Supercondominio è tornato con una settima edizione che ha messo al centro il dialogo tra spazi indipendenti italiani ed europei e il loro rapporto con il pubblico. Incontri, presentazioni e una performance partecipativa hanno animato il borgo di Dogliani, trasformandolo in un luogo di confronto sulle forme di educazione e di arte nello spazio pubblico.
Supercondominio, l’assemblea annuale degli spazi indipendenti europei dedicati alla produzione e promozione dell’arte contemporanea, è andata in scena lo scorso fine settimana. Per due giorni il paese delle Langhe si è trasformato in un laboratorio aperto, in cui artisti, curatori e operatori culturali hanno condiviso pratiche, esperienze e metodologie educative, in un dialogo serrato con il pubblico. L’iniziativa è parte di Radis, il progetto di arte nello spazio pubblico ideato e promosso dalla Fondazione per l’arte moderna e contemporanea Crt, in collaborazione con Fondazione Crc.
Sabato mattina, al Teatro della chiesa Sacra Famiglia, ogni spazio invitato ha presentato il proprio lavoro, alternando racconti, immagini e riflessioni. Non una semplice conferenza, ma un vero incontro di comunità. La giornata si è chiusa con U., la performance di Cleo Fariselli: un rito intimo e tattile, a cui hanno potuto partecipare piccoli gruppi di sei persone alla volta, ospitati nella sagrestia della chiesa. Qui le sculture dell’artista sono state passate di mano in mano, trasformando i partecipanti in custodi temporanei delle opere, in un gesto che ribalta il consueto rapporto tra spettatore e museo.
Domenica mattina, nella biblioteca civica Luigi Einaudi, l’artista Elena Mazzi ha guidato il pubblico in un percorso attraverso i suoi lavori dedicati allo spazio pubblico e alla partecipazione. Il weekend si è concluso con la tavola rotonda nella sala del consiglio comunale, dove le riflessioni emerse sono state condivise collettivamente, in un momento di apertura alla cittadinanza.
Matteo Mottin fa il punto sull’edizione appena conclusa.
Come nasce Supercondominio e qual è la sua missione?
«Supercondominio è nato nel 2018 al Castello di Rivoli per iniziativa di Carolyn Christov-Bakargiev, allora direttrice del museo, insieme alle curatrici Laura Lecce e Caterina Molteni. L’idea era quella di creare un’assemblea di spazi indipendenti italiani per favorire conoscenza reciproca e sinergie. Negli anni il progetto si è evoluto, aprendosi anche a realtà europee e diventando parte del public program di Radis».
Che cosa ha caratterizzato l’edizione di quest’anno?
«Il passaggio a Dogliani ha rappresentato un momento di radicamento importante. Abbiamo voluto dare un tema a ogni edizione: dopo le residenze d’artista nel 2024, quest’anno ci siamo concentrati su educazione e arte nello spazio pubblico. Le realtà invitate sono state selezionate per la loro capacità di lavorare in questi ambiti. Dogliani ci ha offerto un contesto speciale: le sue colline e le piazze hanno reso possibile un incontro non solo professionale, ma anche umano».
Che tipo di risultati genera un incontro come questo?
«Il valore principale non è tanto arrivare a una conclusione formale nei dibattiti, ma creare relazioni. Ciò che conta è che due curatori, due artisti, due realtà che magari si conoscevano solo online si incontrino di persona, parlino davanti a un caffè, decidano di collaborare. Da queste connessioni nascono mostre, progetti, nuove comunità di pubblico».
La performance di Cleo Fariselli è stata uno dei momenti più attesi: perché la scelta di un momento non fotografabile?
«Cleo lavora da anni su rituali intimi e partecipativi. In U. i partecipanti tengono in mano le sculture, diventano parte dell’opera. Fotografare avrebbe spezzato questa sospensione: l’artista voleva che restasse un’esperienza unica, affidata solo alla memoria di chi c’era».
C’è un legame con l’opera di Petrit Halilaj che sarà inaugurata a ottobre?
«Sì, abbiamo costruito la programmazione ispirandoci alla sua opera, che è una casa aperta, un luogo di accoglienza e memoria. Mantiene il ricordo di una scuola e diventa un invito a entrare, a guardare, a incontrarsi. Abbiamo scelto spazi e progetti che, in modi diversi, si interrogano su cosa significhi oggi fare arte pubblica: non più il monumento al centro della piazza, ma un gesto di relazione, uno scambio di sguardi, un sapere condiviso».
Dogliani ha così ospitato un momento di costruzione di comunità. Supercondominio7 ha lasciato dietro di sé la traccia di un’esperienza vissuta collettivamente, che continuerà a germogliare nelle collaborazioni future e troverà una nuova tappa simbolica nell’inaugurazione dell’opera di Petrit Halilaj, il prossimo 5 ottobre nella borgata Valdibà.


|
|







