L’ex Cuneo Giorgio Conrotto tocca quota 600: “Voglio giocare fino a 40 anni”

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Sono 600, anzi, 601 le presenze di Giorgio Conrotto nelle prime squadre tra tutti i campionati, senza considerare gare di playoff, playout e poule scudetto.

Il difensore, ex capitano del Cuneo, ha festeggiato questo straordinario traguardo vestendo la maglia del Chisola la scorsa domenica nella gara vinta 2-0 contro il Saluzzo. Il dato è poi già stato aggiornato, appunto, a 601, perché il classe 1987 è poi sceso in campo, mercoledì 15, nella sfida persa dai vinovesi per 2-1 a Lavagna.

Resta l’emozione per un traguardo unico, che porta con sé il ricordo di tante domenica passate sui campi di calcio. Le abbiamo volute rivivere in questa breve intervista, in cui non si poteva non parlare anche di Cuneo.

Giorgio, 600 presenze. Che effetto fa?
È un effetto strano, perché di base vuol dire che sto invecchiando (ride, nda). D’altro canto, però, vuol dire anche che sono stato sempre bene, perché altrimenti non sarei potuto arrivare qui, e per questo devo dire grazie.

Riavvolgiamo il nastro: te la ricordi la prima?
Non la ricordo in questo momento, ho un vuoto, ma so che era il 2004/2005. Ero al Giaveno, squadra neopromossa, ed ero arrivato lì dagli Allievi del Chieri in estate con l’obiettivo di giocare nella Juniores nazionale. Sin dall’estate, però, il mister iniziò a usarmi come terzino, sia destro che sinistro, e sono entrato stabilmente in prima squadra. Come andò? La prima va sempre bene, perché hai l’adrenalina a mille (ride, nda). Ebbi la fortuna di avere dei “vecchi” che mi diedero una grossa mano e che mi permisero di iniziare questo lungo percorso.

Le partite che ricordi con più affetto?
Difficile sceglierne 2-3, perché tante mi hanno lasciato qualcosa, sia quelle degli anni vincenti di Cuneo, sia quelle che per una sconfitta, un pareggio o un palo non mi hanno fatto vincere un campionato o mi hanno fatto retrocedere.

Parlando di compagni, ne hai avuti tanti di altissimo livello. Dovessi sceglierne alcuni da citare?
Come per le partite, è durissima. Come compagni mi viene in mente Carlos França, che ha segnato valanghe di gol, ma in generale devo dire di aver avuto la fortuna di essermi allenato e aver giocato con tanti giocatori veramente forti. Alcuni di questi sono qui con me ancora oggi, sono giovani e credo che faranno tanta strada.

França compagno ai tempi degli anni “ruggenti” di Cuneo. Che ricordo hai di quel periodo?
Quello con Cuneo per me è un legame particolare. Sono stato da dio e non sarei mai andato via, ma la situazione che si era creata per tante ragioni era insostenibile per me e purtroppo le sensazioni che avevamo avuto in tanti all’inizio si sono poi rivelate fondate e hanno portato a quello che è stato. Quelli prima, invece, sono stati anni importanti, vissuti anche da capitano. L’unico rammarico, dopo aver vinto, fu la retrocessione dalla Serie C, perché la squadra era molto forte. Cuneo, comunque, resta per me sempre nel cuore. Ci sono tornato per l’inaugurazione del museo, sento ancora alcuni miei ex compagni e alcune persone del “vecchio” Cuneo.

Guardiamo avanti. Il tuo prossimo obiettivo?
Vorrei continuare e arrivare a 40 anni. Questo era il mio obiettivo da tempo, poi ovviamente dipende da fattori fisici e dalla volontà delle società che devono vedere in me ancora un giocatore utile. Poi ho il patentino da allenatore da sette anni, dai tempi del Cuneo, e voglio capire se questa sarà la mia strada. Mi vedo comunque nel calcio, da allenatore o dirigente, ma per capire se sarà la cosa giusta dovrò provare ed eventualmente sbagliare per rendermene conto.