«Da Saviano alla moka: il Festival, un insieme di temi per orientarsi»

L’assessore Cristina Clerico: «Ventisette anni e lo stesso orizzonte: formare strumenti critici e ritrovarci in cerchio, perché la cultura è relazione collettiva»

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«Di an­no in an­no l’e­ven­­to cul­turale diventa sempre più impegnativo. Perché 27 edizioni sono una storia, nel mondo che cambia, nell’ambiente dell’editoria che si evolve senza sosta, con un cartellone ampio, con nomi di grande qualità». Cristina Clerico, alla vigilia della grande kermesse letteraria Scrit­to­rin­cit­tà, sa che ogni minuto speso per l’organizzazione degli eventi è prezioso in termini di riuscita della manifestazione. Lei è as­ses­sore alla Cultura del Comune di Cuneo, a cui affianca le deleghe per polizia locale, personale, rapporti con l’Università, politiche giovanili, parità e antidiscriminazioni. Da 27 anni è uno degli appuntamenti culturali più attesi: l’evento che non si esaurisce nei cinque giorni del festival. «Siamo in presenza di un percorso continuo di promozione della lettura – dice l’assessore -, coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini in un dialogo continuo con i libri e con le idee. Dalla poesia alla saggistica, dalla narrativa al racconto autobiografico, il festival ha un tema d’insieme, “Cerchi”, che ha valenze diverse. La prima: è il contrario, dal punto di vista concettuale, di uno spigolo, è il continuum, è la Terra, la perfezione di Giotto, ispira le tavole rotonde, cioè lo stare insieme per prendere decisioni e poi è la voce del verbo cercare. Con lo staff si è approvata subito questa immagine per il festival». Se la società di oggi sembra a volte un lungo selfie, la forma del cerchio va contro le convenzioni, il bastare a se stessi. Il cerchio è altruismo e a Scrit­to­rin­città, in cerchio, si torna a guardarsi in faccia, a dialogare. Anche per questa ragione, ogni anno una particolare attenzione vie­ne dedicata fin dalla prima edizione ai bambini e ai ragazzi, che quest’anno vedrà più di 20 incontri dedicati alle famiglie e 100 solo per le scuole
Non mancano gli appuntamenti per approfondire l’attualità e le sfide poste dalla società contemporanea, a partire dalle relazioni umane. «Da Saviano alla moka – sorride l’assessore -. Perché ogni giorno accendiamo radio e tv e scopriamo temi nuovi che ci interrogano. Dobbiamo, così, avere strumenti diversi di lettura dei fatti per distriscarsi nella giungla di in­for­mazioni. Però all’evento ci si diverte anche: tanta musica, da Chopin a quella elettronica: tanti stimoli. Molta geopolitica che di anno in anno è cresciuta nei contenuti per codificare i fatti del presente che fanno la storia». Che cosa non si perderebbe? «Esco dagli schemi indicando la poesia, l’arte. La ventisettesima edizione del festival affiderà la sua chiusura a Gek Tessaro con immagini e suoni che si fondono in una sinestesia di colori e ritmi, con le musiche dal vivo di Marco Pasetto e Thomas Siniga­glia. E poi Celestina Bialetti (sabato 15 novembre) che nel suo libro racconta la storia della famiglia che ha inventato la moka per il caffè. Infine Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani (presenza costante), due tra i più autorevoli scienziati e filosofi italiani: raccontano la cooperazione tra individui simili e le simbiosi tra specie diverse che hanno plasmato la storia della vita sulla Terra, proponendo così al contempo una riflessione sui rapporti umani».
Cuneo ha identità ed un potenziale di sviluppo tanto importante da consentire alla città di essere polo culturale sul territorio. E questo grazie alla continuità di iniziative che valorizzano il lavoro svolto nel tempo dall’amministrazione comunale. «Nella nostra programmazione culturale – aggiunge l’assessore – il tema del rapporto tra popoli, ma ancor prima tra persone, è sempre al centro e la nostra collocazione geografica ci offre molti spunti: essere città di confine aiuta ad avere lo sguardo aperto sul mondo. Noi cuneesi cresciamo in una città nel cui cuore (piazza Galimberti) c’è l’indicazione stradale Francia rivolta verso le vicine Alpi: quale migliore invito ad abbattere muri anziché costruirli?
Scrittorincittà è un gioiello, lo diciamo spesso, è molto più di un festival, è il lavoro di ogni giorno della biblioteca civica più antica del Piemonte. La città crede nella cultura come strumento di crescita di un’intera comunità».

Dietro il sipario, davanti ai lettori

Esiste un lato di Scrittorincittà che non finisce nelle foto delle sale piene. È fatto di volontari che accolgono, studenti che imparano a muoversi dietro le quinte, tecnici che rendono invisibili luci, audio e tempi, bibliotecari e personale culturale che costruiscono relazioni tutto l’anno. Sono loro a disegnare i cerchi più silenziosi del festival: quelli della cura, della preparazione, dell’attenzione ai lettori. Grazie al loro lavoro ogni incontro diventa possibile e ogni parola trova un posto dove vivere. Per vivere al meglio Scrit­to­rincittà conviene partire dal programma su www.scrittorincitta.it: sce­glierlo con calma, lasciarsi guidare dagli autori che si amano e, allo stesso tempo, dai titoli che sorprendono. Prenotare quando richiesto è utile, perché molte sale si riempiono in fretta. Arrivare con un po’ di anticipo aiuta l’organizzazione e regala un momento per respirare l’atmosfera. Muoversi a piedi o in bici permette di attraversare la città e sentirla pulsare insieme agli incontri. E poi, lasciare un varco all’imprevisto: un autore scoperto per caso, una frase che cambia prospettiva. Perché Scrittorincittà non è solo un calendario, ma un modo di stare insieme alle storie e agli altri.