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Il “Cammino della Nona Casa” unisce ascolto e responsabilità

Mille chilometri da Cuneo a Roma per trasformare un lascito in una casa protetta e portare la lotta alla violenza di genere fuori dai confini locali e condivisi

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«Sono Eva Garelli, operatrice antiviolenza della cooperativa sociale Fiordaliso di Cuneo» ha esordito. «Dal 2003 siamo parte della rete antiviolenza. Dal 2014 gestiamo la casa rifugio del territorio. Oggi coordiniamo nove case protette per donne e minori vittime di violenza».

La nona casa, che dà il nome al progetto, nasce da un lascito testamentario: «Una signora lungimirante ha donato un immobile da destinare a donne in situazioni di fragilità. Richiedeva una grande ristrutturazione e abbiamo deciso di trasformarla in un’azione di sensibilizzazione. La violenza non può essere delegata: riguarda tutti e tutte».

Così è nato il crowdfunding “Casa in Sospeso”. «Il cammino della nona casa è stato l’atto finale: mille chilometri da Cuneo a Roma, tra ottobre e novembre 2024. È servito a raccogliere i 100 mila euro necessari per ristrutturare e mettere in sicurezza la casa, ma anche a portare il tema fuori dal territorio».

«Abbiamo attraversato lentamente i territori, in un cammino aperto e partecipato. Chiunque poteva unirsi. Abbiamo incontrato scuole, amministrazioni, centri antiviolenza, ampliando quella rete che sostiene concretamente le donne».

L’arrivo a Roma ha avuto un valore simbolico: «Abbiamo organizzato una conferenza stampa a Montecitorio, incontrato le scuole al Campidoglio e l’amministrazione capitolina. Abbiamo portato un sentire comune: la violenza non è più emergenza, è fenomeno strutturale. Serve un cambiamento dal basso, un cammino lungo verso la parità di genere».

«La metafora del cammino calza a pennello: è quello che dobbiamo ancora fare come società per raggiungere rapporti paritari di prevenzione».

Durante le tappe, la risposta è stata forte: «Abbiamo incontrato cittadini e cittadine che volevano conoscere il progetto. La casa non ha vincoli territoriali e può accogliere donne da tutto il Paese. È stata aperta a luglio ed è stata subito abitata da una mamma con due bambini».

Il progetto ha avuto anche una spinta maschile: «Il mio compagno, Pietro Vertamy (foto sotto) – fotografo, camminatore e presidente Formicalab – ha voluto dare il suo contributo. Dice: “Io come uomo non sono violento, cerco di fare la mia parte, ma forse non basta. Non agire violenza non è sufficiente per risolvere il problema”. Con i suoi mezzi ha voluto portare un contributo concreto a un cambiamento culturale».

«All’arrivo a Roma eravamo una cinquantina in piazza San Pietro. È stato il coronamento di un percorso che ci ha mostrato quanto sia importante camminare insieme verso un cambiamento culturale».

Garelli ha concluso con un invito diretto: «Il cammino ci ha insegnato che la violenza di genere non è un tema che riguarda solo chi la subisce o chi lavora nei centri antiviolenza. È una responsabilità collettiva. Ognuno e ognuna di noi può fare la propria parte, anche con piccoli gesti. È questo che rende possibile il cambiamento. E se una casa è nata grazie a un cammino, significa che insieme possiamo davvero costruire molto di più». 

BaNNER
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