video-
maker teatrale con Marco Lorenzi per il Mulino di Amleto (Giulio Cesare o la notte della Repubblica) e il Teatro Stabile di Torino (Tutto in me è amore – sul corpo politico di Piero Gobetti); al cinema lavora come cameraman e direttore della fotografia con Stefano Scarafia.
Langhe e Roero restano la radice. «Più scavo in profondità per cercare la mia poetica, più mi scopro legato alla mia terra», confessa. Per Paolo il teatro non può prescindere dai luoghi: è un dialogo che lascia tracce nella memoria emotiva di chi lo vive.
Quando qualcuno bussa e chiede «chi è di scena?», Pao-
lo Arlenghi risponde portando con sé questa scintilla, per condividerla. È il suo modo di stare in scena, e nel mondo.

Paolo Tibaldi