DOGLIANI – Anche quest’anno la comunità langarola ha celebrato la memoria di Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica eletto dal Parlamento e figlio illustre di questa terra. Come da tradizione, la cerimonia si è svolta questa mattina al cimitero di Dogliani, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, nel 151° anniversario della sua nascita: un appuntamento che unisce istituzioni, cittadini e famiglie nel segno di un’eredità civile e culturale ancora viva.
Ad aprire la commemorazione è stata la benedizione di don Marco Sciolla, seguita dall’intervento del sindaco Claudio Raviola, che ha ricordato Einaudi nelle sue molteplici dimensioni, pubbliche e private: «La nostra comunità lo continua a ricordare nel ruolo inedito di marito, nonno, imprenditore, viticoltore. A 151 anni dalla sua nascita il suo pensiero è di una incredibile attualità. È il nonno che tutti noi vorremmo avere. Einaudi non è più conteso: è un patrimonio condiviso».
Alla cerimonia hanno preso parte anche il presidente della Provincia Luca Robaldo e i consiglieri provinciali Pietro Danna e Rocco Pulitanó. Robaldo, sottolineando il valore civico dell’eredità einaudiana, ha ricordato l’impatto quotidiano della sua figura nella vita amministrativa: «Ho respirato sempre più la responsabilità del servizio di amministratore pubblico». Ha poi spiegato un dettaglio simbolico: nella sala consiliare della Provincia il ritratto di Luigi Einaudi è affiancato a quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un accostamento che rappresenta «un ideale filo istituzionale e morale che attraversa la nostra Repubblica, dal suo grande padre liberale fino all’attuale garante della Costituzione». «Un richiamo – ha aggiunto – al senso del dovere e alla sobrietà al servizio dello Stato».
Il sindaco di Carrù Nicola Schellino, di recente protagonista dell’intitolazione della sala consiliare del suo Comune a Einaudi, ha citato lo scritto di Marcello Pera “Luigi Einaudi uomo di Stato e di pensiero”, ricordando come Danilo Breschi lo definisse “un gentiluomo di campagna”: «L’ho dunque idealizzato come colui che controlla le cunette e lo sfalcio dell’erba – ha detto Schellino –, condizione che ha fatto grande Einaudi: uomo concreto e di grandi pensieri».
Toccante l’intervento della nipote Roberta, incentrato sul rapporto di Einaudi con le nuove generazioni e sugli incontri svolti nei mesi scorsi con studenti dei licei milanesi: «I ragazzi erano incuriositi dal suo essere nonno. Ai ragazzi ho dato i tre insegnamenti che lui indicava a noi nipoti: non parlare a vanvera, rispettate gli altri e non abbiate paura del mondo. Rileggendolo oggi si può dire fosse una ‘testa calda’, con idee rivoluzionarie. Ci commuove la sua presenza e attualità». Il suo intervento si è chiuso con un richiamo all’identità europea: «Spesso diceva di non farci influenzare troppo dall’Ovest e dall’Est. Così abbiamo fatto… Dobbiamo ritornare sui nostri passi perché non dobbiamo perdere le nostre radici».
Ancora una volta, Dogliani ha celebrato non solo un presidente, ma un uomo capace di unire concretezza contadina e nobiltà intellettuale, diventando esempio di rigore morale, curiosità e apertura al mondo.



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