“La Fausto Coppi”, l’evento che misura la sostenibilità

La granfondo cuneese genera due milioni di indotto economico, dato rilevato grazie allo studio condotto dal Politecnico di Torino

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Si può misurare il valore di un evento sportivo attraverso l’analisi della sostenibilità del ciclo di vita? Sembra proprio di si. Ce lo dimostrano La Fausto Coppi, celebre granfondo ciclistica cuneese, e il Politecnico di Torino, con il team coordinato dalla professoressa Chiara Gastaldi, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale. Ma come si può applicare ad un evento un protocollo rivolto al prodotto? “Il primo passo è quello di adattare la normativa esistente a un evento: anch’esso ha un ciclo di vita, anche se non c’è molta letteratura a riguardo”, spiega la professoressa Gastaldi, che ha sottolineato che l’obiettivo dello studio è quello di fotografare quantitativamente l’impatto economico, ecologico e sociale dell’evento in maniera solida e robusta per poi agire sulle criticità.
La ricerca, svolta con Tommaso Bazzica, laureato a settembre al Politecnico di Torino in produzione industriale, oltre ad analizzare i numeri disponibili, ha reperito i dati tramite questionari. I risultati sono chiari, netti e restituiscono segnali oggettivi di quanto sia impattante (anche e soprattutto in positivo) una manifestazione del genere. 2 miliardi in indotto economico in tre giorni (quasi 4000 pernottamenti stimati), un’impronta carbonica di 7,58 Kg di Co2 emessi per ciascun partecipante (uno studio sugli Special Olympics del 2014 ha calcolato 10,8 Kg a partecipante), 20% di riduzione di emissioni per il comparto food & beverage grazie alla scelta di fornitori locali, 10,8 euro generati ogni euro investito per un impatto economico, turistico, sociale e culturale che ha incrementato l’immagine internazionale del territorio (42 nazioni presenti), raccontata e diffusa nel mondo anche tramite i 302 articoli pubblicati sull’evento.
Uno studio visionario, un ponte tra la storicità dell’evento e il futuro, “dettato dall’ossessione di misurare l’impatto de La Fausto Coppi sul territorio cuneese”, spiega l’organizzatore Davide Lauro che, nell’incontro di venerdì scorso a Confindustria Cuneo, ha presentato i dati e la ricerca effettuata assieme alla docente del Politecnico alle istituzioni e ai partner. “Il minimo sindacale è garantire sicurezza all’evento, con tutti i servizi per i partecipanti, ma noi vogliamo un evento di qualità, che abbraccia in maniera ampia anche i valori della sostenibilità”.
“Ora, La Fausto Coppi può diventare un caso di studio, stabilire una metodologia utilizzabile in altri eventi, dare contezza agli stakeholder dell’impatto del loro investimento dal punto di vista economico, presentando una fotografia nitida anche dal punto di vista sociale ed ambientale. Uno studio del genere, così completo sulle tre dimensioni della sostenibilità, non era mai stato svolto prima”, aggiunge Chiara Gastaldi, che sottolinea che i dati ricavati la dicono lunga anche su come migliorare. “Uno strumento quantitativo che fa capire dove si sta facendo bene, utilizzabile sugli altri eventi che animano la provincia di Cuneo, con l’ottica di farli crescere ancora”.
Come per i cicloamatori che si ritrovano in piazza Galimberti l’ultima domenica di giugno per affrontare 170 km e 4300 metri di dislivello positivo, in sella alla propria bici, la passione ha animato anche questo studio proprio come se fosse parte della iconica pedalata. “Quanto c’è di ingegnere o di appassionata in questo lavoro? Un bel 50 e 50! Nasco più runner che ciclista, mi sono avvicinata alle due ruote grazie a un team studentesco che io guido, che progetta e prototipa delle bici reclinate carenate da competizione che ha fatto due record mondiali, uno per l’handbike più veloce del mondo, uno per il record dell’ora con il cuneese Diego Colombari – conclude la professoressa Gastaldi – sono diventata ciclista appassionata grazie a questa didattica alternativa e, quando Davide mi ha avvicinata proponendomi di unire due mie grande passioni come ciclismo e sostenibilità, non potevo che rispondere in maniera affermativa”.

Alberto Fumi