Jean Gaumy, la Baìo e la montagna «Un racconto intenso e autentico»

Al museo mallè di dronero in mostra 44 scatti del fotografo francese membro di Magnum e Institut de France

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Dal 15 novembre sino al 25 gennaio 2026 il Museo Civico Luigi Mallé di Dronero apre le sue sale alla mostra “Jean Gaumy. Baìo e Montagna”, un viaggio visivo e poetico tra le Alpi cuneesi firmato da uno dei più grandi fotografi contemporanei. L’esposizione raccoglie 44 fotografie donate da Jean Gaumy (Pontaillac, 1948), fotografo francese di fama internazionale, membro dell’Agenzia Magnum Photos e dell’Aca­démie des Beaux-Arts dell’In­stitut de France.
La mostra sarà inaugurata venerdì 14 novembre alle 17,30. Sabato 15 novembre alle 15,30 previsto un incontro pubblico che vedrà la partecipazione di Jean Gaumy, in dialogo con studiosi e rappresentanti della tradizionale Baìo di Sampeyre, accompagnato da intermezzi musicali.
L’appuntamento inaugura an­che una serie di eventi collaterali dedicati al rapporto tra fotografia, territorio e memoria.
Promossa dalla Fondazione Crc e dal Museo Mallé di Dronero, con il patrocinio del Comune di Dronero, del Museo Etnografico di Sampeyre, della Provincia di Cuneo e della Regione Pie­mon­te, l’esposizione nasce all’interno del progetto “Donare”, che raccoglie e valorizza lasciti e donazioni da parte di artisti e privati cittadini, restituendoli alla comunità attraverso nuove collaborazioni culturali.
Grazie anche al contributo del regista e scrittore Fredo Valla, la mostra offre un racconto intenso e autentico dei reportage realizzati da Gaumy tra il 2003 e il 2017 nelle valli alpine del Cuneese. Le sue fotografie colgono la montagna come luogo dell’anima, fatta di silenzi, di gesti antichi e di presenze che resistono al tempo.
Il percorso espositivo si apre con 14 fotografie in bianco e nero che ritraggono la solennità aspra e contemplativa dei paesaggi montani: la luce che taglia le creste, i volti dei pastori, le case isolate, la neve che avvolge tutto in un silenzio profondo. Nelle sale successive, il colore irrompe con 30 immagini dedicate alla Baìo, la storica festa di Sampeyre, in Valle Varaita, documentata da Gau­my con sguardo rispettoso e partecipe. Accanto alle fotografie, trovano posto costumi originali e video provenienti dal Mu­seo Storico-Etnografico di Sam­peyre, che ampliano la dimensione sensoriale dell’allestimento.
«Per me è una questione di istinto», spiega Gaumy. «La fotografia mi porta a scoprire ciò che non so, ciò che cerco inconsciamente. È un atto immersivo e solitario. I miei strumenti: l’obiettivo, l’ascolto, l’osservazione, gli ap­punti sul taccuino. Spesso la solitudine davanti al vuoto. Un vuoto che, nelle sue immagini, si riempie di vita, di memoria e di luce».
Secondo Mauro Gola, presidente della Fondazione Crc, «con questa iniziativa il prezioso corpus di fotografie di Jean Gaumy entra a far parte del patrimonio della nostra comunità grazie alla sua collocazione presso il Museo Mallé. È un’occasione per riflettere sul valore culturale e ambientale dei territori montani, tratti distintivi della nostra provincia».
Le fotografie di Gaumy, concesse in comodato d’uso gratuito al Museo Mallé, trovano una naturale collocazione nella storia stessa dell’istituzione. Come sottolinea la direttrice Ivana Mulatero, «le famiglie Mallé-Demichelis e Giordano, antenati del fondatore Luigi Mallé, amavano farsi ritrarre, co­me era consuetudine nel XIX secolo. Nei nostri depositi conserviamo centinaia di fotografie datate tra il 1868 e il 1940. L’arrivo delle opere di Gaumy rinnova quel dialogo con l’immagine, testimoniando la continuità tra memoria privata e patrimonio collettivo».
L’attenzione alla fotografia, dunque, non è una novità per il museo dronerese, che negli anni ha saputo coniugare arte, storia e territorio. Con questa nuova donazione, il linguaggio visivo di Gaumy entra a far parte del racconto identitario delle valli piemontesi, offrendo una visione contemporanea e insieme profondamente radicata.
La Baìo di Sampeyre, protagonista di molte immagini in mostra, è una delle più antiche e spettacolari feste delle Alpi italiane. Si celebra ogni cinque anni – la prossima edizione sarà nel 2028 – nelle prime settimane di febbraio. La comunità si trasforma in un grande teatro all’aperto dove centinaia di figuranti, vestiti con costumi coloratissimi, rievocano la cacciata dei Saraceni, intrecciando riti pagani e simboli cristiani in un caleidoscopio di suoni e movimenti.
Scrive Fredo Valla nel testo che accompagna la mostra: «Tra le feste popolari dell’arco alpino, la Baìo di Sampeyre gode di un’ampia documentazione fotografica. Ogni Baìo è sovrana nel proprio territorio, con costumi e cerimoniali simili ma diversi. Il processo al Tesoriere, che chiude la festa il giovedì grasso, ne è l’episodio più emblematico. Ora le fotografie di Gaumy, accanto ai materiali storici del Museo Etnografico di Sampeyre, arricchiscono questo patrimonio visivo, offrendo una nuova prospettiva sulla tradizione».
Le immagini di Gaumy non sono semplici documenti: sono frammenti di vita osservati con rispetto e poesia. Nelle sue fotografie la montagna diventa un luogo universale, specchio della condizione umana, dove il tempo si ferma e la luce diventa racconto. Così, tra le stanze raccolte del Museo Mallé, il dialogo tra passato e presente si rinnova, e la fotografia torna a essere – come voleva Luigi Mallé – uno strumento di conoscenza e di appartenenza».

Informazioni al pubblico:
Dal 15 Novembre 2025
al 25 Gennaio 2026
Museo Mallé – Dronero (CN)
Via IV Novembre, 54
Inaugurazione:
14 novembre, alle 17,30
Incontro con Jean Gaumy: sabato 15 novembre alle 15,30
Ingresso libero e gratuito
Giorni di apertura della
mo­stra: venerdì, sabato
e domenica dalle 15 alle 19
Visite guidate la mattina
dedicate alle scuole
su prenotazione:
museo.malle@comune.
dronero.cn.it

«La fotografia è una questione d’istinto»

Jean Gaumy è un noto fotografo nato nell’agosto 1948 a Pontaillac (Charente-Maritime) in Francia. Gaumy studia a Tolosa e Aurillac, prima di intraprendere la scuola di specializzazione in lettere a Rouen. Dopo aver lavorato per un breve periodo presso l’agenzia Viva, entra a far parte dell’agenzia francese Gamma nel 1973.
Nel 1975 riceve un permesso speciale per fotografare liberamente i reparti di un ospedale francese.
Da questa lunga esperienza nasce il suo primo libro: “L’Hôpital”. L’anno seguente diventa il primo fotoreporter ad essere ammesso nelle carceri francesi. Entrato in Magnum nel 1977, viaggia per il mondo raccontando attraverso i suoi reportage l’Europa, gli Stati Uniti, l’Africa e il Medio Oriente.
Nel 1984 gira il suo primo film documentario, “La Boucane”, nominato nel 1986 ai César come miglior documentario, al quale seguono “Jean-Jacques” (1987), “Marcel, Prêtre”(1994) e “Sous-Marin” (2006). Ma è soprattutto grazie ai due libri “Le livre des tempêtes” (Premio Nadar nel 2001) e “Pleine Mer” (Mare Aperto) che Jean Gaumy raggiunge la notorietà internazionale e viene soprannominato il “fotografo del mare”. Nel 2016 viene eletto membro dell’Académie des Beaux-Arts dell’Institut de France. Con “D’après nature”, Premio Nadar 2010, il fotografo francese esplora e interpreta dettagli di natura di vari luoghi del pianeta, dal Circolo Polare Artico alle terre contaminate di Chernobyl, passando infine per le spopolate valli del Piemonte.

 

Trent’anni di attività e continue collaborazioni sul territorio

Il Museo Civico Luigi Mallé di Dronero celebra trent’anni di attività: sei lustri durante i quali
l’istituzione è cresciuta insieme al suo pubblico, radicandosi nel territorio e sviluppando contenuti e valori su misura per un piccolo ma significativo museo decentrato. L’apertura ufficiale risale al 23 giugno 1995, avvio di un percorso costellato da scoperte, rilanci e collaborazioni con enti e persone che ne hanno sostenuto la crescita. La sede, antica dimora della famiglia Mallé dal XVIII secolo, fu donata ai droneresi da Luigi Mallé
nel 1976, insieme alla sua preziosa collezione privata. Mallé (Torino, 1920–1979), protagonista della vita culturale piemontese tra gli anni Cinquanta e Settanta,
fu storico dell’arte, docente e direttore del Museo di Palazzo Madama e della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.
Studioso erudito e riservato, dedicò la vita alla ricerca artistica e al collezionismo,
rivelatosi pienamente solo con il suo lascito. La collezione permanente, esposta al primo piano, copre un arco che va dal Cinquecento al Novecento, con nuclei dedicati al ritratto e al paesaggio, opere di scuola olandese e fiamminga del XVII secolo, maestri barocchi piemontesi come Charles Dauphin e Giovanni Battista Crosato, e artisti del Novecento europeo tra cui Lucio Fontana, Graham Sutherland e Julio González.
Un recente progetto di video animazione digitale ne offre una fruizione innovativa. Dipinti, sculture, ceramiche Meissen, vasi liberty Gallé e Daum, stampe, disegni e arredi completano il percorso museale.
Il Museo Mallé è anche una casa museo, con sale arredate dai mobili originali della famiglia, e ospita mostre temporanee, attività didattiche e conferenze.
Le collezioni si sono arricchite con i fondi di Miche Berra e dei promotori d’arte Margherita
e Mario Crema. Oggi il Museo affronta le sfide del XXI secolo grazie al rilancio sostenuto dal Comune di Dronero, proprietario e gestore, dotato di un nuovo regolamento e della direzione della storica dell’arte Ivana Mulatero.