C’è chi coltiva vigne, chi gestisce un agriturismo, chi produce formaggi, chi accoglie turisti tra le colline. E poi c’è chi lavora per portare il digitale dentro tutto questo. Non come sovrastruttura, ma come strumento concreto per semplificare, valorizzare, raccontare. È il cuore dei Digital Days Langhe Roero, andati in scena martedì 28 ottobre a Pollenzo, nella cornice dell’Università di Scienze Gastronomiche. Una giornata pensata per chi vive il territorio e vuole capire come l’innovazione possa diventare alleata della tradizione.
Organizzato dall’Associazione Digital Days con il sostegno della Fondazione Crc, da anni impegnata a promuovere l’innovazione e la competitività del territorio cuneese, l’evento ha riunito produttori, operatori turistici, studenti e professionisti per esplorare insieme le potenzialità del digitale e dell’intelligenza artificiale applicate al mondo del vino, del cibo e dell’ospitalità. Dalla prenotazione online alle esperienze enoturistiche, dai chatbot per il customer service alla SEO per farsi trovare meglio, fino ai social come strumento per costruire relazioni autentiche.
Federica Toso, presidente dell’Associazione Digital Days, ha raccontato come il digitale possa essere utile e affascinante anche per chi lavora in ambiti apparentemente lontani dalla tecnologia. «Pensiamo a un turista che cerca cosa fare nel weekend nelle Langhe: vuole trovare subito un’escursione, una degustazione, un’esperienza. Vuole prenotare, leggere recensioni, scegliere in autonomia. Questo è digitale. È una risposta pratica a bisogni reali. Oggi chi offre esperienze deve renderle prenotabili e visibili online. Il consumatore cerca comodità, immediatezza, autonomia. Vuole trovare un ristorante, prenotare, leggere recensioni, tutto in modo smart e semplice».
Portare i Digital Days da Torino a Pollenzo significa creare un ponte tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. «Tradizione e innovazione non sono in antitesi. La tradizione si nutre di innovazione per continuare a vivere».
Durante la tavola rotonda con realtà come Turismo in Langa, Tabui, Sistemi Cuneo e GBS è emerso come ogni azienda interpreti il digitale in modo diverso, integrandolo nei propri processi senza snaturarsi. «L’innovazione non serve a stravolgere ma a migliorare ciò che già funziona».
E per chi vuole iniziare? «Il primo passo è capire qual è il problema da risolvere. Se il telefono squilla tutto il giorno e non si riesce a lavorare, forse serve un chatbot. Se non si riesce a gestire il magazzino, è il momento di aggiornare il gestionale. Se si vuole migliorare la visibilità, si lavora su SEO, social e posizionamento. Ogni impresa deve trovare il proprio punto di partenza. Il consiglio è iniziare con piccoli passi, testare, sperimentare».
Uno dei momenti più coinvolgenti è stato l’intervento di Michela Cadei, fondatrice di Macādìe Studio, che ha mostrato come l’autenticità sia la chiave per costruire community. «Un post con la foto di un piatto perfetto non genera interazioni. Ma se racconti la ricetta del nonno, con mani che impastano e storie di famiglia, le persone si emozionano, commentano, si riconoscono».
A Pollenzo si è dimostrato che l’innovazione può parlare il dialetto delle Langhe. Può entrare in cantina, sedersi al tavolo di un ristorante, aiutare un’azienda agricola a crescere. Il futuro non è altrove. È già qui. E se c’è una cosa che i Digital Days hanno insegnato, è che tradizione e tecnologia non solo possono convivere. Possono anche collaborare.
Digitale e tradizione il binomio è perfetto
L’evento Digital Days Roero nella cornice dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo: l’innovazione serve sempre più a migliorare, non a stravolgere



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