È stato un giocatore capace di segnare 75 punti in una partita (quando era a Schio), ma anche un ragazzo che a Cuneo ha saputo conquistare le persone dentro e fuori dal campo, diventando il simbolo di una squadra entusiasmante. Ljubomir Ganev (per tutti Lubo), 60 anni, oggi è il presidente della Federvolley bulgara che ha portato la sua Nazionale alla finale mondiale contro l’Italia e che guarda con immutabile simpatia al volley in Granda. Cinque minuti per parlare della squadra che è stata anche casa sua li trova sempre.
Buongiorno Ganev, Cuneo sta giocando in serie A…
«Lo so! Ho visto al palazzetto una delle partite decisive per la promozione. È stata una grande emozione: quel luogo per me è ricco di ricordi, rivederlo pieno di entusiasmo è stato un piacere».
L’ambiente è rimasto come ai tempi in cui lei giocava, con Silvano Prandi allenatore e una squadra di grandi protagonisti?
«Sì, a Cuneo si sta sempre bene. Quando sono entrato al palazzetto mi sono venuti in mente tanti momenti bellissimi vissuti con la squadra e con i tifosi».
In città la ricordano con affetto.
«Giocare a pallavolo per me è sempre stato un divertimento. E quando ti diverti, il pubblico lo sente. Eravamo un gruppo unito, con un solo scopo: stare bene in campo e dare spettacolo. Credo che la gente lo abbia percepito».
Negli anni Novanta arrivarono a Cuneo tanti campioni: Lucchetta, Galli, De Giorgi. Con chi ha legato di più?
«Difficile scegliere. Sono stati tre campionati intensi, con grandi giocatori e grandi persone. La società lavorava benissimo, i risultati si sono visti. È stato un periodo bellissimo per la pallavolo italiana e per me».
Oggi che stagione si aspetta?
«Il campionato italiano resta uno dei più belli al mondo. Per Cuneo sarà dura, ma anche affascinante. Servirà tanto lavoro, ma auguro alla squadra di vincere e di far divertire il pubblico, lo merita davvero».
La sua Bulgaria è cresciuta molto e ha giocato la finale mondiale contro l’Italia.
«Ero lì, nelle Filippine ed è stata un’esperienza straordinaria, mi sono sentito come il presidente della Federazione più orgoglioso di sempre. E poi, pochi giorni dopo, è stato il mio sessantesimo compleanno: il miglior regalo possibile!».
Cosa ha detto al ct Blengini dopo la finale?
«Che ero orgoglioso del suo lavoro. Questa era una squadra nuova: giocatori come Aleksandr Nikolov erano appena rientrati da infortuni e il gruppo si è formato solo quest’anno. Ma Chicco (Blengini, ndr) ha dato un’impronta precisa, ha cambiato mentalità, ha portato serietà e spirito di squadra. Ho ringraziato lui e i ragazzi. Ho detto che mi complimentavo per il modo in cui si erano impegnati in tutti gli allenamenti e per come poi riversavano tutto questo lavoro in campo, nelle partite. È qualcosa che deve servire come esempio anche alle altre squadre. Ma non solo di pallavolo, in tutti gli altri sport».
Il progetto con Blengini continua?
«Sì, con un obiettivo chiaro: arrivare alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Abbiamo firmato un accordo di cinque anni per crescere passo dopo passo, scalare il ranking e ottenere vittorie importanti. Stiamo anche organizzando un gruppo di ottavi e quarti di finale del prossimo torneo europeo a Sofia: abbiamo deciso di cambiare sede, le partite le ospiteremo in un palazzetto tre volte più grande di quello che avevamo previsto inizialmente proprio per accogliere al meglio il nostro “settimo giocatore”, il pubblico».
Già, perché anche in Bulgaria la pallavolo è amatissima.
«È da sempre lo sport di squadra numero uno. Dopo la finale mondiale c’è stata una festa enorme: ci ha accolto l’aereo del governo, in piazza a Sofia c’era una folla incredibile. I giocatori erano sorpresi ed emozionati, come lo stesso Blengini che ormai consideriamo un po’ bulgaro!».
Invece dopo la finale ha avuto modo di parlare con De Giorgi, ct azzurro e suo ex compagno?
«Gli ho detto: “Questa volta ti è andata bene”. Scherzi a parte, l’Italia ha giocato meglio, ha battuto più forte. Ai miei ragazzi ho detto che dobbiamo tornare nei club, lavorare e farci trovare pronti per la prossima occasione. È questo lo spirito dello sport: imparare, insieme, a migliorarsi».
Che cosa serve alla Bulgaria per battere l’Italia?
«Serve la testa. Dobbiamo imparare a giocare palla per palla, vivere ogni azione come se fosse l’ultima. E continuare a essere una famiglia, non solo una squadra. Così si cresce».
Da giocatore ha realizzato record difficili da superare. C’è qualcuno oggi in cui si rivede?
«Alex Nikolov ha chiuso il Mondiale come miglior marcatore, con 70 punti di vantaggio sul secondo. È una soddisfazione enorme vedere che il lavoro fatto in questi anni comincia a dare frutti».
A proposito di ricordi: si dice che a Cuneo avesse un luogo del cuore, Pizza Express…
«Certo, ma non era solo per la pizza: dell’Italia mi manca l’atmosfera, la cordialità, la leggerezza. Anche se torno spesso, ogni volta è un piacere. Lavoro ancora con molte aziende italiane e trovo sempre una scusa per venire».
E se dovesse scegliere un’immagine di Cuneo che le è rimasta nel cuore?
«La passione della gente. Quei tifosi che riempivano il palazzetto e vivevano ogni partita con noi».
Segue ancora il campionato italiano?
«Impossibile non farlo: resta il più competitivo al mondo».
Un saluto per Cuneo?
«Auguro vittorie ed entusiasmo. Che il palazzetto torni pieno e la città ritrovi la magia che noi abbiamo vissuto. Cuneo e la pallavolo, insieme, sono un pezzo molto importante della mia vita».



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