“Articolo 27”, quando il carcere entra nella città

Dal festival all’associazione, il progetto nato a Cuneo porta al centro del dibattito pubblico lavoro, dignità e seconde possibilità

0
1

Si presenta così, calmo: «Mi chiamo Gabriele Cigliutti e sono consigliere della neonata Associazione Articolo 27», ha esordito. «Porto i saluti di Davide Danni, presidente dell’associazione e amministratore delegato di Panatè. Questa sera non ha potuto essere qui, quindi sono io a condividere con voi questa cena».

Poi ha aggiunto: «Mangiare insieme, condividere cibo, relazioni, progetti ci sembra naturale. Ma per migliaia di persone recluse in carcere non lo è affatto. Da quel mondo che ci appare lontano arrivano mani che sanno lavorare bene. Mani che hanno sbagliato, certo, e la pena va scontata. Ma non possiamo eliminare le persone, né la loro possibilità di sentirsi ancora utili».

Cigliutti ha raccontato la nascita di Articolo 27 Expo: «È una manifestazione ideata da Panatè, società benefit, per portare fuori ciò che nel carcere resta nascosto: dignità, talento, lavoro vero. Nelle tre edizioni realizzate finora abbiamo creato qualcosa di mai visto in Italia: imprese, istituzioni, cittadini e detenuti che si guardano negli occhi e scoprono che il carcere non è solo punizione, è anche ricostruzione».

«Abbiamo portato la prima giornata del festival dentro la casa circondariale di Cuneo – ha spiegato – lì abbiamo lavorato insieme a soluzioni concrete. Poi, per tre giorni, nelle vie della città, abbiamo mostrato i prodotti nati in carcere: pane Panatè Glievitati, cosmetici, tessuti, arredi, arte. Oggetti che non sono solo oggetti, ma portano un messaggio: Io posso ricominciare, tu puoi scegliermi».

Il cuore del progetto è culturale: «La cultura non è solo ciò che leggiamo o ascoltiamo. È saper cambiare sguardo, sostituire la paura con la conoscenza, l’ostilità con l’incontro. E capire che il lavoro vero non è un premio, ma il modo più efficace per ridurre la recidiva: dal 70% al 2%. È un beneficio per tutta la comunità».

«In tre edizioni a Cuneo abbiamo dimostrato che il lavoro penitenziario può stare al centro del dibattito pubblico e del mercato, generando valore reale», ha sottolineato.  

«Ora per noi è il momento del salto di scala. Il nostro progetto sta gradualmente diventando un festival di portata nazionale, con l’ambizione di rappresentare tutto l’ecosistema dell’economia carceraria italiana e renderla visibile, comprensibile e accessibile alla società civile. In questo percorso, è centrale la creazione di proposte culturali. Libri, arte, fotografia, teatro e musica sono da sempre al centro della programmazione del nostro evento e avranno un ruolo sempre più centrale. La cultura è la chiave per raccontare temi complessi al grande pubblico». 

Infine, il messaggio più forte: «Dietro ogni muro c’è una storia, dietro ogni errore una possibilità, dietro ogni condanna una persona. La dignità, quando la si accende, fa luce per tutti».