Da una parte c’è il mito della famiglia Kennedy, storicamente incrocio di politica, glamour e tragedia: dall’altra, la piattaforma online di Netflix che propone un nuovo racconto seriale. È un incontro inedito quello che porta all’ideazione di “Kennedy”, racconto ispirato alla biografia di Fredrik Logevall ovvero: “JFK: Coming of Age in the American Century, 1917-1956”.
E tutti dicono che lascerà un segno come è successo a “The Crown”.
Questa storia prende le mosse negli anni ’30 e segue l’ascesa di Joe Kennedy Sr e di sua moglie Rose Kennedy, genitori della cosiddetta “età dell’oro” americana e della futura icona presidenziale John F. Kennedy. Il patriarca sarà interpretato da Michael Fassbender, scelta ambiziosa. A guidare il progetto c’è lo showrunner Sam Shaw, affiancato da sceneggiatori del calibro di Eric Roth e dal regista Thomas Vinterberg: un team di valore che promette di innestare il rigore storico con una drammaturgia avvincente.
I Kennedy hanno saputo incarnare il sogno americano, prima di cedere a tensioni intestine, scandali e lutti improvvisi. La serie si propone di esplorare quei retroscena tra amori, rivalità e sacrifici, attingendo inevitabilmente all’immaginario televisivo di dinastie, castelli e regnanti moderni. Solo che, questa volta, siamo nel cuore della democrazia americana e la famiglia in questione non ha visto un trono, ma è stata inquilina alla Casa Bianca. Proprio questo passaggio – da élite economica a palcoscenico politico internazionale – è il cuore del soggetto.
La prima stagione, composta da otto episodi, è annunciata per il 2026 e le riprese sono in programma a breve. Netflix si muove nel solco delle grandi serie biografiche contemporanee. Non si tratta però di una mera ricostruzione storica. L’ambizione è di restituire il “dietro le quinte” della famiglia Kennedy: le aspettative, i tradimenti, la fragilità che si mimetizza dietro l’armatura del potere. E di farlo con lo stile spettacolare della serialità da grandi numeri.
Spicca il personaggio di Joe Kennedy Sr, l’eroe imprenditore, il padre padrone, in bilico tra una visione imprenditoriale e l’ambizione politica. Fassbender dovrà incarnare l’ombra che ha preceduto la luce dei figli. Poi ci sono John F. Kennedy e i suoi fratelli: gioventù dorata, corsa al successo, rivalità interna. È proprio dal contrasto con il “fratello maggiore mancato” che JFK sembra aver tratto forza. La serie promette di seguire questo filo.
E non può mancare l’analisi del rapporto tra potere e tragedia, l’assassinio di JFK, la morte di Robert Kennedy, lo “scandalo” Marilyn Monroe: sono i momenti che hanno contribuito al mito e al complotto.
Per lo spettatore europeo, e in particolare italiano, il fascino della saga Kennedy è duplice: da un lato l’oggetto del racconto, dall’altro la forma stessa della serialità. Netflix gioca ancora una volta la carta del “drama di élite” internazionale, che richiama spettatori ovunque. Il 2026 potrebbe diventare l’anno in cui la dinastia americana più famosa al mondo incontra la serialità globale. Se la serie sarà all’altezza delle promesse considerando la regia di qualità, il cast ambizioso, la scrittura solida, potrebbe trasformarsi in un fenomeno: non solo per gli appassionati di storia, ma per chi ama la grande narrazione televisiva. Proprio come succede con un romanzo ben costruito o un film epico.
Del resto, la storia dei Kennedy non è solo storia americana, è una parabola sulla modernità che coinvolge potere, marketing, immagine pubblica, tragedia e sopravvivenza del mito.
Parliamo di una famiglia che ha anticipato i tempi nella costruzione dell’immagine, e che ha pagato un prezzo altissimo. Raccontarla oggi, in un contesto in cui i conflitti d’immagine dominano la vita pubblica, ha un senso potente.
Netflix sembra voler fissare un nuovo standard: la serie non si limiterà a mostrare la storia, ma cercherà di collocarla nel presente, nei temi della successione, della rappresentazione, della memoria culturale.
La famiglia Kennedy diventa una serie tv tra dramma e “glam”
L’uscita è prevista entro il 2026, si punta a ripetere il successo di “The Crown” anche grazie al coinvolgimento di Michael Fassbinder nel ruolo di JFK


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