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«Lo sport fa crescere e quello paralimpico non crea differenza»

Daniele Cassioli, campione di sci nautico e non vedente dalla nascita, è stato a Saluzzo

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Campione di Sci Nau­tico (28 ori mondiali, 27 europei e 45 italiani), formatore, conduttore televisivo, TEDx Speaker, scrittore e presidente della Real Eyes Sport. Non vedente dalla nascita, con un’energia che si fa fatica a raccontare. Questo è Da­niele Cassioli.

Lei è stato ospite al Centro di Aiuto alla Vita di Saluzzo di “Insegna al cuore a vedere – il bello è oltre la superficie delle cose”, venerdì scorso.
«Evento bellissimo, perché è bello che le comunità si avvicinino. L’Italia è un paese che può ancora fare tanto sotto l’aspetto sociale. Ho condiviso e raccontato la mia storia, il mio percorso. Trovare quei punti che possano essere d’aiuto anche per gli altri. La mia è la vita di un uomo che non vede, un atleta di alto livello, che ha scritto e che ha fondato un’associazione. Lo sport è strumento educativo, per i giovani e per le famiglie. Recupera il piacere del dialogo. Tutto mi riporta alla gestione de “Il Vento Contro” (il suo primo romanzo autobiografico datato 2018, ndr). A prescindere che una persona sia o no disabile, può vivere momenti di vento contro ed è interessante capire come affrontarli».

Qual è la percezione che ha avuto venendo nel Cuneese?
«Sono molto legato a questo territorio e faccio da tempo belle attività con Paolo Girardo. Ho girato molte scuole cuneesi ed ho sempre trovato calore. Ho avuto risposte gratificanti, feedback di chi ha cambiato opinioni. Mi fa piacere che, magari, dopo l’incontro con me molti facciano un passo in più su tanti aspetti legati alla quotidianità».

Daniele Cassioli atleta è uno sprono un po’ come lo è oggi Jannik Sinner?

«La ringrazio per l’accostamento, sicuramente eccessivo! So­prattutto in periodi dove calciatori si muovono in base ai soldi, o ci sono personaggi sportivi non esattamente edificanti. Questo nostro campione del tennis, invece, è un ragazzo della porta accanto, fa capire alle famiglie che è importante far scegliere ai ra­gazzi qual è lo sport che hanno voglia di praticare. Quando sei uno sportivo di alto livello, quello che dici e che fai ha un peso specifico. Sinner lancia messaggi importanti e trasversali. Nel mio piccolo, cerco di farlo anch’io. Ho vinto tanto e mi gratifica, ma le mie medaglie moderne sono portare un bimbo non vedente a fare sport oppure avviare un progetto sportivo per persone con disabilità. Le mie medaglie vinte, devono essere di tutti».

I prossimi traguardi sportivi?
«Sono un po’ sul viale del tramonto, alle 8 meno un quarto della mia carriera… Quest’anno ci saranno gli Europei e deciderò se prenderne parte, ma cercherò di allenarmi. Con la Real Eyes Sport (associazione sportiva no profit che ha come mission la promozione dello sport per persone con disabilità, da lui fondata nel 2019, ndr) voglio e vogliamo crescere, coinvolgendo sempre più persone».

I punti forti di Real Eyes Sport?

«Comprendere che prima si è bambini e poi persone con disabilità. Le Paralimpiadi ci insegnano che, molto spesso, gli atleti vincitori sono diventati disabili e non lo sono nati. Chi nasce con disabilità è prima un malato, tra ospedale e riabilitazione. Lo sport ti può portare alle Paralimpiadi, ma è anche strumento d’inclusione, funziona come esperienza formativa. E noi facciamo esattamente questo. Formiamo l’atleta, la persona, a diventare responsabili, con l’amore per lo sport e il rispetto per l’avversario».

Qual è la barriera da superare?

«La prima barriera è sempre culturale. Fino a quando sarà accettabile che un ragazzino non faccia sport, a prescindere dalla sua condizione, il resto è complesso. Il problema è davvero di cultura. Dalle famiglie e dagli addetti ai lavori. Se non si consiglia lo sport, sarà tutto in salita. Lo sport paralimpico è cresciuto con potenza, grazie al lavoro del Cip e del presidente Luca Pancalli, grazie a chi ci ha sempre creduto. Quando ho iniziato a gareggiare, lo sport per atleti disabili era ai minimi storici. Oggi c’è ancora un milione di disabili a casa senza fare attività sportiva. Però la percezione verso lo sport paralimpico è cambiata e questo è un orgoglio».

E adesso?

«Voglio continuare ad allenarmi, ma quello che di buono ho fatto me lo posso godere in termini di risultati. Lo Sci Nautico è un amico e lo sarà sempre per me. Professionalmente sto im­parando molto, ho la Real Eyes Sport da portare avanti, ho fatto 10 anni il fisioterapista. Giro le aziende, faccio un sacco di robe interessanti, studio come formatore e lo faccio di lavoro. Sto studiando per diventare coach. Voglio portare il mio essere uomo di sport all’interno delle aziende, delle associazioni, delle scuole, per dare un valore aggiunto e per costruire am­bienti inclusivi».