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Bruno Quaranta e Mario Renosio al castello di Cisterna

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“Nella tua breve esistenza c’è stato tanto ardore, tanto lavoro, tanta gioia, da farla più ricca e felice di tante altre lunghissime vite: e non c’è stato in essa nulla di laido, imperfetto, malsicuro. È stata tutta luce: parabola breve, dall’intensità luminosissima. E penso che tu non vorresti che ti si piangesse, ma si considerasse la tua vita un capolavoro e un esempio”. Così Ada, la moglie, ne scrive a circa un anno dalla sua scomparsa. Poche parole rispetto a tutto ciò che è riuscire a realizzare nella sua brevissima vita Piero Gobetti, un ragazzo eccezionale. Sabato 9 marzo 2024 al Castello di Cisterna, se n’è discusso con Bruno Quaranta che ha presentato “Le nevi di Gobetti” (Passigli editore) con Mario Renosio. L’incontro è stato organizzato, per il 79° Anniversario della Battaglia di Cisterna e S. Stefano R., dal Polo Citt. per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano, Museo e Comune di Cisterna con Fra Spa, Israt, Ass. “F. Casetta”, Lib. “Il Pellicano” e Aimc di Asti. Il saggio, come ha sottolineato Renosio, ricorda questo giovane liberale la cui figura, purtroppo, non è ancora valorizzata come dovrebbe essere. Il libro è la sua biografia particolare a partire dal viaggio che compie nella “botte di vetro”, la carrozza che lo conduce a Porta Nuova dalla quale partirà per Parigi. Un viaggio senza ritorno ma, attraversando con malinconia le strade di una Torino sommersa dalla neve, ripercorre tutta la sua esistenza: gli entusiasmi, gli incontri, le amicizie, la famiglia, l’amore ma anche i pestaggi squadristi. Pochi giorni dopo il suo arrivo, morirà con il cuore devastato, una situazione molto probabilmente aggravata proprio dall’ultima imboscata (dodici squadristi contro lui solo, attorniati da una folla indifferente). Per Bruno Quaranta, l’interesse per Gobetti parte da molto lontano, dal 1976 in occasione del 50° anniversario della morte. Si tratta di un libro che mancava perché, a oggi, non è ancora stata realizzata la sua biografia. Guglielmo Alberti lo aveva definito il “resistente n° 1”. In effetti, prima ancora che tutto avesse inizio, Gobetti aveva individuato i rischi del fascismo prevedendo la sua durata ventennale e considerandolo la biografia di una nazione. Non solo, dai 18 anni, fondò tre riviste – cui collaborarono illustri uomini di cultura – e una casa editrice. Per questo e per moltissimi altri motivi, Piero Gobetti è una figura di intellettuale a tutto tondo, ancora oggi capace di parlare a noi che abitiamo il presente.