Tra i monumenti di Mondovì ce n’è uno che detiene il primato per invisibilità, pur trovandosi in uno degli spazi più frequentati della città: la stazione ferroviaria. Nel 2021, mentre negli Stati Uniti venivano abbattute le statue di generali confederati e schiavisti, qualcuno pensò di atterrarlo e per mesi il busto marmoreo rimase disteso tra i fili d’erba dell’aiuola interna della stazione.
Ma chi era quella figura barbuta? Il cartiglio sul piedistallo recita: «A Paolo Amilhau, Direttore Generale delle Ferrovie dell’Alta Italia, addì 14 novembre 1875».
Paolo – o meglio Paul – era nato a Tolosa nel 1826 in una benestante famiglia di avvocati. Dopo aver frequentato la prestigiosa École polytechnique si era impiegato per oltre dieci anni nel corpo dei Ponts-et-Chaussées, il genio civile francese. Arrivò in Italia nei primi anni ’60, come emissario di Paulin Talabot, uno dei maggiori capitani d’industria nel settore delle ferrovie europeo, e del barone De Rothschild: i francesi miravano a ottenere dal governo italiano la gestione delle ferrovie meridionali. Il progetto naufragò, ma non si scoraggiarono, tant’è che nel 1865 riuscirono ad acquistare dallo Stato le strade ferrate dell’Italia settentrionale. Per gestirle fu costituita la Società per le Ferrovie dell’Alta Italia e Amilhau ne divenne il direttore generale.
Perché il suo busto è a Mondovì? Semplice: nel 1875 fu tra coloro che – dopo vent’anni di progetti e discussioni – vi portarono il treno. La città era rimasta tagliata fuori dalla Torino-Savona, conclusa l’anno precedente con l’apertura del tratto Bra-Ceva, e per evitare l’isolamento il comune stipulò un contratto con le Ferrovie dell’Alta Italia per realizzare un raccordo tra Bastia e Breo. Dopo quasi due anni di lavori, il 15 novembre 1875 la linea e la nuova stazione vennero inaugurate in pompa magna: bande militari, festoni, archi di trionfo improvvisati, palloni aerostatici e un luculliano pranzo ufficiale scandirono la giornata. Protagonisti indiscussi furono il deputato monregalese Felice Garelli, che molto si era speso per la causa, e lo stesso Amilhau, che vennero omaggiati con lo scoprimento di due busti in loro onore. Quello di Garelli fu collocato in stazione, mentre l’imprenditore francese trovò posto in municipio. Neppure il deragliamento di un treno diretto a Carrù avvenuto a metà mattinata riuscì a guastare l’atmosfera, ormai Mondovì aveva la sua ferrovia.
Quelle celebrazioni furono tra le ultime apparizioni di Amilhau come direttore delle Ferrovie dell’Alta Italia. Appena due giorni dopo il governo Minghetti firmò a Basilea una convenzione che riscattava tutte le linee e in breve la società cessò di esistere. Rientrato in Francia, si dedicò alla costruzione di strade ferrate in Serbia e nel nord della Spagna, morendo a Parigi nel 1890.
Il busto probabilmente lasciò il municipio nel 1933, quando venne inaugurata la stazione dell’Altipiano, parte della linea Fossano-Mondovì aperta quell’anno. Non aveva alcun legame con la nuova tratta, ma forse già allora la città non sapeva più che farsene di quel monumento.
Andrea Bertolino
Archivista della Società di Studi storici, archeologici ed artistici della Provincia di Cuneo

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