Ancora una! Il manuale minimo delle storie

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“Ma quanto era bello farsi leggere le storie?” mi scrive un’amica su WhatsApp. L’anno scorso Irene ed io abbiamo seguito insieme un corso dove un attore professionista ci insegnava a leggere ad alta voce degli albi illustrati. Ci ha spiegato come avere la pronuncia scandita, il controllo della voce, l’esattezza delle pause, la delicatezza nel girare le pagine e la grazia di non muovere il corpo a casaccio. È un gran lavoro leggere per gli altri! Alla fine arrivava il momento più atteso: il maestro leggeva per noi. Tirava fuori il volume da uno zaino e voilà! E noi mamme, papà, insegnanti, nonne, bibliotecarie, stavamo seduti, incantati e beati.
Indovinate come finiva? Esatto: alla fine gridavamo tutti a gran voce “Ancora una! Ancora una…” ed era vero, non volevamo che la storia finisse e ci rilanciasse nella nostra vita. Era così rilassante stare nel Paese della grande fabbrica delle parole o nel bosco dove Cappuccetto frega il lupo e orsi distratti perdono le mutande.
Dopo il corso ci siamo a nostra volta improvvisati lettori, sotto il viale alberato di Cherasco, nelle case private, nelle biblioteche e addirittura nella sala d’aspetto dell’ospedale.
La magia è che siamo stati tutti semplicemente più leggeri, da lettori e da ascoltatori, deliziosamente complici di questo rito antichissimo. Che sia proprio questo di cui abbiamo bisogno? Fermarci per ascoltare le storie. Fermarci per leggere storie.
In queste sere mi diverto a leggere per mio figlio le storie dell’Elfo Socrate – creatura magica e filosoficamente saggia – inventato da Elisa Giordano. Ci mettiamo nel lettone, lui chiude gli occhi e le avventure dell’Elfo saggio ci accompagnano. Di questo abbiamo bisogno: rallentare, chiudere gli occhi ed entrare in mondi più leggeri.
E allora cosa possiamo augurarci da queste vacanze in arrivo? Di seguire il nostro respiro, le nostre anime e anche (o soprattutto) la nostra pancia. Facciamoci il regalo di lasciarci leggere una storia prima di dormire. E regaliamo a una nonna o a un nonno una bella favola prima che collassi sul divano.
E chiediamo ai bambini di inventare per noi una fiaba (che poi a metà farà ridere, perché i bambini svaccano sempre e arriveranno di certo le puzzette delle renne o una macchina per rutti chiesta come dono a Babbo Natale).
E poi, per finire in bellezza, facciamoci da soli un ultimo benedetto dono: evitiamo senza sensi di colpa tutto quello che non ci sentiamo di fare. Quella cena, quella chiamata di cortesia, quel pensierino che ci fa scapicollare. Diciamo semplicemente di no. Abbiamo un altro impegno.
L’impegno? Una storia, una bella storia, che ci fa calmare, godere, respirare e quindi vivere felici e contenti.