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«L’intrattenimento e il giornalismo la stessa passione»

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Lo ricordiamo agli inizi come conduttore del telegiornale, un volto nuovo in un contesto istituzionale come può essere il tg della televisione più seguita, nella fascia oraria di maggiore ascolto. Poi, le frequenti apparizioni come ospite di trasmissioni di cosiddetto “intrattenimento”, dove Al­ber­to Matano mostra spontaneamente l’altra sua personalità, decisamente informale. Qui appare come un ideale compagno di feste, pronto alla battuta e protagonista irrefrenabile se c’è da cantare.

L’impressione, a vederla sul­lo schermo, è che sia una persona disinvolta e a suo agio in tv. Al tempo stesso, lei stesso si è spesso definito come molto riservato. Qual è la sua vera natura?

«Sono fatto così, sono un po’ sole e luna, chiaro e scuro. Mi definisco pragmatico perché sempre concreto nelle situazioni più complicate, poi ogni tanto la vena artistica – o semplicemente la distrazione – viene fuori all’improvviso. Sono aspetti che convivono con queste altre anime».

Ma in definitiva si sente più concreto – come il ruolo di cronista sembrerebbe richiedere – oppure più fantasioso come invece si addice a un buon conduttore?

«Resto in ogni caso con i piedi saldi per terra ma a volte perdo questa concretezza. Capita magari che quando mi fermo per fare rifornimento, invece della benzina metto il diesel e allora il motorino si blocca costringendomi a chiedere soccorsi. L’ordine della mia vita lavorativa quotidiana lascia spazio al disordine del fine settimana. A volte succede».

Quanto conta la passione per quello che fa?
«La passione è il motore di tutto, l’ostinazione però è ciò che ti porta alla meta. Servono entrambe le qualità per raggiungere l’obiettivo».

Ha sempre avuto le idee chiare su cosa volesse fare nella vita?
«Diventare giornalista era il mio sogno. Un amico mi regalò un adesivo del Tg1 e lo attaccai sul mio motorino. Era qualcosa che mi ricordava sempre dove volevo arrivare. Alla fine sono arrivato proprio a leggere il telegiornale, cioè quello che era esattamente il mio sogno».

Come è stato crescere in un ambiente provinciale?
«Sono nato al sud, a Catanzaro, e ho vissuto in provincia fino a 17 anni anche se ho sempre saputo che sarei andato via. La famiglia mi ha aiutato molto, mandandomi negli Usa proprio all’età di 17 anni e poi a Roma dai 18 in avanti. È stato lì che è cominciata la mia vera vita, da quando ho potuto “autodeterminarmi”, nel bene e nel male. Non era semplice affrontare il viaggio, ma i risultati di questa esperienza fuori casa li ritrovo ogni giorno. I miei sapevano che era quello il comportamento giusto, mi hanno supportato così come i miei due fratelli, sono stati genitori illuminati per noi».

Il bilancio fin qui del suo percorso?
«Alti e bassi, nella vita ci sono porte che si aprono e altre che si chiudono. Però questa passione per la quotidianità, l’attenzione a quello che faccio per le persone, per gli esseri umani, mi ha sempre aiutato. Sono stati gli incontri con alcune persone che hanno fatto la differenza. Ho sempre trovato qualcuno da guardare negli occhi per dire o farmi dire che cosa fosse bene per me».

Ha avuto due genitori molto presenti, con personalità mol­to forti: è così?
«Papà è stato biologo, mam­ma una donna in carriera, una politica di ca­rattere. Lo ha fatto in un’epoca in cui faceva discutere che una donna fosse protagonista, però lei si è sempre battuta anche per le altre donne. Mi ha consegnato tanti insegnamenti. Non so se sono stato sempre alla sua altezza. Il rovescio della medaglia era rappresentato dall’essere figlio di genitori noti in una piccola città. Qualche problemino l’ho avuto, a un certo punto senti il bisogno di affermarti come Alberto, non come “il figlio di”. Ma poi la mia strada l’ho trovata e ora lei è diventata “la mamma di”».

Il figlio è diventato più famoso.
«Famoso, sì. Ma quella sua passione non so se l’ho eguagliata, mia madre ha sempre avuto un forte senso civico, io ho vissuto le mie passioni senza un risvolto così importante. Lei resta inarrivabile».

E la provincia che ruolo ha avuto nella sua crescita?
«Non saprei ma da ragazzino mi dicevo sempre: ma perché non sono nato a Milano oppure a Roma? Molte cose sarebbero state più facili. Alla fine dico che è stata una grande risorsa, perché ha rappresentato un po’ il motore per fare grandi cose».

Si sente più giornalista o intrattenitore?
«Resto un giornalista. Ma sono anche quello che, se c’è bisogno, sa cantare. Mi sento a mio agio in entrambi i casi».

Nel futuro c’è la conduzione di un programma su misura per lei? Magari in prima serata?
«Mi piacerebbe. Immagino un programma all’insegna dell’intrattenimento e dell’evasione, ma anche con un po’ di sostanza. Penso insomma a qualcosa che in Italia ancora non c’è. La gente per essere rassicurata tende a mettere tutto dentro una categoria, cosa che ha segnato da sempre la mia vita, dall’orientamento sessuale alle scelte professionali, ma io la vedo così».

Come è stato il passaggio dal telegiornale alla “Vita in diretta”?
«Dico la verità: quando mi hanno offerto il programma non volevo neanche farlo, ci ho messo due settimane prima di accettare. Ma ringrazio alcuni amici veri che mi hanno fatto capire quanto fosse importante questa scelta. Devo dire che hanno avuto ragione».

I suoi hanno vissuto in prima persona l’attività politica: ha mai pensato di entrare anche lei in quel mondo?
«Qualche anno fa circolava voce della mia candidatura a presidente della Regione Calabria, ma alla fine non se n’è fatto nulla. Non avrei comunque accettato l’eventuale proposta, perché ormai la mia vita è a Roma e mi sarei trovato fuori contesto».

L’estate scorsa il suo matrimonio con Riccardo Mannino: come è cambiata dopo quel giorno la sua vita?
«È qualcosa che mi ha dato veramente tanto nella quotidianità e devo dire che la cosa capace di stupirmi in assoluto più di tutte è stato l’affetto della gente, non me l’aspettavo».

CHI È

Cinquantenne – nato a Catanzaro il 9 settembre 1972 – è giornalista, conduttore e autore televisivo sui canali Rai. La scorsa estate è convolato a nozze con Riccardo Mannino, avvocato romano, cassazionista. A celebrare l’unione civile, la storica amica del giornalista Mara Venier

COSA HA FATTO

Ai tempi dell’università comincia a collaborare per il quotidiano Avvenire e sullo schermo debutta grazie a Bloomberg Tv. In Rai parte al Giornale Radio seguendo gli avvenimenti della politica, in seguito risponde alla chiamata di Gianni Riotta e approda al Tg1 che condurrà per sei anni

COSA FA

È il volto di “La vita in diretta”, il rotocalco Rai del pomeriggio. Tra il 2019 e il 2020 ha affiancato Lorella Cuccarini per poi assumere la conduzione in solitaria dopo il difficile periodo dei lockdown.
Diventa anche capo autore della trasmissione e nel frattempo
appare nel cast di “Ballando con le stelle” con il ruolo di opinionista. Ha scritto “Innocenti”, libro tratto da un altro programma Rai