«Più che mai, i libri sono l’antidoto alla semplificazione»

Valter Boggione racconta i quindici anni del Premio Lattes Grinzane, la sfida di far dialogare autori italiani e stranieri, il bisogno di storie per i giovani e l’assegnazione del Premio Speciale 2025 alla scrittrice etiope Maaza Mengiste

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Quindici anni non sono solo un anniversario. Per il Premio Lattes Grinzane significano aver costruito un luogo di incontro, un osservatorio privilegiato sulla narrativa contemporanea. Il prossimo 11 ottobre, al Teatro Sociale di Alba, il Premio tornerà “a dire la sua”, proclamando il vincitore della cinquina finalista davanti a studenti, lettori e autori provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero. È diventato un rito civile, un momento in cui la letteratura si misura con il presente e prova a raccontarlo.

A parlarne è Valter Boggione, professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Torino, studioso di Manzoni e Gozzano, autore di importanti edizioni critiche e dizionari storici, e membro della giuria tecnica fin dalla prima edizione. «Io sono un po’ il legame con la Fondazione e con la zona – racconta – e questo mi permette di vivere dall’interno l’evoluzione del Premio.»

Siamo alla quindicesima edizione: che bilancio si può tracciare di questo percorso?
«Credo che in questi 15 anni ci siamo creati un’identità, una riconoscibilità. Fin dall’inizio avevamo scrittori importanti, ma oggi possiamo dire di avere portato nelle Langhe “un po’ tutti”: addirittura, dopo anni di lavoro, siamo riusciti a far venire Murakami, che non si muoveva da tempo. E poi abbiamo fatto conoscere in Italia autori che erano quasi sconosciuti, come Colum McCann, oggi tra i più noti al mondo. Questo per noi è un motivo di grande soddisfazione».

Il Premio mette sullo stesso piano autori italiani e stranieri. Una scelta non banale.
«Per noi è stata una decisione fondamentale. I libri parlano un linguaggio universale e gli steccati nazionali sono un po’ stretti. Mario Lattes, a cui il Premio è dedicato, aveva creato una rivista dove scrivevano insieme italiani e stranieri: volevamo proseguire su quella strada. Per questo non facciamo distinzioni: che sia narrativa italiana o straniera, per noi conta il valore letterario».

La lettura oggi: i giovani leggono di più o di meno? E come cambiano le parole che usano?
«C’è un fortissimo bisogno di storie, lo sento moltissimo nei giovani. Raccontarsi è un modo per capire sé stessi e il periodo che vivono. Hanno bisogno di storicizzare ciò che leggono, di collocare i libri in un contesto, non solo di leggerli come puro intrattenimento. Allo stesso tempo, però, noto un impoverimento linguistico che riguarda tutti, non solo i ragazzi. Nella comunicazione pubblica prevalgono frasi fatte e schemi prevedibili: i libri sono un antidoto a questa semplificazione, perché restituiscono complessità e propongono un punto di vista sempre diverso».

Nel cuore della cerimonia, come da tradizione, sarà consegnato anche il Premio Speciale Lattes Grinzane 2025, quest’anno alla scrittrice etiope Maaza Mengiste, autrice di “Il re ombra” e “Sotto lo sguardo del leone”. «Mengiste – recita la motivazione della giuria – non scrive per intrattenere: scrive per ricordare, denunciare e dare spazio alle storie che la storia ha lasciato cadere.» Un riconoscimento che conferma la vocazione internazionale del Premio e la sua missione di portare in primo piano letterature capaci di raccontare conflitti, memorie e resistenze.

E mentre i giurati tecnici hanno selezionato i cinque finalisti, saranno i quattrocento studenti delle Giurie Scolastiche, da tutta Italia e persino dal Perù, a scegliere il vincitore. «Loro ci ricordano – conclude Boggione – che la letteratura non è un lusso per pochi, ma un modo per abitare meglio il mondo. E questa, dopo quindici anni, resta la ragione più forte per continuare».

I CINQUE FINALISTI 2025

Mathieu Belezi – Attaccare la terra e il sole (Gramma Feltrinelli)
L’Algeria come teatro di una gu­erra coloniale fe­roce e metafora dell’orrore della colonizzazione. Prosa lirica e ipnotica che racconta violenze e deliri senza ideologia, ma con forza poetica.

Jenny Erpenbeck – Kairos (Sellerio)
Un amore segreto nella Berlino Est del 1986 di­venta metafora della trasformazione di un Pa­e­se. Scrittura sobria e densa, capace di restituire la complessità di un passaggio storico.

Paul Lynch – Il canto del profeta (66th­­a­nd­2nd)
Un’Irlanda di­stopica, travolta da un regime autoritario e da una guerra civile. La vicenda di Eilish, madre e icona di resistenza, diventa un monito sulla fragilità della democrazia.

Alia Trabucco Ze­rán – Pulita (Sur)
La voce di Estela, domestica cilena, svela le dinamiche invisibili di potere e classe. Un romanzo di tensione crescente che trasforma la routine in un dramma sociale universale.

Sandro Vero­nesi – Set­tembre nero (La nave di Teseo)
L’estate del 1972, l’adolescenza, la sco­­­perta del­l’amore e il crollo dell’innocenza. Veronesi firma un romanzo sulla perdita e la resilienza, nel solco dei suoi protagonisti più amati.