L’evento ha una protagonista con nome e cognome e una data precisa: Egidia Mathis, 29 dicembre 1336. Il racconto è noto, non solo ai braidesi. Quel giorno la giovane ragazza sarebbe sfuggita alle violenze di due malintenzionati grazie all’ausilio della Madonna. Segno imperituro dell’intervento divino è il pruneto che ancora oggi, compreso quest’anno, fiorisce in pieno inverno.
Pochi però sanno che questa narrazione degli eventi ha solo poco più di duecento anni di vita. Infatti, per secoli, sino a fine Settecento, il celebre santuario braidese è stato legato solo al pruno “miracoloso”, senza protagonisti umani.
Il nome di Egidia Mathis emerge dunque in tempi recenti, legato a una misteriosa pergamena medievale reperita negli archivi di Asti, che gli amministratori del santuario, gestito direttamente dalla Comunità di Bra, ricevettero in dono nel 1797. In proposito segue un vero e proprio giallo. Inspiegabilmente, passato di mano in mano, il prezioso documento, che attestava il miracolo del XIV secolo, andò smarrito e non vi fu verso di ritrovarlo. Il fatto ha dell’incredibile. Si ricordi che il riferimento storico più antico relativo alla Madonna dei Fiori risale al 1626 dunque tre secoli dopo i fatti di cui ci stiamo occupando, quando tale Lorenzo Mathis donò alla Comunità un terreno per la costruzione della prima chiesa.
Il potente conte Carlo Giuseppe Reviglio della Veneria, per lungo tempo amministratore del santuario, corse ai ripari fornendo nel 1803 una attestazione giurata, in cui riassumeva gli eventi della giovane Egidia. Ma anche questa andò ben presto persa. Così la storia di Egidia Mathis rimase affidata solo a una pia devozione mariana. Per fortuna tracce degli eventi storici sono state raccolte a fine Ottocento dallo storico Antonio Mathis.
Su questi eventi particolari lo studioso, in assenza di altri documenti, non può che limitarsi a qualche congettura. Semplice sbadataggine di amministratori un po’ superficiali? Complotto di qualche anticlericale per far sparire il documento? Oppure una clamorosa invenzione o falsificazione per dare fondamento a un evento miracoloso così lontano nel tempo? Da sottolineare che i fatti si svolsero nei primi anni dell’età napoleonica in un contesto di laicizzazione e requisizioni, nel quale il santuario rischiava di scomparire. Forse qualcuno pensò che un antico documento potesse mettere al riparo l’edificio sacro?
Sta di fatto che il racconto di Egidia Mathis si afferma nella devozione ottocentesca, arricchendosi di nuovi particolari, fino a diventare centrale anche nell’iconografia. Oggi la Madonna ed Egidia dominano i dipinti degli altari maggiori dei due santuari di Bra, mentre la più antica raffigurazione seicentesca della Madonna dei Fiori, opera di Jean Claret, con al centro unicamente fiori e angioletti, è finita in una cappella laterale del santuario vecchio.
Emauele Forzinetti

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