«I luoghi e la mente: ogni passo di corsa pulisce il pensiero»

La “Keep Clean and Run” di Roberto Cavallo a Sud della Via Francigena: «Energia e passione sorprendenti

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C’è qualcosa di profondamente romantico nell’idea di cor­­rere lungo antiche strade, con il vento che porta l’odore dei bo­schi e il rumore dei passi che si mescola al canto degli uccelli. Ma in questa corsa non c’è solo poesia: c’è anche la concretezza di mani che raccolgono rifiuti, di sacchi che si riempiono, di comunità che si stringono attorno a un messaggio semplice e potente. Keep Clean and Run, l’eco-ma­ratona ideata da Roberto Cavallo, è tornata nel 2025 con la sua undicesima edizione, percorrendo 338 chilometri lungo la Via Francigena del Sud, da Albano Laziale a Be­­nevento, dal 25 al 30 ottobre, in occasione del Giubileo del mondo educativo.
Un viaggio che ha unito sport, ambiente e cittadinanza attiva, coinvolgendo scuole, as­so­ciazioni, parrocchie e am­mi­nistrazioni locali. Centi­na­ia di studenti, volontari e cittadini hanno corso accanto a Cavallo, raccogliendo rifiuti e ascoltando storie. «Que­st’an­no – racconta – abbiamo raccolto 350 chili di rifiuti. È una buona notizia, perché si­gnifica che abbiamo fatto la nostra parte. Ma è anche una cattiva notizia, perché quei ri­fiuti non dovevano esserci. Io sogno l’edizione in cui raccoglieremo zero: quello sarà il vero successo.»

Le tappe del cuore
Ogni giorno è stato un incontro, ogni tappa un mosaico di emozioni. Dai Castelli Ro­ma­ni, con Albano, Nemi e Vel­letri, fino a Sermoneta, Ter­racina, Formia, Teano e Fai­c­chio, fino all’arrivo a Bene­vento. «La Via Fran­ci­ge­na del Sud è straordinaria – dice Cavallo –. Ricordo l’arrivo a Sermoneta e l’abbazia di Valvisciolo: lì ho sentito la profondità del cammino, la storia che si intreccia con la natura e con le persone che ci hanno accolto. E poi l’ultima tappa, con il leccio secolare e l’abbazia di San Francesco: un gioiello che porterò nel cuore». Ogni tratto ha avuto un volto, un accento, un gesto di accoglienza: i bambini che hanno corso con i sacchi in mano, i sindaci che hanno indossato la fascia tricolore per dare il benvenuto, i cori improvvisati nelle piazze. È stata una marcia che ha unito generazioni e comunità diverse, trasformando la fatica in festa.

Gli incontri che lasciano il segno
Non è solo una corsa, è un viaggio di comunità. «Ho corso con studenti, sindaci, volontari. Tutti mi hanno sorpreso per energia e passione. Ma se devo citare un momento, penso a don Pino De Masi che, anni fa in Calabria, ci accolse dicendo: “Un luogo pulito è un luogo in pace, un luogo sporco è un luogo in guerra”. Quelle parole mi hanno colpito profondamente. Non si tratta solo di rifiuti: è un messaggio di pace, di resistenza, di bellezza».
E poi ci sono le accoglienze inattese: le tre suore di Teano, che hanno aperto le porte del loro convento ai runner stanchi. Una anziana, con più di ottant’anni, ha accolto i corridori con un sorriso e una benedizione; una seconda, brasiliana, ha preparato la cena semplice ma calorosa; la più giovane, indonesiana, ha guidato i partecipanti in un momento di preghiera silenziosa. «Sono state come angeli custodi lungo il cammino – confessa Cavallo –. Non ci hanno solo dato un letto e un pasto, ci hanno ricordato che la nostra corsa non è solo sport, ma comunità, spiritualità, cura reciproca».

I rifiuti assurdi e il paradosso del nostro tempo
Ogni anno, tra i sacchi, spunta qualcosa che lascia senza parole. «Abbiamo trovato lam­­padine fulminate, pezzi di scaldabagno, perfino un pianoforte rotto abbandonato lungo il percorso! È paradossale, quasi surreale. A volte sembra di leggere un racconto di Italo Calvino: oggetti che non ti aspetteresti mai di trovare in mezzo alla natura».
Eppure, dietro l’assurdità, c’è la realtà scientifica. «Gli studi ci dicono che ingeriamo mi­croplastiche ogni settimana. Sono state trovate nella placenta umana, nel latte materno, nel sangue, perfino nel cervello. Non possiamo più vol­tare lo sguardo altrove. Raccogliere un rifiuto non è un gesto banale: è un atto di cura verso noi stessi e verso le generazioni future».

Il segreto per non mollare
La marcia è lunga, sei giorni di corsa e raccolta. «Non ho un vero rituale – ammette Ca­vallo –. Certo, un po’ di musica aiuta, così come il caffè al mattino. Ma la verità è che a darmi forza sono i compagni di viaggio: studenti, volontari, amministratori. Condividere fatica e sorrisi è quello che ti fa andare avanti. E poi la natura stessa: ascoltare i rumori del bosco, incontrare caprioli, cinghiali, greggi di pecore… ti ricorda sempre perché stai correndo».

Come un libro che pulisce il pensiero
Se Keep Clean and Run fosse un libro? «Lo intitolerei “Camminare pulisce anche il pensiero”. Perché ogni passo, ogni chilometro percorso raccogliendo rifiuti, non è solo un gesto fisico ma anche simbolico: ripulisce i luoghi e allo stesso tempo ripulisce la mente. È un messaggio che portiamo avanti come una staffetta, proprio come facevano i partigiani o come Fi­lippide nell’antichità: correre per portare un messaggio».

Epilogo: la corsa che diventa comunità
Il 30 ottobre, a Benevento, l’arrivo non è stato solo la fine di una corsa, ma la celebrazione di un cammino collettivo. Centinaia di studenti, cittadini e amministratori hanno accolto Cavallo e i suoi compagni di viaggio. «Ho capito che Keep Clean and Run non è solo mio – conclude –. È di tutti quelli che hanno corso, raccolto, sorriso, creduto. È la dimostrazione che un territorio curato è un territorio in pa­­ce. E che insieme possiamo davvero cambiare le cose».
In questo spirito, Cavallo ha espresso la sua riconoscenza a chi, oltre ai partner, lo ha sostenuto dietro le quinte: Giulia Rosa e Gabriele De Dominici, collaboratori storici che lo hanno accompagnato nell’organizzazione e nell’assistenza. Quest’anno, per la prima volta, ha corso senza un co-runner, affrontando in solitaria i 338 chilometri, ma con la certezza di avere accanto una comunità che non lo ha mai lasciato solo.
C’è un romanticismo pop in questa eco-maratona: il gesto semplice di chinarsi a raccogliere un rifiuto diventa un atto rivoluzionario, un segno di amore per la terra e per chi la abita. È la poesia di un passo che non lascia solo impronte, ma anche speranza. E forse, tra i chilometri percorsi e i sacchi riempiti, resta la certezza che correre pulendo non sia solo un gesto sportivo, ma un modo per scrivere – insieme – una pagina nuova di futuro.