Èil posto dove competenza, velocità nelle decisioni e professionalità salvano vite umane. I Pronto Soccorso degli ospedali sono gli “imbuti” della sanità sul campo dove familiari angosciati guardano negli occhi i medici cercando di cogliere speranze e certezze. Per la “Granda” (più di 581mila residenti) significa riferirsi a sei presidi più o meno attrezzati ad organizzare assistenza immediata in situazioni di emergenza e urgenza, perché l’intervento tempestivo e corretto fa la differenza tra la vita e la morte. Nel corso del 2024 i casi trattati nei “Pronto” della Granda sono stati, in totale, 206.152, come la somma degli abitanti di Rimini e Livorno. La classica domanda rivolta al paziente, questa volta va ribaltata: come stanno oggi i pronto soccorso della provincia di Cuneo? Questione impegnativa e risposta non facile, perché quest’ultima ha tante sfaccettature. Non interessano le classifiche, ma fare il punto sulle reali necessità dell’emergenza Dea. S’intende il Dipartimento di Emergenza Accettazione, l‘organizzazione ospedaliera più complessa e integrata di ciascun ospedale che include il pronto soccorso, oltre ad unità operative come la rianimazione e l’osservazione breve intensiva. È certo che per buona parte della Medicina d’Urgenza il problema è costituito dai numeri: mancano le professionalità. «Di che cosa si ha bisogno? Rispondo in modo secco: di medici strutturati in grado di lavorare in modo sinergico nel tempo – dice Mario Raviolo, direttore del Dipartimento di Emergenza-Urgenza dell’Asl Cn1 -. Di personale medico ed infermieristico che oggi, in alcune strutture del Cuneese, manca drammaticamente. Inoltre dal punto di vista gestionale non c’è una corretta allocazione delle risorse umane: la diversità di distribuzione di professionisti medici tra aziende va sanata». Il riferimento è al fatto che medici di Pronto Soccorso hanno enormi responsabilità, necessitano di continua formazione, hanno meno sbocchi professionali ed economici rispetto ai colleghi di altri reparti, sono spesso lontani da casa, svolgono turni massacranti e le soddisfazioni morali sono rare. Le situazioni fotografate, però, rivelano la classica macchia di leopardo. Al “Santa Croce” di Cuneo, per esempio, (ospedale hub della “Granda”) la pianta organica è congrua rispetto alle esigenze e non utilizza i costosi medici gettonisti (a chiamata, tramite cooperative private) da un anno esatto. Organico a posto anche per Verduno, nel nuovo ospedale “Michele e Pietro Ferrero” dell’Asl Cn2. L’Asl Cn1 ha due strutture negli ospedali “cardine” Mondovì e Savigliano. Quello del “Regina Montis Regalis” (diretto da Andrea Tortore) ha necessità di personale e Ceva (chiuso di notte) ci sono solo medici gettonisti, difficoltà anche a Saluzzo (solo diurno). Carenza “drammatica” di personale a Savigliano (primario Bartolomeo Lorenzati).
I numeri
Di che dimensioni stiamo parlando? Nel 2024 il Pronto Soccorso dell’ospedale “Santa Croce e Carle” di Cuneo ha fatto registrare 67.659 passaggi di utenti (media di 200 al giorno). Sono più del “Cardarelli” di Napoli (66mila), ma Cuneo è un capoluogo di provincia con 55.000 abitanti, la città partenopea ne ha quasi un milione. «Sono tre i pilastri su cui si regge il buon andamento dei Pronto Soccorso – dice Giuseppe Lauria, capo del Dipartimento di Emergenza di secondo livello (alta complessità) di Cuneo –: organizzazione interna, esterna e qualità dei professionisti. L’organizzazione non è altro che definire le regole ed è importante che ogni professionista si confronti in campi diversi della sua specializzazione. Le attrezzature? Sono importanti, ma è anche giusto chiedersi: ho la risonanza magnetica attiva anche di notte, ma la domanda è se mi serve». L’ospedale di Verduno è la struttura più “giovane” (2020), definito “un vascello tra i noccioli” dalle riviste di architettura. Oltre a questo anche la sostanza acquisita nel giro di pochi anni e i numeri lo confermano. Nel 2024 i passaggi sono stati 59mila, in aumento costante. «Serve una popolazione di oltre 170.000 abitanti, diffusi sui 75 Comuni – spiega il direttore Massimo Perotto –. Registra circa 60.000 accessi annui, per una media giornaliera di 165 passaggi. Vi lavorano 23 medici specialisti, grazie a una serie di interventi strutturali messi in atto dall’azienda per rispondere al crescente numero di accessi. Dal 2022 ad oggi, infatti, il numero è aumentato del 50%: da 40 a 60mila». «L’Asl Cn1 – dichiara Giuseppe Guerra, direttore generale – registra quasi 100mila passaggi nei Pronto Soccorso e Dea del territorio di competenza e ciò richiede uno sforzo importante da parte delle singole strutture. La grave carenza di medici di medicina d’urgenza ci impone di integrare risorse interne con gettonisti che stiamo cercando di ridurre qui come in altre strutture come Anestesia, Neurologia e Ginecologia. Il miglioramento delle attività di presa in carico sul territorio, anche con la prossima attivazione delle Case di Comunità, potrebbe essere la strada corretta per cercare di ridurre gli accessi impropri (codici bianchi e parte dei verdi) che ad oggi rappresentano ancora una percentuale notevole. Prima operazione concreta: riaperte le medicherie chirurgiche nei Pronto Soccorso: abbiamo cioè assunto sia a Mondovì sia a Savigliano chirurghi che ruotano sui reparti e, prevalentemente in pronto». Infine la questione Ceva, dove l’assessore della Regione Federico Riboldi, nei giorni scorsi, ha ribadito (in un incontro pubblico) che “non ci sono le condizioni per l’apertura h24”. Capitolo a parte le aggressioni nei confronti del personale medico nei pronto soccorso, ma questo attiene al grado di civiltà degli utenti.
Pronto Soccorso nella “Granda”: lo stato di salute di sei strutture
Luci e ombre dei Dipartimenti di Emergenza della provincia. Carenza di medici? Non dappertutto. L’esigenza di un’organizzazione efficace

|
|




