Produrre meno rifiuti, in subordine produrre più differenziata. Dovrebbe essere il “mantra” di ogni comunità, ma è, di certo, uno degli scopi principali alla base della programmazione dell’Autorità Rifiuti Piemonte (A. R.). È l’organismo che ha il compito di redigere e approvare il Piano d’Ambito regionale, articolato in sub ambiti: si occupa, ad esempio, della realizzazione di impianti a tecnologia complessa, a servizio del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani, secondo le esigenze di riciclaggio, recupero e smaltimento. Nei giorni scorsi l’autorità (presieduta da Paolo Foietta, per anni l’uomo della Tav, ex-commissario straordinario del Governo) si è riunita e ha adottato il documento che indica «l’organizzazione del sistema impiantistico di gestione dei rifiuti della provincia di Cuneo». Il sottotitolo: indirizzi “in anticipazione” del Piano per gli anni 2026 e seguenti. In pratica: il nostro futuro per quanto riguarda la gestione dei rifiuti.
I NUMERI
Perché la nostra spazzatura sia davvero un vantaggio dell’economia circolare, che trasforma gli scarti da problema a risorsa, occorre programmazione. Questo implica la prevenzione e la riduzione della produzione dei rifiuti, il riutilizzo dei materiali e un recupero sempre più efficiente di materia ed energia, limitando il più possibile lo smaltimento in discarica. Il problema? I dati dicono che nel 2023 la produzione totale di rifiuti urbani in Piemonte è pari a 2 milioni e 140 mila tonnellate (504 kg pro capite) e risulta già superiore di circa 141 mila tonnellate (7% in più rispetto al target del Prubai, lo strumento di pianificazione della Regione per il 2035). E nel 2024 (dati non definitivi) il trend si prevede ancora in crescita. Nella provincia di Cuneo non si sta meglio: negli ultimi due anni l’aumento dei rifiuti totali è pari a circa 8.500 tonnellate. Traduzione: la provincia di Cuneo deve imparare a produrre meno “spazzatura”. Se si facesse meno “rumenta”, l’economia e la transizione verso un modello sostenibile sarebbe più semplice per governi, aziende e cittadini, con l’aiuto di innovazione tecnologica e nuove politiche. Semplice a dirsi, difficile da realizzare. «Ridurre è possibile, oltre che necessario – dice Roberto Cavallo, consulente gestione sostenibile dei rifiuti, assessore comunale ad Alba -. La produzione di rifiuti è aumentata perché la popolazione è cresciuta, di circa mille abitanti. Detto questo sono le politiche di incentivazione che devono incrementarsi: più gente compra, più aumentano i rifiuti. Questo può essere dato positivo, indice di benessere, ma se non ci sono politiche di governo del fenomeno, si hanno difficoltà. Qualche esempio: aiutare i commercianti installando scaffali per gli spazi di vendita dei prodotti sfusi perché non siano un costo, oppure il sacco prepagato che funziona, visto che ad Alba e Bra l’indifferenziata cresce. Oppure ancor i pannolini lavabili e compostabili che vanno nell’indifferenziato, progetto finanziato dalla Fondazione Crc».
Com’è organizzata la provincia di Cuneo? Si suddivide in quadranti. Per Cuneo, i Cav (Consorzi di area vasta) e i gestori sono Cec (54 Comuni cuneesi)-Acsr, Coabser (54 Alba-Bra)-Str, Csea (52, Saluzzo – Savigliano-Fossano)-A2A e Acem (87, nel Monregalese)-Sma. Il quadro per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati comprende due «impianti di preselezione e biostabilizzazione» (Magliano Alpi e Borgo), due di produzione di Css (combustibile solido secondario), a Villafalletto e Sommariva Bosco, oltre a 3 discariche per rifiuti non pericolosi (Sommariva Perno, Villafalletto e Magliano Alpi), dov’è smaltito «l’esito del trattamento dell’urbano indifferenziato». Ciascun Consorzio di area vasta ha un impianto di trattamento meccanico-biologico (Tmb) e una discarica a servizio del territorio. Situazione particolare nel Monregalese dove da pochi giorni c’è stata una piccola rivoluzione: la discarica di Magliano Alpi è in scadenza li 31 dicembre e l’affidamento è ormai prossimo. Secondo le previsioni sarà Sma, Società Smaltimento Ambiente di Mondovì, a gestirla (oggi c’è Iren) e il nuovo presidente è Michele Odenato, ex referente di Acem che, a sua volta, ha un nuovo numero uno: Andrea Ferro, sindaco di Paroldo. Il quale dovrà affrontare un altro problema: la discarica di Lesegno (esaurita ormai da tempo) ha prodotto più percolato del consueto con un conseguente aumento dei costi e la cifra preventivata di 225.000 euro non sarà sufficiente (oltre 300mila euro). Nella stessa riunione ad alzare i toni è stato il sindaco di Mondovì, Luca Robaldo, che ha rimarcato con veemenza: «Il sistema di raccolta rifiuti fa acqua da ogni parte. Noi amministratori non siamo contenti e non lo sono i cittadini. Il Cda, nel prossimo appalto (in scadenza) dovrà far rispettare contratti e penali». Infine l’impianto di Magliano Alpi sarà riorganizzato, «con cessazione dell’attività di separazione delle frazioni». Il “tal quale” sarà inviato agli altri tre impianti Tmb, che «gestiranno la frazione secca per Css». Ulteriori modifiche dopo l’ampliamento di 300.000 metri cubi e altri 15 anni di autonomia, senza consumare un solo metro quadrato in più di suolo.
Salta all’occhio, nelle tabelle di A.R. il dato che riguarda la produzione di rifiuti urbani nel 2024. In provincia di Cuneo la parte del leone della differenziata la detiene il Consorzio che fa capo a Coabser: 82%, seguito da Csea (72%), Cec (71%) e poi Acem (67%). Dopo la legge Ronchi, Il raggiungimento del 65% in peso di raccolta differenziata è stato fissato per l’anno 2035.
Quanto al cementificio di Robilante, per «ridurre il conferimento in discarica di bioessiccato e frazione secca dovrà ottimizzare l’assorbimento di Css degli impianti di Tmb del Cuneese».
Rifiuti in provincia di Cuneo, l’imperativo: produrne meno
Le anticipazioni del nuovo Piano per gli anni 2026 dell’Autorità Rifiuti Piemonte



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