Due cuori e due biciclette. La 33 enne Elisa Longo Borghini dell’UAE Team ADQ e il 32enne Jacopo Mosca della Lidl-Trek sono entrambi ciclisti professionisti di alto livello e sono anche moglie e marito. La dimensione famigliare se la portano appresso in ogni momento, nelle lunghe trasferte per le gare come nella vita di tutti i giorni, in quelle non frequenti occasioni nelle quali condividono le giornate a Ornavasso, nel Verbano-Cusio-Ossola, dove hanno la loro casa e dove Elisa, nata a Verbania, sente di appartenere. «Noi qui siamo piemontesi un po’ particolari – ci confida la vincitrice del Giro d’Italia 2024 –, lontani dal cuore della regione. Ma sono sempre orgogliosa di farne parte». E sottolinea che comunque Jacopo, piemontese lo è «molto di più».
E lui, nato in Granda a Savigliano ma per anni di casa a Osasco nel Pinerolese, spiega che appena può torna dalle sue parti. «Per la nostra attività siamo come “trottole”, sempre in viaggio. Torno volentieri dove sono cresciuto, appena posso. Ed è una bella sensazione, quando arrivo e vado a correre sulle mie strade, vedere i ragazzini in bici con le stesse divise con cui gareggiavo io. Ora sono contento di andare a Cuneo per portare la mia testimonianza, quella di un ragazzo che una volta era dall’altra parte, sognava di diventare ciclista professionista e ce l’ha fatta». Il 18 novembre alle 21, Jacopo ed Elisa saranno infatti ospiti al Cinema Monviso per un incontro che rientra nell’onda lunga del Cuneo Bike Festival Off. Mercoledì 19 alle 9,30 è poi previsto l’appuntamento con le scuole. Si parte da un tema classico (“Il mestiere del ciclista: viaggio nelle parole e nelle atmosfere del gruppo”) e si spazia sulle mille sfaccettature dell’attività sportiva. «Mi atterrò alla scaletta ma c’è un messaggio che vorrei comunicare – ci spiega Elisa, in linea con suo marito – ed è rivolto proprio ai ragazzi, ma anche alle istituzioni, perché è importante portare sempre di più nelle scuole lo sport che è un grande contenitore di valori. Non solo il ciclismo, qualsiasi sport. Questa è sicuramente la mia più grande ambizione, poter trasmettere la passione che si prova praticando un qualsiasi sport».
Ma la bici resta ovviamente al centro di tutto. Elisa ci dice che a casa, quando sono insieme, lei e Jacopo si aggiornano «su quello che capita nelle nostre rispettive squadre, non solo per questioni tecniche ma anche umane, cose tra colleghi che molto spesso ci fanno anche sorridere».
Jacopo conferma: «Tutto gira attorno a quell’argomento». Chissà se poi ci sono consigli, suggerimenti o piccoli segreti da carpire. Lui ammette che di sua moglie ammira «la classe. Perché lei ha qualcosa in più. È tutto nella sua costanza, la sua concentrazione. È una campionessa, e si vede». Elisa contraccambia: «Da lui ho imparato l’estremo rispetto nei confronti di chi in squadra lavora per me, delle mie “gregarie”. Non che prima non ne avessi, ma vedendo l’impegno che lui ci mette sono doppiamente grata per ciò che fanno le mie compagne».
I loro ruoli distinti (una corre solo per vincere, l’altro per far vincere il team) incidono sullo stile del ciclismo che interpretano. «In realtà – puntualizza Jacopo – la fatica la facciamo entrambi e si parte da qui, come professionisti dobbiamo riuscire a dare sempre il 100% per essere all’altezza. Lei però, più di me de-ve gestire la pressione per il risultato, mentre io sono quello che prima di tutto deve pensare a lavorare per il team». Il ciclismo, poi, è sostanzialmente lo stesso, sia per gli uomini e sia per le donne. Cambiano le distanze, i chilometri da percorrere, «alcune dinamiche sono un pochino diverse, ma facciamo lo stesso sport», conferma Elisa. «L’approccio agonistico non cambia. Magari qualcuno dal divano poi dice che non sei stato bravo e questo ti può ferire, atleta maschio o femmina», specifica lui.
E quanto è cambiato – chiediamo – il ciclismo di oggi? Jacopo ha le idee chiare: «Viviamo forse l’epoca d’oro di questo sport, i budget aumentano e il movimento cresce alla velocità della luce. Se penso al 2017, cioè al mio primo anno da professionista, mi sembra un altro sport rispetto a oggi ed era solo 9 anni fa. Prima c’erano gare che potevi anche affrontare a cuor leggero, ora anche i campioni fanno fatica se non sono preparatissimi». In questo senso, nei meccanismi di una relazione, condividere gli stessi sacrifici diventa più facile: «Sappiano quali sono quei sacrifici e da questo nasce un supporto reciproco maggiore». L’imprevedibilità e l’adrenalina costante che si prova durante una corsa è ciò che Elisa ama di più: «Ed è vero che c’è sempre più tecnologia e tutto è iper-controllato, ma alla fine vince comunque chi ha più gambe e più grinta, più voglia di arrivare».
Non dite a Jacopo che nel ciclismo moderno gli italiani non hanno più il posto al sole di una volta: «Non sono d’accordo. Abbiamo atleti come Milan, Ganna o Ciccone che fanno risultati veri. Elisa? Non sarei obiettivo. Ma fino al 2021 con Nibali in sella non si parlava di crisi degli italiani, se corresse ancora forse ora ne parleremmo».
Parliamo allora di ciò che c’è oltre il ciclismo, di altre passioni. «Siamo due persone estremamente attive – dice Elisa – e ci piace stare all’aria aperta per andare in montagna a camminare o correre nel verde. Lo sport ci accomuna. A me, più che a Jacopo, piace anche leggere. Che cosa? Un po’ tutto, tanti romanzi». Lui invece si descrive come «uno che non riesce a stare mai fermo. Fin da bambino mi è sempre piaciuto correre nella natura, a Ornavasso ho riscoperto la bellezza dei boschi. Quando sei in salute, è bello fare sport senza tabelle di allenamento». A proposito, per entrambi non è ancora tempo di programmi per la nuova stagione. «Ma inizieremo presto a lavorare in questo senso». Prima in casa e poi su strada.
Due cuori, due bici Jacopo ed Elisa «Sportivi sempre»
Mosca e Longo Borghini, marito e moglie oltre che campioni su strada, sono attesi insieme al Cuneo Bike Festival Off il 18 novembre per parlare di ciclismo e vita: «Mai restare fermi»



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